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Discussione: L'Angolo del Cinefilo - 2010

  1. #2161
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    Riferimento: CINEQUIZ - L'Angolo del Cinefilo

    2)Il cacciatore


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  3. #2162
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    Riferimento: CINEQUIZ - L'Angolo del Cinefilo

    a tutti
    ovviamente bravissimo il nostro super cinefilo Strider e Keyser della bella manche...ma tu pensa che proprio ieri sera io e Atlas stavamo per vedere Dogville ma poi abbiamo optato per altro ...
    va bhe per la nuova dico
    The Aviator


  4. #2163
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    Buona sera

    3)Nella valle di Elah

  5. #2164
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    Riferimento: CINEQUIZ - L'Angolo del Cinefilo

    Buonasera a tutti

    Tanti tanti complimenti a Strider.... Ieri sera quando ho visto il tuo tentativo ho capito subito che lo avevi preso ...e mi sono morsicata le mani, i gomiti e quant'altro ...perchè Dogville è un film che mi piace davvero tanto e che ho visto più volte...

    Per quanto io abbia grossi problemi a tollerare lo sprezzante dogmatismo del signor Von Trier , non posso non riconoscere il grande valore di molti dei suoi film, che ho visto quasi tutti più volte. Dogville resta, a mio avviso, il suo capolavoro (che si distingue soprattutto grazie alla geniale e metaforica totale mancanza di scenografia), seguito da Breaking the waves...

    Davvero tanti complimenti a Keyser per avere congegnato un bellissimo Mr. X con indizi assolutamente calzanti al personaggio e contemporaneamente molto difficili da mettere a fuoco...

    Detto questo, passo a concentrarmi sul nuovo rompicapo di Strider...

    1) Qualcuno volò sul nido del cuculo

  6. #2165
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    Riferimento: CINEQUIZ - L'Angolo del Cinefilo

    4)Il Padrino


  7. #2166
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    Riferimento: CINEQUIZ - L'Angolo del Cinefilo

    Jack

    2) La leggenda del pianista sull'oceano

  8. #2167
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    Riferimento: CINEQUIZ - L'Angolo del Cinefilo

    buonasera

    Citazione Originariamente scritto da Persephone Vedi messaggio
    Per quanto io abbia grossi problemi a tollerare lo sprezzante dogmatismo del signor Von Trier , non posso non riconoscere il grande valore di molti dei suoi film
    concordo Ari

    spesso il suo manierismo diventa vacuo, autoreferenziale e programmatico

    ad esempio non mi è piaciuto l'ultimo "Antichrist" nel quale certe cadute truculente cercano di sopperire alle carenze di sceneggiatura per un film squilibrato che si arrotola su se stesso

    penso che "Dogville" sia il suo film più riuscito, il miglior compromesso tra la "tirannia" del "Dogma" e le esigenze narrative che il Cinema deve comunque garantire, per definirsi tale

    come ho detto prima avevo scritto una (lunga) recensione di "Dogville" per il CIAK nel lontano 2007 e la riporto pari pari qui, per chi fosse interessato a saperne di più sul film, che io comunque vi consiglio

    come al solito occhio alle rivelazioni sul finale che metto sotto SPOILER

     

    ”immagineDogville
    Danimarca 2003, 178' (versione cinematografica italiana 138') - Drammatico

    Regia: Lars Von Trier
    Cast: Nicole Kidman, Paul Bettany, Chloë Sevigny, Patricia Clarkson, Lauren Bacall, Ben Gazzara, James Caan, Stellan Skarsgård, Siobhan Fallon, Philip Baker Hall, John Hurt (Narratore)
    Produzione: Zentropa Entertainments
    Distribuzione: Trust Film Sales, Lions Gate Films
    Data di uscita: 7 Novembre 2003

    Trama:

    Negli anni ‘30, durante la grande depressione, Grace, giovane fuggiasca bella e misteriosa, giunge a Dogville, piccolo e isolato paese sulle montagne Rocciose. Con l’aiuto del giovane Tom, invaghitosi di lei, Grace viene accettata, dopo molte reticenze, dalla piccola e bigotta comunità. Ma quando si scopre che la donna, in evidente fuga da qualcosa, è ricercata, le cose cambiano radicalmente.Gli abitanti di Dogville iniziano un terribile e morboso “gioco” di umiliazione fisica e sfruttamento sessuale nei confronti di Grace, in cambio del loro silenzio. Ma la tenera Grace non è così debole come potrebbe apparire e nasconde un oscuro passato.

