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Discussione: Oscar 2015

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    Oscar 2015

    FILM D’ANIMAZIONE
    BIG HERO 6 – Don Hall, Chris Williams e Roy Conli
    BOXTROLLS – LE SCATOLE MAGICHE – Anthony Stacchi, Graham Annable e Travis Knight
    DRAGON TRAINER 2 – Dean DeBlois e Bonnie Arnold
    SONG OF THE SEA – Tomm Moore e Paul Young
    LA STORIA DELLA PRINCIPESSA SPLENDENTE – Isao Takahata and Yoshiaki Nishimura

    DOCUMENTARIO (LUNGOMETRAGGIO)
    CITIZENFOUR – Laura Poitras, Mathilde Bonnefoy and Dirk Wilutzky
    FINDING VIVIAN MAIER – John Maloof and Charlie Siskel
    LAST DAYS IN VIETNAM – Rory Kennedy and Keven McAlester
    IL SALE DELLA TERRA – Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado and David Rosier
    VIRUNGA Orlando von Einsiedel and Joanna Natasegara

    DOCUMENTARIO (CORTOMETRAGGIO)
    CRISIS HOTLINE: VETERANS PRESS 1 – Ellen Goosenberg Kent and Dana Perry
    JOANNA – Aneta Kopacz
    OUR CURSE – Tomasz Sliwinski and Maciej Slesicki
    THE REAPER (LA PARKA) – Gabriel Serra Arguello
    WHITE EARTH – J. Christian Jensen

    MONTAGGIO
    AMERICAN SNIPER – Joel Cox and Gary D. Roach
    BOYHOOD – Sandra Adair
    GRAND BUDAPEST HOTEL – Barney Pilling
    THE IMITATION GAME – William Goldenberg
    WHIPLASH – Tom Cross

    CANZONE ORIGINALE
    EVERYTHING IS AWESOME da THE LEGO MOVIE – musica e testi di Shawn Patterson
    GLORY da SELMA – musica e testi di John Stephens e Lonnie Lynn
    GRATEFUL da BEYOND THE LIGHTS – musica e testi di Diane Warren
    I’M NOT GONNA MISS YOU da GLEN CAMPBELL… I’LL BE ME – musica e testi di Glen Campbell e Julian Raymond
    LIST STARS da BEGIN AGAIN – musica e testi di Gregg Alexander e Danielle Brisebois

    SCENOGRAFIE
    GRAND BUDAPEST HOTEL – Production Design: Adam Stockhausen; Set Decoration: Anna Pinnock
    THE IMITATION GAME – Production Design: Maria Djurkovic; Set Decoration: Tatiana Macdonald
    INTERSTELLAR – Production Design: Nathan Crowley; Set Decoration: Gary Fettis
    INTO THE WOODS – Production Design: Dennis Gassner; Set Decoration: Anna Pinnock
    MR. TURNER – Production Design: Suzie Davies; Set Decoration: Charlotte Watts

    CORTOMETRAGGIO ANIMATO
    THE BIGGER PICTURE – Daisy Jacobs and Christopher Hees
    THE DAM KEEPER – Robert Kondo and Dice Tsutsumi
    FEAST – Patrick Osborne and Kristina Reed
    ME AND MY MOULTON – Torill Kove
    A SINGLE LIFE – Joris Oprins

    CORTOMETRAGGIO LIVE ACTION
    AYA – Oded Binnun and Mihal Brezis
    BOOGALOO AND GRAHAM – Michael Lennox and Ronan Blaney
    BUTTER LAMP (LA LAMPE AU BEURRE DE YAK) – Hu Wei and Julien Féret
    PARVANEH – Talkhon Hamzavi and Stefan Eichenberger
    THE PHONE CALL – Mat Kirkby and James Lucas

    MONTAGGIO DEL SUONO
    AMERICAN SNIPER – Alan Robert Murray and Bub Asman
    BIRDMAN Martín Hernández and Aaron Glascock
    LO HOBBIT: LA BATTAGLIA DELLE CINQUE ARMATE – Brent Burge and Jason Canovas
    INTERSTELLAR – Richard King
    UNBROKEN – Becky Sullivan and Andrew DeCristofaro

    SONORO
    AMERICAN SNIPER – John Reitz, Gregg Rudloff and Walt Martin
    BIRDMAN – Jon Taylor, Frank A. Montaño and Thomas Varga
    INTERSTELLAR – Gary A. Rizzo, Gregg Landaker and Mark Weingarten
    UNBROKEN – Jon Taylor, Frank A. Montaño and David Lee
    WHIPLASH – Craig Mann, Ben Wilkins and Thomas Curley

