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Discussione: L'Angolo del Cinefilo - 2015 (1 semestre)

  1. #1601
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2015 (1 semestre)

    Ciao!
    Passo solo per salutare e farvi gli auguri di buona Pasqua. Vedo che la grigliata canonica l'aveta gi fatta

    Ci si risente settimana prossima allora

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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2015 (1 semestre)



    ci risentiamo marted su questi schermi, fate i bravi


  4. #1603
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2015 (1 semestre)

    allora mi unisco pure io al coro degli auguri!

    una buona e felice Pasqua per tutti voi e le vostre famiglie

    io non ci sar martedi ma dovrei esserci mercoledi :-)

    auguri a tutti!
    Paolo

  5. #1604
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2015 (1 semestre)

    'sera

    ed arrivato il momento di chiudere la manche con la proclamazione ed i riepiloghi aggiornati

    ecco a voi la griglia finale:


    ecco i titoli indovinati:

    A1 - Holy Motors (2012) di Leos Carax (wrong)
    A2 - Fuori orario (1985) di Martin Scorsese (Niki)
    A3 - L'angelo sterminatore (1962) di Luis Buuel (wrong)
    A4 - Intervista col vampiro (1994) di Neil Jordan (Key)
    B1 - American Graffiti (1973) di George Lucas (wrong)
    B2 - I guerrieri della notte (1979) di Walter Hill (Key)
    B3 - Them - Loro sono l fuori (2006) di David Moreau, Xavier Palud (Niki)
    B4 - Le notti bianche (1957) di Luchino Visconti (Key)
    C1 - La notte (1961) di Michelangelo Antonioni (wrong)
    C2 - Inland Empire - L'impero della mente (2006) di David Lynch (wrong)
    C3 - Ombre e nebbia (1991) di Woody Allen (Niki)
    C4 - Collateral (2004) di Michael Mann (Niki)
    D1 - Solo Dio perdona (2013) di Nicolas Winding Refn (Niki)
    D2 - Trappola di cristallo (1988) di John McTiernan (Key)
    D3 - Distretto 13 - Le brigate della morte (1976) di John Carpenter (wrong)
    D4 - Reazione a catena (1971) di Mario Bava (wrong)


    ed ecco i punteggi finali:

    wrong ---> 7 caselle + tris (19 punti)
    Niki ---> 5 caselle (10 punti)
    Key ---> 4 caselle (8 punti)


    vince dunque wrong che si conferma "cecchino" letale ed infallibile nelle griglie, tutti i "colpi" a segno!

    a te la prossima manche! quando vorrai, marted o mercoled prossimo, vedi tu ...


    e riporto sotto spoiler, per chi fosse interessato, un mio commento ai 16 titoli prescelti, quasi tutti film d'autore ma con qualche incursione in pellicole pi commerciali o di genere

     

    Immagine ridotta

    Le notti bianche (1957) di Luchino Visconti

    Dall'omonimo racconto breve di Dostoevskij, Visconti ha tratto un melodramma malinconico nei toni ma sontuoso nello stile, impreziosito dalla splendida fotografia in bianco e nero di Rotunno, da atmosfere rarefatte che guardano all'espressionismo e dall'intensa performance dei due interpreti: Marcello Mastroianni e Maria Schell. L'azione viene spostata dall'austera San Pietroburgo ai canali di Livorno, straordinariamente ricostruiti negli interni di Cinecitt. Concepito per sottrazione di slanci, ha il suo vero protagonista nel terzo incomodo, l'amante assente, che non si vede mai ma la cui lunga ombra aleggia su tutto il film. Sommesso nel ritmo e ambientato tutto in una notte, un'elegia dolente sulla caducit dell'amore che pu sbocciare improvviso ma svanisce ben presto, gi alle prime luci dell'alba. Come la notte.

    Immagine ridotta

    La notte (1961) di Michelangelo Antonioni

    Meraviglioso apologo psicologico sulla crisi, di una coppia ma anche di una societ che si appena risollevata dalla catastrofe della guerra ma che si sente gi inadatta ai cambiamenti di costume imposti dal benessere competitivo indotto dal boom economico. Come sempre in Antonioni, la coppia la cartina tornasole di un'alienazione pi grande e profonda, sociale e morale. Secondo capitolo della cos detta trilogia dell'incomunicabilit esistenziale del grande Autore ferrarese, una sorta di completamento ideale del capolavoro precedente, L'avventura, di cui riprende tematiche e atmosfere, accentuandone ulteriormente lo straniamento, il rigore intellettuale e la sperimentazione stilistica. Dal punto di vista estetico un capolavoro assoluto per la geniale capacit innovativa di destrutturare il linguaggio cinematografico, modulandone i toni sulla poetica del disagio che alla base dell'opera. Introspettivo ed astratto, costruito su sequenze in chiaro scuro di mirabile vigore espressivo, uno dei manifesti pi fulgidi della poetica dell'autore. Magistrale l'apparente "svolta" del finale, lo slancio inatteso, con il movimento di camera "alle spalle" che suggella l'impotenza del gesto e, quindi, l'ineluttabilit della sconfitta. Alieno al grande pubblico per il ritmo lento e l'atmosfera claustrofobica, fu invece osannato dai critici e premiato al Festival di Berlino con l'Orso d'oro. Tra Mastroianni e la Moreau spicca la Vitti, musa del regista. Il successivo ed ancora pi ermetico L'eclisse, chiosa ideale e solenne del pensiero dell'autore sulla crisi esistenziale, render questo discorso definitivo, rigoroso ed irreversibile.