    Recensione:

    Il cinema di Lars von Trier: o lo si ama o lo si odia, abusando di un motto più che mai abusato. In effetti il regista danese non si è mai distinto per simpatia ed affabilità, ed ha sempre mantenuto posizioni estreme, spesso integraliste, da intellettuale scomodo e narcisista. Una sua celebre frase “Un film deve essere come un sassolino in una scarpa”, basta ed avanza a chiarire certi aspetti della sua personalità.

    Fin dalla creazione del suo “Dogma 95”, un decalogo di rigide regole per ottenere un cinema assolutamente spartano, libero da effetti speciali e da espedienti tecnici quali luci, musica e scenografia, von Trier dimostrò una personalità singolare ed integralista. A questo suo intento “purificatore” aderirono diversi registi danesi e sono circa 40 i film ritenuti confacenti al movimento “Dogma 95”. Al di là del fatto che lo stesso von Trier ha violato vari punti del Dogma in diverse occasioni (anche con “Dogville”), penso che un obiettivo estetico così alto e ambizioso sia quanto meno degno di curiosità e di attenzione.

    E proprio con questo spirito che mi sono avvicinato al suo cinema anni fa, in particolare dopo aver visto il tanto acclamato “Dancer in the dark”, che è sicuramente un buon film con tanti spunti di riflessione, ma non il capolavoro che molti millantano. Personalmente preferisco questo “Dogville”, nonostante la sua pretenziosità e la sua particolare struttura scenico narrativa, che lo rende alquanto ostico e “indigesto” per il grande pubblico.

    Primo film di una trilogia dedicata agli Stati Uniti (ma che più anti-americana non si può), “Dogville” è un impietoso apologo sulla meschinità e sulla cattiveria umana. Come Kubrick, anche von Trier è assolutamente pessimista in merito alla natura umana, non ha nessuna fiducia nell’uomo e lo dimostra chiaramente nei suoi film, dove il confine tra bene e male è sempre estremamente labile, e dove la “catarsi” è quasi sempre o una spietata vendetta o una solenne ingiustizia.

    Homo homini lupus” sarebbe una frase adatta a riassumere questo film!

    Diviso in un prologo e nove capitoli, e con chiare influenze brechtiane, “Dogville” ha una struttura teatrale, nel senso che tutta la vicenda si svolge su una piattaforma dove gli elementi scenici (case, alberi, muri) sono stati rimossi e sostituiti da linee bianche disegnate su un pavimento scuro. Persino il cane, Mosè, è una inquietante sagoma disegnata a terra, simile a quelle tracciate dalla polizia scientifica sul luogo di un delitto. La via principale di Dogville si chiama Elm Street, ma non vi è traccia di olmi! E in questo totale minimalismo scenico e ambientale noi vediamo gli attori muoversi e interagire con cose che non esistono: così li vediamo aprire o chiudere porte che non ci sono, scavalcare ostacoli invisibili e sentiamo persino abbaiare il cane, che però non si vede mai….o meglio quasi mai!

    Tutto viene lasciato alla nostra totale immaginazione e le riprese a volte fatte dall’alto (forse le uniche senza l’ausilio della camera a mano), ci danno la sensazione di una specie di grande Monopoli su cui si muovono le varie pedine, i personaggi, e si svolgono le vicende, scandite dalla voce fredda e distaccata di un narratore.