    EFFETTI VISIVI
    CAPTAIN AMERICA: THE WINTER SOLDIER – Dan DeLeeuw, Russell Earl, Bryan Grill and Dan Sudick
    APES REVOLUTION: IL PIANETA DELLE SCIMMIE – Joe Letteri, Dan Lemmon, Daniel Barrett and Erik Winquist
    GUARDIANI DELLA GALASSIA – Stephane Ceretti, Nicolas Aithadi, Jonathan Fawkner and Paul Corbould
    INTERSTELLAR – Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter and Scott Fisher
    X-MEN: GIORNI DI UN FUTURO PASSATO – Richard Stammers, Lou Pecora, Tim Crosbie and Cameron Waldbauer

    ATTORE PROTAGONISTA
    Steve Carell in FOXCATCHER
    Bradley Cooper in AMERICAN SNIPER
    Benedict Cumberbatch in THE IMITATION GAME
    Michael Keaton in BIRDMAN
    Eddie Redmayne in LA TEORIA DEL TUTTO

    ATTRICE PROTAGONISTA
    Marion Cotillard in DUE GIORNI, UNA NOTTE
    Felicity Jones in LA TEORIA DEL TUTTO
    Julianne Moore in STILL ALICE
    Rosamund Pike in GONE GIRL
    Reese Witherspoon in WILD

    ATTORE NON PROTAGONISTA
    Robert Duvall in THE JUDGE
    Ethan Hawke in BOYHOOD
    Edward Norton in BIRDMAN
    Mark Ruffalo in FOXCATCHER
    J.K. Simmons in WHIPLASH

    ATTRICE NON PROTAGONISTA
    Patricia Arquette in BOYHOOD
    Laura Dern in WILD
    Keira Knightley in THE IMITATION GAME
    Emma Stone in BIRDMAN
    Meryl Streep in INTO THE WOODS

    FOTOGRAFIA
    BIRDMAN – Emmanuel Lubezki
    GRAND BUDAPEST HOTEL – Robert Yeoman
    IDA – Lukasz Zal and Ryszard Lenczewski
    MR. TURNER – Dick Pope
    UNBROKEN – Roger Deakins

    COSTUMI
    GRAND BUDAPEST HOTEL – Milena Canonero
    VIZIO DI FORMA – Mark Bridges
    INTO THE WOODS – Colleen Atwood
    MALEFICENT – Anna B. Sheppard and Jane Clive
    MR. TURNER – Jacqueline Durran

    REGIA
    BIRDMAN – Alejandro G. Iñárritu
    BOYHOOD – Richard Linklater
    FOXCATCHER – Bennett Miller
    GRAND BUDAPEST HOTEL – Wes Anderson
    THE IMITATION GAME – Morten Tyldum

    FILM STRANIERO
    IDA – Polonia
    LEVIATHAN – Russia
    TANGERINES – Estonia
    TIMBUKTU – Mauritania
    STORIE PAZZESCHE – Argentina

    TRUCCO E PARRUCCO
    FOXCATCHER – Bill Corso and Dennis Liddiard
    GRAND BUDAPEST HOTEL – Frances Hannon and Mark Coulier
    GUARDIANI DELLA GALASSIA – Elizabeth Yianni-Georgiou and David White

    COLONNA SONORA
    GRAND BUDAPEST HOTEL – Alexandre Desplat
    THE IMITATION GAME – Alexandre Desplat
    INTERSTELLAR – Hans Zimmer
    MR. TURNER – Gary Yershon
    LA TEORIA DEL TUTTO – Jóhann Jóhannsson

    SCENEGGIATURA ADATTATA
    AMERICAN SNIPER – scritto da Jason Hall
    THE IMITATION GAME – scritto da Graham Moore
    VIZIO DI FORMA – scritto da Paul Thomas Anderson
    LA TEORIA DEL TUTTO – scritto da Anthony McCarten
    WHIPLASH – scritto da Damien Chazelle

    SCENEGGIATURA ORIGINALE
    BIRDMAN – scritto da Alejandro G. Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris, Jr. & Armando Bo
    BOYHOOD – scritto da Richard Linklater
    FOXCATCHER – scritto da E. Max Frye e Dan Futterman
    GRAND BUDAPEST HOTEL – scritto da Wes Anderson; storia di Wes Anderson & Hugo Guinness
    NIGHTCRAWLER – LO SCIACALLO – scritto da Dan Gilroy

    FILM
    AMERICAN SNIPER
    BIRDMAN
    BOYHOOD
    GRAND BUDAPEST HOTEL
    THE IMITATION GAME
    SELMA
    LA TEORIA DEL TUTTO
    WHIPLASH

