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Discussione: L'Angolo del Cinefilo - 2017 (1° semestre)

  1. #211
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    2) Tutto può succedere - Something's Gotta Give - Frances McDormand

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    3) Constantine - Tilda Swinton

  4. #213
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    3) Something for Everyone - Angela Lansbury

  5. #214
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    4) Piccolo Buddha - Bridget Fonda

  6. #215
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    1) Todo modo - Mariangela Melato

  7. #216
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    5) The Mothman Prophecies - Voci dall'ombra - Laura Linney

  8. #217
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    2) Il fantasma della libertà - Adriana Asti

  9. #218
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    4) Pranzo di Natale - Sabine Azemà

  10. #219
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    signore e signori .... abbiamo chiuso


     


    saranno stati gli indizi ?

    il sesto senso ?

    la buona sorte ?

    o ... ?

     


    vince ...



     





    WRONGWAY









    wrong ha indovinato al 87° tentativo e quindi si porta a casa 35 punti per la classifica semestrale più la guida della prossima manche











    ed il film misterioso era ...

     


    Immagine ridotta


    Piccolo Buddha (Little Buddha, 1993) di Bernardo Bertolucci

    Si raccontano due storie in parallelo, una nel presente e una nel passato. La storia del piccolo Jesse, bambino americano di Seattle, con padre ingegnere edile e madre insegnante, che viene condotto in Tibet perché alcuni monaci buddisti venuti dal Bhutan ritengono che egli possa essere la reincarnazione di un loro maestro Lama, deceduto otto anni prima. La seconda storia è quella del principe Siddharta Gautama, vissuto 500 anni prima di Cristo e poi divenuto il Buddha originario, il “risvegliato”. Le due storie sono esposte in modo alternato e la seconda viene letta su un libro illustrato da alcuni personaggi della prima. Ambizioso e magniloquente film sul buddismo di Bertolucci, raccontato come una favola attraverso due linee narrative completamente diverse per stile, tono ed atmosfera. Due film in uno. Quello ambientato a Seattle guarda al cinema di Antonioni per concezione estetica: le immagini sono fredde, asettiche, i colori tenui, gli ambienti sobri trasudano un severo minimalismo. Il secondo film si ispira al cinema di De Mille ed è uno scintillante affresco di luci e di colori esultanti, che letteralmente esplodono dallo schermo, una soave composizione di figure plastiche, di corpi armoniosi che ci conducono in un’India ancestrale di mistico incanto. La contrapposizione estetica tra le due storie, egregiamente resa dalla straordinaria fotografia del grande Vittorio Storaro, simboleggia quella tra Oriente e Occidente, ovvero tra spiritualità e materialismo. Quest’opera non facile, ma indubbiamente meravigliosa, costituisce un unicum nella filmografia del grande regista italiano. E’, infatti, essenzialmente una soave fiaba “per bambini” vista attraverso gli occhi incantati di un bambino, il piccolo Jesse. Tutto va dunque letto in quest’ottica: la totale assenza di figure negative, di elementi di contrasto, di tormenti interiori, di tentazioni trasgressive e di pulsioni immorali. Nella prospettiva magica della fantasia infantile tutto è sogno, è mito, è poesia ed ogni forma di dolore viene trasfigurata in una dimensione spiritualmente più alta, uno stato di suprema illuminazione. Utilizzando questo simbolismo semplice, ma efficace, il regista intende illustrare il misticismo buddista, favorendone la comprensione ai profani. In questo stato di grazia e di incanto il film vola altissimo, specie nella storia di Siddharta, attraverso immagini di potente estro visionario, affreschi meravigliosi che ci rimandano ad una dimensione ascetica che attiene al meraviglioso. L’autore conferma il suo grande talento visivo, il suo alto senso dello spettacolo cinematografico e la sua grande abilità nel far recitare i bambini, traendone sempre il massimo risultato. Le notevoli esemplificazioni apportate al profondo messaggio della filosofia buddista, non impediscono la rappresentazione di due concetti basilari del pensiero del Buddha: quello della così detta “via di mezzo” (ovvero la ricerca di una dimensione spirituale posta tra la rinuncia ascetica e l’appagamento sensoriale) e quello della “impermanenza” , illustrata attraverso il sottile paragone con il castello di sabbia, difficile da edificare ma semplice da abbattere. L’ impermanenza è alla base del pensiero buddista ed è la metafora della stessa vita umana, fragile, fugace, fatta di polvere pronta a disperdersi al primo soffio di vento. A questo profondo concetto della cultura orientale, Bertolucci contrappone, nel segmento americano, il suo contrario: la supponente “permanenza” della nostra cultura materialista, raffigurata dai solidi grattacieli costruiti dal padre di Jesse, rigide strutture di cemento e di acciaio prive di anima, vani scheletri della decadenza occidentale. Una posizione indubbiamente manichea e superficiale nella sua totale intransigenza, ma conforme ad un punto di vista binario (il mondo è grigio oppure colorato), come è quello infantile. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico ci troviamo di fronte ad un vero capolavoro, per la fotografia sontuosa di Vittorio Storaro, il montaggio espressivo di Pietro Scalia, le scenografie imponenti di James Acheson e gli incredibili effetti speciali “artigianali” che guardano al grande cinema dei pionieri. Nel cast va data una menzione speciale per l'intenso Ying Ruocheng, nel ruolo di Lama Norbu, mentre Keanu Reeves ci offre una prova superiore ai suoi standard e risulta credibile nel ruolo iconico del principe Siddharta, il Buddha. Accanto a loro vanno citati il piccolo Alex Wiesendanger e poi Chris Isaak e Bridget Fonda. Incredibilmente incompreso dalla critica e snobbato dagli Oscar, è invece un film prezioso, importante e fieramente nobile nella sua calda serenità interiore. E’ un film "buddista", proprio come voleva il suo regista.