    Dopo un impatto iniziale un po’ ostico, ci si abitua presto a questa singolare messa in scena e, quando la storia inizia a decollare, non ci si fa più caso (almeno per me è stato così). Però il ritmo è a tratti lento, specie nella prima fase; il film è tutto fatto di dialoghi, ma lo spessore e l’ambiguità di alcuni personaggi, come Grace (una Nicole Kidman al suo top espressivo e recitativo) o Tom (Paul Bettany), rendono quasi sempre la cosa “digeribile”. Impreziosito dalla presenza di altri grandissimi attori come Lauren Bacall, James Caan e Ben Gazzara, il film riesce presto a decollare e finisce per catturare tutta la nostra attenzione.

    Nicole Kidman, nella sua migliore interpretazione in assoluto, tratteggia il ritratto di una ragazza, Grace, che appare tenera, smarrita, bisognosa di protezione, ma con un fondo di garbata malizia che traspare dalla sua bellezza algida e sofisticata. Eppure, fin dall’inizio, intuiamo che c’è qualcosa che non quadra e che Grace ha un lato oscuro da nascondere da cui sta fuggendo. Grace significa “grazia”, ed alcuni hanno voluto leggere un significato religioso in questo: lei è la grazia mandata in questo remoto angolo di mondo per risvegliare le coscienze abbrutite da anni di gretto isolamento e di banale conformismo.

    Il personaggio interpretato dall’ottimo Paul Bettany, Tom Edison, è probabilmente quello più ambiguo e complesso della vicenda. Tom è l’unico a Dogville a possedere una certa cultura di base, crede di essere uno scrittore e un pensatore, ma da anni non riesce a buttar giù una riga decente. Tom è fondamentalmente un insicuro, che nasconde le proprie debolezze dietro dei modi gentili goffi ed un sofismo pedante. E’ evidente che Tom rimane subito sessualmente turbato da Grace, come è altresì evidente che difficilmente riuscirà a farsi avanti, ma sarà, suo malgrado, "costretto" ad un rapporto patetico e morboso di falsa amicizia. In nome di questa passione, Tom farà di tutto per convincere gli abitanti di Dogville ad accogliere la bella fuggiasca vincendo la loro naturale e istintiva diffidenza, che nasce dalla becera ignoranza, ovvero “paura” del diverso o dello “straniero”. Ed egli otterrà due settimane di prova per la bella Grace, una sorta di esame di ammissione in questo piccolo microcosmo regolato da antiche consuetudini di falsità ed ipocrisia.

    Dogville è un paese immaginario, è l’idea che Lars von Trier ha dell’America: un posto apparentemente tranquillo dove tutti lavorano e vivono felici, ma si tratta solo di una facciata di circostanza. Dietro ad un moralismo ipocrita e bigotto, si nascondono infatti le peggiori pulsioni dell’essere umano: invidia, cattiveria, egoismo, prevaricazione, violenza. La “forza” di Dogville è quella del branco, la forza vigliacca ed infida dei molti contro i pochi. Infatti, presi singolarmente, durante il girovagare di Grace di casa in casa nelle fatidiche due settimane, i suoi abitanti appaiono persone “normali”, magari persino capaci di tenerezza e di affetto. Ma Dogville è anche un simbolo dei mali del mondo, del razzismo, dell’insofferenza e del timore verso coloro che non conosciamo e che ci appaiono diversi. Dogville è la cieca e feroce invidia verso ciò che non riusciamo a comprendere e che ci fa sentire inferiori.

    Ma anche il male più strisciante ed abbietto ha bisogno di una qualche parvenza di "giustificazione" morale per emergere appieno, e Grace non ne fornirà mai una “eticamente tollerabile”, almeno non nel primo periodo di permanenza nel piccolo paese. La giovane donna riuscirà, almeno superficialmente, a conquistare buona parte della cittadinanza: si rimetterà in gioco, compiendo anche lavori fisici e faticosi, ponendo le sue “mani alabastrine” al servizio della comunità. E Dogville sembrerà accetterla, per la gioia di Tom, seppure con qualche velata remora.