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    Riferimento: Oscar 2015

    visto che lo Zio T ha aperto il thread sugli OSCAR 2015, riporto qui delle considerazioni che ho fatto qualche giorno fa nel CineQuiz



    per gli Oscar io ho visto quasi tutto


    The imitation game e La teoria del tutto sono prodotti molto hollywoodiani, molto ruffiani, costruiti ad hoc per beccare qualche premio, in particolare il secondo (che in pratica è una love story) è il più melenso dei due, ma gli attori sono entrambi molto bravi

    anche Cumberbatch è stato bravo ma non credo abbia possibilità di vincere l'Oscar come attore

    imho se la giocano Michael Keaton e Eddie Redmayne. Secondo me meriterebbe il primo, non ho dubbi in merito, ma credo che alla fine vincerà Redmayne perchè l'Academy non sa resistere a malattie, diete dimagranti, diete ingrassanti, imbruttimenti, etc etc


    i miei preferiti sono, in ordine decrescente: Birdman e Grand Budapest Hotel, poi a seguire Boyhood che tutti danno per favorito

    ma dopo l'esito dei Producers Guild Awards (che pesa sempre tanto in ottica Oscar) in cui Birdman ha trionfato, tutto è tornato in discussione. Se vincerà Birdman io sarò felice perchè è un gran bel film, per nulla hoolywoodiano, per nulla "accomodante", ma maturo, "cattivo" e molto visionario

    anche Grand Budapest Hotel mi è piaciuto parecchio, sono film diversi ma entrambi di grande spessore, imho

    ho proprio una leggera preferenza per Birdman anche grazie alla straordinaria interpretazione di Keaton, sicuramente aiutato dalla sovrapposizione tra il suo personaggio e la sua vicenda personale

    di American Sniper ho già detto la mia e l'incredibile successo commerciale che sta avendo negli USA conferma la mia tesi, è un film pieno di quella retorica patriottica che piace all'americano medio

    per le attrici dovrebbe essere l'anno di Julianne Moore, se lo merita da tempo e questo mi sembra il ruolo giusto

    per la regia credo che il premio sarà dato in accoppiata al miglior film



    come non protagonista dico Norton o magari Duvall come seconda scelta per gli attori

    invece per le attrici penso che la Arquette ce la dovrebbe fare, ma occhio pure alla Stone

    staremo a vedere
    "Per quel che mi riguarda Morricone è il mio compositore preferito e quando parlo di compositore non intendo quel ghetto che è la musica per il cinema ma sto parlando di Mozart, di Beethoven, di Schubert." (Quentin Tarantino)

  4. #3
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    Riferimento: Oscar 2015

    Ciao Strider, è sempre un piacere leggerti.

    Per ora ne ho visti solo quattro, spero di rimediare in questi giorni con gli altri.

    Su "American sniper" concordo con il tuo giudizio, abbastanza un'americanata. Inoltre, non avendo letto il libro, potrebbe anche essere stato smussato un po' (per esempio su un sito ho letto che nel libro il cecchino si "divertiva" ad uccidere, e se fosse vero, la percezione del personaggio principale cambierebbe e nemmeno di poco) ma al di là di questo non mi ha proprio preso. Eastwood ha fatto decisamente di meglio, rimanendo nel genere.

    Su "The Imitation game" tutto vero, film costruito per gli oscar, abbastanza classico. Però mi è piaciuto, perchè ho trovato che abbia comunque voluto seguire una sua idea, senza soffermarsi troppo, ad esempio, sull'omosessualità di Turing. Certo, deo dialoghi maggiormente incisivi non avrebbero guastato. Comunque, in generale, tendo a cascarci abbastanza con questo genere di pellicole.

    Per quanto riguarda "The Grand Budapest Hotel", invece, non ne sono rimasta entusiasta. O meglio, la storia dopo un po' mi ha "stufato" (nonostante un paio di passaggi successivi discretamente divertenti) senza lasciarmi granchè. Carino sì, ma poco altro. Però ho apprezzato parecchio la colonna sonora e l'uso dei colori, che hanno aiutato sicuramente ad immergere lo spettatore nel clima "fiabesco" della pellicola.