    ed ecco il frame non taroccato con Bridget Fonda:







    ed ecco la spiegazione dei gruppi

     


    GRUPPO 1 (ATTORE PROTAGONISTA)

    ovvero Keanu Reeves che qui interpreta nientepopodimeno che Siddhārtha Gautama ovvero il Buddha originario

    ed il nesso del gruppo era: aver interpretato un avvocato in carriera

    Reeves è stato il borioso avvocato Lomax ne L'avvocato del diavolo che è uno dei suoi ruoli più famosi in assoluto

    e tutti questi attori hanno interpretato un avvocato:

    Alberto Sordi (Buonanotte... avvocato!, L'ingorgo)
    Vittorio Gassman (L'arcangelo)
    Ugo Tognazzi (La bambolona)
    Vittorio De Sica (Il giudizio universale)
    Marcello Mastroianni (Che ora è?)
    Michael Douglas (Attrazione Fatale)
    Diego Abatantuono (La gente che sta bene)
    Sean Penn (Carlito’s Way)
    Martin Sheen (Prova a prendermi)


    ne sarebbero seguiti molti altri via via più chiarificatori vedi "Bob"Duvall, Carlo Delle Piane, Paul Newman, Pete Postlethwaite, Gregory Peck, Denzel Washington

    GRUPPO 2 (ATTRICE NON PROTAGONISTA)

    ovvero LA invisibile Bridget Fonda

    il nesso era: attori che hanno lavorato con lei


    Nicolas Cage (Può succedere anche a te)
    John Hurt (Frankenstein oltre le frontiere del tempo)
    Harvey Keitel (Nome in codice: Nina)


    e ne sarebbero seguiti molti altri





    that's all folks!





    un saluto circolare a tutti



    "In Italia io e Terence Hill semplicemente non esistiamo, nonostante la grande popolarità che abbiamo anche oggi tra i bambini e i più giovani. Non ci hanno mai dato un premio, non ci invitano neppure ai festival." (Bud Spencer)

  11. #220
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    Complimenti a wrongway e grazie a Stridy per il gioco

    Ero fuori strada perchè avevo associato gli attori italiani al premio David di Donatello....

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