    Il rapporto tra Tom e Grace è tutto giocato sul filo dell’ambiguo e del non detto: col tempo anche lei prova qualcosa per lui (non è ben chiaro se sia attrazione o riconoscenza, o forse entrambe le cose), ma l’incapacità di Tom di “essere uomo” e di farsi avanti spinge la situazione verso baratri pericolosi.

    Il film entra nella sua fase più oscura e violenta, quando un tutore della legge porta nel piccolo paese la notizia che Grace è ricercata. Questo sarà il “casus belli”, l’alibi morale che Dogville aspettava per “divorare” la bella Grace. Il labile confine tra bene e male si sposta rapidamente, adesso Dogville imporrà delle severe ed umilianti condizioni per mantenere il silenzio e nascondere la fuggiasca fuorilegge tra le sua case senza porte né pareti. Ecco che cade di colpo la maschera dell’ipocrisia e la cittadina rivela il suo vero volto misero e crudele.

    Le umiliazioni che Grace dovrà subire saranno sempre peggiori e sempre più tremende: sarà offesa e derisa, maltrattata e violentata da tutti gli uomini della città. Tutti tranne Tom, ovviamente, e non perché questi sia migliore degli altri o perché ne provi disgusto, ma "semplicemente" perché non ha il coraggio di farlo. Incredibile la scena di Grace che viene stuprata all’interno di una casa, che però è senza pareti e quindi noi vediamo ogni cosa, mentre la vita, “al di fuori”, continua a scorrere come se nulla fosse.

    Le dinamiche della violenza sono ormai dispiegate e la comunitá ha gioco libero. Tremenda è la violenza della perfida e invidiosa Vera (la brava Patricia Clarkson) che, dopo aver ingiustamente accusato Grace di aver adescato suo marito (mentre sa bene che è stato suo marito a violentare Grace) la punisce distruggendo una ad una le statuine di porcellana che era riuscita a comprare con i pochi proventi del suo lavoro. Quelle statuine che per Grace erano il simbolo della sua relazione con Dogville. La cultura greca, della quale Vera è innamorata, è qui utilizzata solo per esasperare la crudeltà: se Grace si dimostra abbastanza stoica da non piangere mentre lei distrugge le statuine, Vera promette di risparmiare quella successiva. Naturalmente le lacrime scendono copiose dagli occhi di Grace e la violenza dell’invidia, a lungo covata, è libera di compiersi.

    Grace sarà trattata come un animale, legata ad una catena per impedirle la fuga e mantenuta in vita solo per continuare il suo ruolo di oggetto sessuale per i brutali uomini di Dogville. A un certo punto il narratore dice al riguardo: “chi la prendeva, al massimo veniva colto da quel leggero imbarazzo che può provare un mandriano quando si approfitta di una mucca in montagna.“

    Si arriva così all’ancora più terribile epilogo, dove la violenza si fa quasi insostenibile, sebbene mai esplicitamente mostrata:

    ATTENZIONE! NON LEGGERE SE NON SI VUOL CONOSCERE IL FINALE DEL FILM !!!
     

    Tom ha scoperto che Grace è la figlia di un potente gangster ed è giunta a Dogville per fuggire da quella vita di sangue e di violenza. Vista la bruttissima piega presa dalla situazione, Tom, per salvaguardare se stesso, il suo patetico senso morale ed il suo “futuro” di scrittore, decide, in accordo con i compaesani, di avvertire i gangster affinché portino via per sempre Grace e tutto il carico di tentazioni connesse. Ancora una volta è paradossale come i villici locali la incolpino di avere scatenato la cattiveria che covava sotto la cenere di Dogville.

    I gangster arrivano, dopo 5 lunghi giorni di attesa, e la vendetta di Grace sarà tremenda e spietata. Dopo un drammatico e lucido dialogo con suo padre, il boss (il grande James Caan), Grace “suggerisce” di uccidere tutti gli abitanti di Dogville e di bruciare tutte le case!