    Chiudo con "Birdman", non a caso. Devo ancora elaborarlo, ma ammetto che mi ha colpito. Molto. Anche di più di alcuni film magari maggiormente empatici. Voglio dire, non è solo un esercizio di stile, è molto di più. Oltre al fatto che è un film coraggioso, diverso da solito e imho ben riuscito in tutto: grande cast (Keaton e Norton splendidi, ma tutti funzionano e sono ben incastrati), un piano sequenza che si sposa perfettamente con il contesto (sì, c'è qualche arrangiamento qua e là, ma il risultato non ne risente minimamente, imho), una storia che conquista lo spettatore fin da subito e riesce a farlo sentire parte integrante del teatro. Inoltre, troviamo scene divertenti e parti drammatiche, momenti realistici e un eroe da fumetti, insomma cammina senza tentennamenti sul labile confine degli opposti e riesce a farlo "mischiando" generi diversi, alternandoli in un'unica opera, che ti lascia assolutamente disorientato, almeno personalmente.
    Non so se mi abbia stregato, non so neanche se l'ho "capito". Ma di certo ha lasciato il segno, con tutti i pregi detti sopra. Difatti volevo chiederti un commento più approfondito se e quando avrai tempo e voglia.
    Ultima modifica di Lo Zio T; 10-02-15 alle 12: 06.

  5. #4
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    Riferimento: Oscar 2015

    ciao Zio T

    Citazione Originariamente scritto da Lo Zio T Vedi messaggio
    Difatti volevo chiederti un commento più approfondito se e quando avrai tempo e voglia.
    lo sai che quando si parla di cinema mi inviti a nozze e non so resistere

    come forse ricorderai amo parlare e scrivere di cinema, lo faccio sempre, se non ho con chi discuterne lo faccio anche solo per me stesso, per conservare una traccia, una nota, un ricordo se non proprio una recensione dettagliata di film che ho visto e che ho trovato interessanti

    ti riporto qui sotto un mio commento dettagliato su Birdman e Grand Budapest Hotel che sono i miei preferiti nella corsa agli Oscar 2015

    anche Boyhood merita ma lo metto un gradino indietro in base ai miei gusti

     

    Trama:
    Riggan Thomson è una ex star del cinema alla soglia dei 60 anni che, dopo aver raggiunto il successo mondiale e l’apice della notorietà negli anni ’90, nel ruolo del supereroe alato Birdman, è caduto nel dimenticatoio. Per risalire la china e dimostrare il suo talento, innanzi tutto a se stesso, ha rinnegato il suo passato di pellicole commerciali, lanciandosi nell’ardua impresa di adattare, dirigere e interpretare un testo di Raymond Carver ("Di cosa parliamo quando parliamo d'amore"), da portare in scena in un famoso teatro di Broadway. Nel progetto sono coinvolti il suo storico produttore, Jake, sua figlia Sam, ex tossica, ed un cast eterogeneo tra cui spiccano l’istrione Mike Shiner, talentuoso ma indisciplinato, la tenera Lesley, che ha sempre cullato il sogno di calcare un palcoscenico di Broadway, e l’insicura Laura, amante di Riggan. Alle tante difficoltà oggettive connesse all’impresa, si aggiungono i problemi personali e psicologici di Riggan, tra cui l’ingombrante presenza del suo alter ego Birdman, amato e odiato, che gli appare e gli parla, sotto forma di “visioni”, cercando di minarne la tenacia, affinchè desista dal difficile compito intrapreso per “ritornare” da lui.

    Commento:
    Splendida commedia irriverente del messicano Iñárritu, che firma così il suo film migliore, più maturo e denso per tematiche trattate, riferimenti culturali, allegorie filosofiche ed un perfetto equilibrio formale tra il suo innato talento virtuosistico (anche stavolta la cifra stilistica dell’opera è l’iperbole) e l’esigenza di una messa in scena teatrale, e, quindi, classica. Brillante già nell’impostazione iniziale, che indulge nel metacinema, la scelta del protagonista, Michael Keaton (ex celebre Batman burtoniano), la cui parabola professionale ricalca perfettamente quella del suo personaggio, Riggan Thomson, questo film solido e agrodolce, con punte da black comedy, dialoghi pungenti, irresistibili situazioni sopra le righe e momenti visionari che sconfinano nel metafisico, si assesta saldamente come una delle migliori pellicole in assoluto dell’anno 2014. Se sono evidenti i riferimenti a Robert Altman (l’adattamento da Carver, da cui è tratto America Oggi, la presa in giro surreale del mondo del cinema hollywoodiano, l’utilizzo espressivo dei piani sequenza), è con il capolavoro di Bob Fosse, All that jazz, che questa frizzante opera di Iñárritu ha i debiti maggiori. Il paragone tra i due protagonisti, Joe Gideon e Riggan Thomson, è perfettamente calzante: entrambi sono due artisti che cercano di riemergere, artisticamente ed umanamente, portando in scena uno spettacolo ambizioso, tra mille difficoltà, in lotta con se stessi e con gli altri in un momento delicato e decisivo della propria esistenza. Entrambi vivono l’esperienza a due livelli: la dimensione reale e quella onirica, la visione della “dama bianca”, che accompagna Gideon verso la morte, e quella di Birdman, simbolo fantastico del proprio passato, che lo ostacola nel proprio percorso evolutivo, reclamando il suo spazio esclusivo, come un’amante gelosa e possessiva, che mira ad impedire l’improbabile resurrezione artistica di Riggan. Anche la costante fusione tra i due mondi appena citati, al punto che diventa difficile distinguere la finzione dalla realtà, l’universo interiore da quello oggettivo, deve parecchio al film di Fosse; ma qui innesca ulteriori livelli di complessità narrativa, che rendono il linguaggio filmico tanto sperimentale quanto accattivante. Basti pensare all’assoluta convergenza tra la piéce teatrale diretta da Riggan e la sua vita reale, i suoi rimorsi sentimentali, il suo bisogno disperato di essere amato, accettato, gratificato semplicemente per ciò che è. Ma dove il film di Iñárritu diventa originale, e, addirittura, esplosivo, è nell’adattare l’eterna antitesi arte-vita alla sensibilità moderna, instillandovi pillole di tutte le psicosi contemporanee: l’ossessione per la celebrità, l’ego smisurato, le degeneri regole della popolarità “social”, imposte dai nuovi media hi-tech, per i quali virale è sinonimo di potere ed il valore si misura in base al numero di “like” ricevuti. Gustosissima la messa alla berlina dei cinecomic, i blockbuster sui supereroi stracolmi di effetti speciali, che avrebbero favorito l’imbarbarimento culturale delle nuove generazioni, con la sfacciata messa a fuoco dell’eterna contrapposizione tra cultura pop e cultura “alta” (letteratura, teatro, cinema d’essai), che qui assume la valenza di un grottesco conflitto interiore (Riggan versus Birdman). Emblematica la scena iniziale, che già contiene, abilmente celato, il senso intimo del film: il protagonista che medita, guardandosi allo specchio, con la significativa scritta in basso a destra (“A thing is a thing not what is said of that thing”) ed il poster di Birdman, alle sue spalle, che lo “osserva” torvo. Tra gli altri temi toccati, da questo ribollente tumulto vulcanico, citiamo la sferzante presa in giro dei critici d’arte (Riggan dice chiaramente che un critico è un artista fallito e privo di talento) e la rappresentazione dello spazio dell’azione, i camerini, i corridoi, la stessa New York, sotto forma di palcoscenico, in funzione del mondo interiore del protagonista, che cerca di “volare” per liberarsi di se stesso e raggiungere ciò che cerca: successo, riconoscimento, amore. Altri elementi notevoli di quest’opera scintillante e trionfalmente ridondante sono la stravagante colonna sonora jazz, gli impagabili momenti surreali (Riggan che corre in mutande attraverso Times Square) e le grandi interpretazioni del cast sontuoso, in cui svettano un superlativo Michael Keaton, che ci regala una performance memorabile e “da Oscar”, ed il sempre bravo Edward Norton, ancora una volta a suo agio in un ruolo estremo. Il tocco di genio definitivo è nello splendido epilogo ambiguo, metafisico ed allegorico, che lascia interdetti ed ammirati. A pensarci bene, non ci poteva essere finale diverso.

    Voto: 4,5/5


     