    Improvvisamente il film prende la piega del classico “Rape & Revenge”, solo che il “cambiamento” di Grace è ben più sottile e inquietante: non è frutto di insensata disperazione o di impulsiva rabbia, ma è attentamente e scientemente meditato poichè discende da un razionale convincimento: la lucida convinzione che “il mondo sarebbe stato un posto di gran lunga migliore senza Dogville”.

    I gangster svolgono con perizia il loro sporco lavoro. Grace, impassibile, li lascia fare, ma con due eccezioni. Una riguarda Vera: ordina infatti che i suoi figli vengano uccisi uno per uno sotto gli occhi della madre; il gangster si fermerà solo se questa riuscirà a trattenere le lacrime. E anche stavolta il test di stoicismo ha esito negativo. L’altra eccezione riguarda, ovviamente, l’esecuzione di Tom, pateticamente implorante. “Ci sono cose che vanno fatte da soli !” dice Grace prima di freddarlo con un colpo di pistola alla testa.

    Con questo terribile finale da tragedia shakespeariana von Trier ci spiazza nuovamente e, con nefasto cinismo, sposta nuovamente più in là il confine bene-male: adesso non sappiamo più se provare pietà per Grace ed odio per Dogville o viceversa, o magari entrambe le cose insieme.

    Prima di lasciare per sempre Dogville, Grace decide di tenere in vita un solo muto testimone: il cane Mosè, che finalmente si materializza nell’ultima immagine del film saltando verso la macchina da presa ! Nella “città del cane”, sarà solo un cane ad essere graziato, come a dire che un cane è aggressivo per natura e può quindi essere perdonato, ma gli uomini che si comportano da “cani” sono imperdonabili.



    Partono così gli splendidi titoli di coda, che meritano un plauso ed una citazione a parte: dopo tanta oscura violenza e tanta miseria morale, Lars von Trier ci regala, sulle note della bellissima “Young Americans” di David Bowie, delle suggestive foto di un’altra faccia dell’America. Immagini sporche, disperate di un’America povera e derelitta, sguardi attoniti di misera gente impaurita e sofferente. Come a dire che il sogno americano, se davvero esiste, è roba da ricchi; per i perdenti, c’è solo un posto da spettatori.



    Un film sicuramente particolare e duro come un macigno, un film che fa riflettere, non per tutti, ma che mi sento di consigliare a coloro che intendono cimentarsi con un cinema diverso e fuori dagli schemi.

    Voto: 8,5

    Curiosità:

    - di fronte alle critiche di non poter parlare di un paese, gli Stati Uniti, dove non è mai stato, il regista Lars von Trier rispose che "anche gli americani non erano mai stati a Casablanca quando girarono l’omonimo film!”. Come dargli torto ?
    - Sempre von Trier disse di avere scritto “Dogville” pensando già a Nicole Kidman nel ruolo di Grace
    - La versione originale, presentata a Cannes durava 178’, mentre la versione circolante in Italia è stata accorciata di ben 40’. Personalmente ho visto solo la versione italiana.
    - Il seguito di “Dogville” è “Manderlay” uscito nel 2005, con Bryce Dallas Howard nel ruolo di Grace (al posto della Kidman) e William Dafoe nel ruolo del boss (al posto di James Caan). Affronta il delicato tema del razzismo ed ha lo stesso stile “teatrale” del predecessore, ma è nettamente inferiore! E poi la Howard, per quanto bravina, non è certamente la Kidman!
    - Il terzo conclusivo capitolo di questa trilogia, provocatoriamente chiamata “USA - Terra delle opportunità”, dovrebbe intitolarsi “Washington”.
    - In un’intervista Nicole Kidman ha dichiarato, a proposito di Lars von Trier: "avevo visto "Le onde del destino" e ho pensato che con un regista così sarei stata pronta a qualunque cosa". Però poi ha deciso di non fare “Manderlay” , avrà forse cambiato idea?
    - Alcuni rumors parlano di un ritorno di “fiamma” tra la Kidman e Lars von Trier per il terzo film della trilogia, “Washington”. Sembra però che il controverso regista voglia addirittura dividere il ruolo di Grace tra la Kidman e Bryce Dallas Howard. Vedremo come andrà a finire!