    Meraviglioso affresco, soave e malinconico, a tre livelli, incastonati l'uno nell'altro in un ingegnoso gioco di scatole cinesi: nel primo uno scrittore anziano ci parla del potere della narrazione e di come un suo romanzo, ovvero il film a cui stiamo assistendo, sia stato ispirato dal racconto di fatti realmente accaduti da un certo signor Zero. Nel secondo livello vediamo Zero che narra il racconto al giovane scrittore, durante una cena in un immenso albergo dell'est europeo, barocco e coloratissimo, ma semi deserto e di sua proprietà, il Grand Budapest Hotel. Il terzo livello (ovvero il corpo del film) è l'esposizione dei fatti da parte di Zero, che prendono vita in prima persona sullo schermo, a sua volta basati sulle memorie del concierge dell'albergo, il protagonista Mr. Gustave (Ralph Fiennes), uomo elegante ed efficiente, un gaudente eccentrico che oppone le sue raffinate buone maniere alla barbarie del mondo. Il bizzarro Wes Anderson, regista di grande talento, ci ha sempre regalato, nei suoi film, mondi meravigliosi ed improbabili, suggestivi e malinconici, popolati da personaggi teneri e stralunati, raffigurati con un'estetica vivace, autentica cifra stilistica dell'autore texano. Ed anche questo film, che è il suo migliore ed il più maturo, non fa eccezione. Il regista si concede anche il vezzo estetico di rappresentare in modo diverso ciascuno dei singoli livelli, a cominciare dal differente formato dello schermo (quello che, tecnicamente, si chiama "aspect ratio") che si riconfigura ogni volta di conseguenza, facendoci capire subito dove ci troviamo. Ma stavolta Anderson fa un passo in avanti e, ispirandosi a Maestri del passato come Lubitsch e Wilder, realizza una storia di ampio respiro, edificando un contesto storico europeo verosimile ma con le fondamenta ben salde nel suo universo fantastico, e ci parla d'avventura, d'amore, di razzismo, di guerra e di ingiustizie sociali, sempre con il consueto garbo che tende alla favola astratta. Il solito cast corale e sontuoso, con tutti i suoi "fedelissimi", è al servizio di una storia intrisa di incanto e malinconia, dove, tra tanti personaggi, il vero protagonista è l'Hotel, simbolo decadente ed austero di una gloriosa età passata. Ma il cuore della storia, grande ma intima, risiede tutto nel rapporto tra un "padre" e un "figlio" (sebbene solo putativi) che è un inno alla tolleranza, alla gentilezza, ai sentimenti autentici che possono nascere malgrado le differenza di razza o di ceto sociale. E questo rapporto, che darà continuità alla vicenda attraverso i tre livelli detti prima, si incastona, a sua volta, nel reale intento del regista (che denota anche l'approccio colto alla base dell'opera), ovvero omaggiare il grande potere della narrazione, la sua magia, la sua arte, come magnifica testimonianza di eventi passati, probabilmente addolciti, magari abbelliti, ma resi eterni nonostante l'umana fugacità. In questo piccolo capolavoro, prezioso, denso di metafore e di momenti visionari di possente fascino, Anderson realizza, finalmente, la perfetta sintesi tra forma e contenuto, tra bello e profondo.

    Voto: 4,5/5



    poi, magari, ne riparliamo ancora se ti va di approfondire qualcosa in merito
    Ultima modifica di Strider; 10-02-15 alle 00: 34.
    "Per quel che mi riguarda Morricone è il mio compositore preferito e quando parlo di compositore non intendo quel ghetto che è la musica per il cinema ma sto parlando di Mozart, di Beethoven, di Schubert." (Quentin Tarantino)

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    Riferimento: Oscar 2015

    L?elemento che più mi ha lasciato pensare (ed allo stesso tempo "affascinato") di "Birdman" è il ruolo degli altri personaggi. Prendo come esempio l'attore Mike, apparentemente così diverso da Riggan, ma nel contempo simile, se non uguale. Anche lui ha un suo "alter ego", un suo Birdman, ma a differenza di Riggan lo accetta, ci convive e lo sfrutta anche inconsapevolmente, forse. Da un lato vuole avere successo e non si fa problemi ad usare un'opera teatrale come trampolino di lancio per se stesso, ma si trova anche a confessare che solo sul palcoscenico è "se stesso", non è falso, un attore, come nella vita. In parole povere, il suo Birdman ha preso il sopravvento, in maniera definitiva.
    Ma realmente, quello che voglio dire è questo, al di là del caso singolo: tutti i personaggi del teatro sono coinvolti tra di loro. Quasi tutti hanno i loro sogni, le loro fragilità interiori. Si mettono a nudo a vicenda, confessano le proprie debolezza e trovano anche delle nuove identità. Sono tutte personalità che rappresentano passato, presente e futuro dell'arte, personaggi che chiedono (direttamente o indirettamente) un aiuto, ma si trovano spesso soli, quasi alienati dal mondo.
    Questa analisi introspettiva l'ho trovata meravigliosa, però mi è dispiaciuto che dopo un po' si sia interrotta: chiaramente il film ruotava su Riggan, però mi sarebbe piaciuto un maggior coinvolgimento degli altri personaggi anche nella parte finale della pellicola, proprio per riuscire a dare quel "colpetto finale" ideale per completare la riflessione interiore precedente.

    Su "The Grand Budapest Hotel" non ho nulla da obiettare, dico solo che talvolta è necessario che un film "maturi" dentro di noi, inconsapevolmente anche. Magari tra un mese avrò una percezione totalmente diversa della pellicola o forse una seconda visione potrebbe aiutarmi a cogliere tutte quelle "sfumature" che possono essere sfuggite con una prima visione (ed effettivamente è verissimo, con la tua recensione mi sono reso conto di come la fabia si sia incrociata più volte con la "realtà", in maniera anche brutale talvolta, ma mai in maniera banale o "di passaggio" e di sicuro questo è un merito che gli va riconosciuto oggettivamente).

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    Riferimento: Oscar 2015

    Sono riuscito a recuperare "Boyhood", bel lavoro anche questo. Uno spaccato dell'adolescenza americana che lascia il segno sullo spettatore, in quanto riesce a trasmettere lo scorrere della vita proprio come dovrebbe essere, unendo semplicità, evoluzione e crescita dei personaggi e piccole sfumature che arricchiscono l'opera.
    Sarò sincero, quando la madre si è lasciata andare a quell'umanissimo pianto ci sono rimasto male anch'io. Ma non per empatia nei suoi confronti, bensì perchè mi immaginavo suo figlio ad inizio film: una stretta al cuore, mi è venuto spontaneo pensare: "Cavolo... Sono già passati più di dieci anni..."
    Frase magari comune, espressa frequentemente (magari sotto altre forme); ad esempio, quando incontri parenti a diversi anni di distanza ed una delle prime cose che vengono dette sono esclamazioni come: "ma come sei cresciuto!", "mi ricordo di quand'eri piccolo così", ecc.
    Tuttavia, nel suo essere familiare, diciamo, non l'ho mai trovata così indovinata. Forse perchè mi capita spesso di fermarmi e ripensare a com'ero 15, 20 anni fa, constatando l'ineluttabile scorrere del tempo ed un bagaglio di ricordi ed esperienze ogni giorno più "pesante", ricco.
    E la vita va avanti, in ogni caso.

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    Riferimento: Oscar 2015

    la cosa bella di Boyhood è la sua freschezza, la sua semplicità, il suo essere vero e genuino

    una volta qualcuno disse: "il cinema è la vita senza i momenti di noia"

    a quanto pare Linklater si è ispirato molto a questa frase portando in scena la vita di una famiglia moderna (e quindi allargata) con un occhio particolare rivolto al ragazzo protagonista, nel passaggio dall'infanzia all'adolescenza fino alle soglie della maturità. Molto brava la Arquette che potrebbe anche vincere l'Oscar, ma lo sono un po' tutti gli attori del cast, tutti credibili e "giusti" nel rispettivo ruolo

    la cosa più interessante è stata l'idea di girare il film nell'arco di 12 anni (con delle lunghe pause, ovviamente) per mostrare sullo schermo la reale crescita dei ragazzi, gli incredibili cambiamenti fisici, il segno del tempo che passa, cercando di far "coincidere" lo scorrere del tempo reale con quello della finzione narrativa

    sarebbe stato più semplice usare attori diversi ma Linklater voleva dare all'opera questo taglio di forte realismo, creando anche una maggiore empatia ed immedesimazione da parte del pubblico. I segni del tempo, i passaggi decisivi tra le prime età, lo "spettacolo" ordinario del quotidiano, la paura di crescere o di invecchiare (a seconda dei casi), i problemi familiari, il rapporto intergenerazionale. Questi sono i temi principali di Boyhood e la maniera con cui vengono trattati, rende l'opera "originale".

    Non c'è dubbio che i film più interessanti dal lato americano arrivano, ormai, dal cinema indipendente
    Ultima modifica di Strider; 11-02-15 alle 14: 33.
    "Per quel che mi riguarda Morricone è il mio compositore preferito e quando parlo di compositore non intendo quel ghetto che è la musica per il cinema ma sto parlando di Mozart, di Beethoven, di Schubert." (Quentin Tarantino)

  9. #8
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    Citazione Originariamente scritto da Strider Vedi messaggio
    la cosa più interessante è stata l'idea di girare il film nell'arco di 12 anni (con delle lunghe pause, ovviamente) per mostrare sullo schermo la reale crescita dei ragazzi, gli incredibili cambiamenti fisici, il segno del tempo che passa, cercando di far "coincidere" lo scorrere del tempo reale con quello della finzione narrativa

    sarebbe stato più semplice usare attori diversi ma Linklater voleva dare all'opera questo taglio di forte realismo, creando anche una maggiore empatia ed immedesimazione da parte del pubblico.
    Verissimo, ho apprezzato molto questa volontà, da parte di Linklater, di "rispettare" la sua opera, se così vogliamo definirla. Ha proprio fatto capire di non voler "fare" un film, ma di raccontare; una, dieci, cento, tante storie, uguali o molto simili a questa, con tutte le sfumature e differenze del caso. Inoltre penso che sia stata ottima anche la gestione dei personaggi, ossia il saperli introdurre saggiamente, con discrezione e naturalezza, nei passaggi giusti, senza creare forzature nella trama (penso ad esempio alla nonna o soprattutto alla nuova ragazza del padre).