    bene....passando adesso al quiz, vi posto il secondo frame visto che nessuno ha indovinato per ora

    Frame N.2
    Immagine ridotta



    Vi ricordo che in questa edizione del CineQUIZ potete dare un massimo di 4 risposte (invece che 3) prima di un mio nuovo intervento

    Riepilogo Tentativi (10)
     

    Cocoon l'energia dell'universo
    Eyes wide shut
    Il cacciatore
    Il Padrino
    L'attimo fuggente
    La leggenda del pianista sull'oceano
    Nella valle di Elah
    Qualcuno volò sul nido del cuculo
    The Aviator
    The others


    Riepilogo Frame
     

    Immagine ridotta

    Immagine ridotta



    Riepilogo Indizi
     

    -----


    buona caccia!
    Ultima modifica di Strider; 18-03-10 alle 23: 33.
    "Per quel che mi riguarda Morricone è il mio compositore preferito e quando parlo di compositore non intendo quel ghetto che è la musica per il cinema ma sto parlando di Mozart, di Beethoven, di Schubert." (Quentin Tarantino)

  9. #2168
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    1) I Goonies

  10. #2169
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    Riferimento: CINEQUIZ - L'Angolo del Cinefilo

    Innanzitutto complimenti al Monster X alias Strider e un enorme a Key per questo bellissimo Mister X

    Citazione Originariamente scritto da roxyrad Vedi messaggio
    ..ma tu pensa che proprio ieri sera io e Atlas stavamo per vedere Dogville ma poi abbiamo optato per altro ...
    ... già ... abbiamo optato per un film che durasse meno ... Machan ... dai, bel film ... divertente ...
    Per il quiz dico

    Communion

  11. #2170
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    sera a tutti

    ah ma chi ha vinto? ah si Strider? capirai che novità, si vabbè, è bravino per carità, ma niente di nuovo sotto i ponti , che noia ... ... vi avevo detto che non si accettavano scommesse ...

     



    complimenti bravissimo!

    e che sei? il Mereghetti de Salerno per caso? ...

    beh ci si deve inchinare dinanzi alla tua bravura nel sintetizzare gli indizi e materializzarli come per incanto nel titolo esatto ...

    il Mister x la prossima volta lo chiameremo MisterfoX ...


    Dogville a dire la verità a suo tempo avevo iniziato a vederlo, ma dopo una mezzoretta di visione non c'è l'ho più fatta a resistere e da allora non l'ho mai più visto interamente, lo trovavo troppo lento, soporifero, noioso, con questa scenografia che più lo fa somigliare ad una rappresentazione teatrale che a un vero e proprio film, bah, forse non ero nella serata giusta diciamo ... ... ma il mio ovviamente è un giudizio totalmente inaffidabile non avendolo mai visto tutto
    sarà anche perchè il regista danese mi è sempre stato abbastanza indigesto, anche se devo riconoscere certe sue qualità, ma a volte forse un pochino troppo controverse, del resto pure lui mica tanto normale è ...
    dei suoi film ho apprezzato solamente Le Onde del Destino e Dancing in The Dark forse il meno dogmatico (capirai sto dogma poi ... , per certi versi ci starebbe anche ma con diversi ma) dei suoi film


    beh nonostante ciò i dovuti complimenti a Keyser per aver architettato questa avvincente manche di Mister X, ormai pure te sei sulla buona strada, ti manca solo un IIF con qualche gruppo di indizi diaboloco per entrare nella lista dei maledetti
    scherzo ovviamente, anzi un grazie per l'ottima manche e spero che i tuoi problemi di giornata si siano risolti ...

    per questa manche invece, visto che son tornate le porte ... ... provo con

    Tre Colori - Film Rosso


    notte a tutti


    edit: vi siete divertiti amici juventini stasera?
    Ultima modifica di prescy; 19-03-10 alle 01: 39.

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