    Invece, passando per un attimo di pellicole rimaste "deluse" dagli oscar, non si può non notare il ruolo marginale di "Gone girl", di Fincher. Premetto che anche su di lui ho lacune non da poco sui primi film fatti, e che, per quel che può valere, il mio preferito è "Zodiac", per distacco (ecco, quando dicevo che un film deve maturare dentro mi riferivo anche a questo, soggettivamente parlando, sia ben chiaro), e che probabilmente il thriller è un genere che fatica un po' a ritagliarsi un ruolo in cerimonie del genere (più che altro sto andando a memoria recente, magari sbaglio). Forse è stato un po' sopravvalutato dal pubblico (ed effettivamente devo dire che rispetto alla visione ancora "fresca" ha perso un po' di potenza), però l'ho trovato comunque un buon prodotto, indipendentemente dai discorsi su Oscar e simili che comunque valgono sempre fino ad un certo punto (e lo dice anche la storia questo). certo, sono dell'idea che manchi un po' il finale, però la prima ora e mezza ha restituito un ritmo incalzante, una storia che stravolge e scambia i ruoli della coppia, in questo gioco di scacchi piacevole e bizzarro, basato molto sull'apparenza.

  10. #9
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    Citazione Originariamente scritto da Lo Zio T Vedi messaggio
    Invece, passando per un attimo di pellicole rimaste "deluse" dagli oscar, non si può non notare il ruolo marginale di "Gone girl", di Fincher. Premetto che anche su di lui ho lacune non da poco sui primi film fatti, e che, per quel che può valere, il mio preferito è "Zodiac", per distacco (ecco, quando dicevo che un film deve maturare dentro mi riferivo anche a questo, soggettivamente parlando, sia ben chiaro), e che probabilmente il thriller è un genere che fatica un po' a ritagliarsi un ruolo in cerimonie del genere (più che altro sto andando a memoria recente, magari sbaglio). Forse è stato un po' sopravvalutato dal pubblico (ed effettivamente devo dire che rispetto alla visione ancora "fresca" ha perso un po' di potenza), però l'ho trovato comunque un buon prodotto, indipendentemente dai discorsi su Oscar e simili che comunque valgono sempre fino ad un certo punto (e lo dice anche la storia questo). certo, sono dell'idea che manchi un po' il finale, però la prima ora e mezza ha restituito un ritmo incalzante, una storia che stravolge e scambia i ruoli della coppia, in questo gioco di scacchi piacevole e bizzarro, basato molto sull'apparenza.
    a me Fincher piace molto, tranne quel pasticcio di Benjamin Button trovo che tutti i suoi film siano quanto meno interessanti e degni di una visione in sala

    concordo assolutamente su Zodiac che ritengo il suo capolavoro, la sua pellicola più densa e matura, con un rigore formale ed una capacità di analisi critica (sia sociale che del fatto di cronaca) che si rifà al grande cinema americano impegnato degli anni '70

    anche Gone girl mi è piaciuto molto, l'ho visto già due volte e la seconda visione ha migliorato ulteriormente il giudizio. Non è un film da Oscar, è troppo cattivo, troppo spietato nella sua disamina, immaginavo che sarebbe stato snobbato dall'Academy. Magari dopo posto un mio giudizio più articolato ma per ora mi limito a dire che è un'opera a due volti: la prima è un thriller classico, la seconda è una metafora amara sulla falsità del matrimonio, che si regge su compromessi fragili, su basi minate dalla sua altisonante pretesa di eternità e di fedeltà. E poi c'è il rapporto tra realtà e finzione, tra essere e apparire, il conformismo della middle class, l'invadenza dei media, il gossip selvaggio che distrugge la vita delle persone, la tv del dolore, la morbosità del pubblico. Insomma, tanta roba


    E' un film complesso, che offre diverse chiavi di lettura e necessita di approfondimento

    Per me è la pellicola "ideale" per ... San Valentino altro che le 50 sfumature
    "Per quel che mi riguarda Morricone è il mio compositore preferito e quando parlo di compositore non intendo quel ghetto che è la musica per il cinema ma sto parlando di Mozart, di Beethoven, di Schubert." (Quentin Tarantino)

  11. #10
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    Vero, inoltre, arrivati ad un certo punto, Fincher ha deciso di calcare volutamente la mano: il personaggio dell'avvocato l'ho trovato disorientante, talmente "estremo" sotto il profilo del confine tra realismo e apparenza da sembrare quasi surreale nella sua strategia di difesa.

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