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    L'angelo sterminatore (1962) di Luis Buuel

    Un gruppo di membri dell'alta borghesia messicana si riunisce in un grande salone per una cena e una festa mondana, ma una forza misteriosa li blocca per tutta la notte senza che nessuno possa uscire o entrare nella sala. Capolavoro assoluto del cinema mondiale, forse la vetta suprema del grande Maestro di Calanda ed uno dei vertici del surrealismo cinematografico. Tratto da un'opera tetrale di Jos Bergamin, appartiene al "periodo messicano" di Buuel, e porta ai massimi livelli, sia artistici che espressivi, la sua critica feroce alla chiesa ed alla borghesia. Ha la forma di una sferzante commedia nera, densa di invenzioni geniali, d'inserti onirici di fantasia superiore e possiede una ricchezza figurativa di mirabile portata che realizza, artisticamente, l'intento iconoclasta dell'Autore. Questo formidabile e beffardo apologo sull'impotenza, sarcasticamente realizzato da un artista messo "a tacere" dal regime del suo paese, si erge come feroce monito universale contro tutte le forme di oligarchia.

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    Reazione a catena (1971) di Mario Bava

    Nel variopinto panorama di B-movies memorabili degli anni d'oro del nostro cinema di genere, questo uno dei pi importanti per portata visionaria ed influenza sui generi a venire. Il grande Mario Bava, qui all'apice del suo nichilismo corrosivo, realizza una sorta di "e poi non ne rimase nessuno" in salsa grand guignol, battendo sul tempo e superando per frenesia e capacit inventiva, l'estetizzazione "coreografica" del delitto poi cavalcata da Dario Argento nei suoi gialli famosi. La violenza grafica estrema mitigata dalla serafica ironia nera dell'autore e la crudele originalit di alcuni omicidi influenzer tanti horror americani degli anni successivi. E' unanimemente considerato l'antesignano dello slasher, ovvero quel particolare tipo di horror in un cui un assassino bracca e uccide in modo cruento un gran numero di malcapitati costretti in un ambiente limitato. I pi famosi Halloween di Carpenter e Venerd 13 di Cunningham (con relativi interminabili cloni ed epigoni) devono molto a questa misconosciuta opera di Bava. Il film stato distibuito in diverse versioni e con diversi titoli, tra cui Ecologia del delitto. Da segnalare la presenza nel cast del piccolo Renato Cesti, che di l a poco diventer una "star" dei lacrima movies. Finale beffardo in perfetto stile Bava. Per gli amanti del genere, che probabilmente gi lo conoscono alla perfezione, un film da non perdere.

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    American Graffiti (1973) di George Lucas

    Nella calda estate del 1962 quattro giovani amici decidono di trascorrere un'ultima notte insieme prima che due di loro partano per il college, trasferendosi sulla East Cost. Quella notte segner per loro la fine dell'innocenza e l'inizio della vita adulta. Diario sentimentale, di evidente matrice autobiografica, che usa sapientemente l'effetto nostalgia per colorare il passato di quella patina dolce-amara che fa sempre il suo effetto in et matura. Il senso di insicurezza dei giovani protagonisti alle soglie della vita quello di un'intera nazione che si risveglier presto dal suo sogno a causa dell'omicidio Kennedy e del Vietnam. Grazie a dei protagonisti efficaci (Richard Dreyfuss, Ron Howard, Paul Le Mat, Charles Martin Smith), una colonna sonora accattivante (interamente basata sulle hits di fine anni '50) e delle immagini di sapiente costruzione malinconica, George Lucas ha tratto un intenso affresco generazionale, un "last waltz" divenuto immediatamente di culto per tutti gli americani di mezza et degli anni '70. La capacit del regista di rileggere con sincerit e spontaneit la sua generazione ammirevole ed il "graffito" non resta in superficie, ma entra nel profondo, sotto la pelle di chi quegli anni irripetibili li ha vissuti. E' uno dei migliori esempi di cinema della memoria. Candidato a 5 Oscar non ne vinse nessuno.

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    Distretto 13 - Le brigate della morte (1976) di John Carpenter

    Pi che un thriller carcerario un western urbano, crudo ed amorale, che si inserisce sulla scia di quella cinematografia della violenza che si afferm negli anni '60 e '70 grazie a registi come Leone, Peckinpah, Kubrick, Siegel. Carpenter reinterpreta la lezione dei "maestri", contaminandola con uno stile a met strada tra il greve e il fantastico, in cui le esplosioni di violenza virano nel fumettistico attraverso un iper-realismo allucinato che prende, evidentemente, le mosse dalla brutalit urbana tipica delle gang criminali degli anni '70. Ebbe molti guai con la censura per la scena dell'omicidio della bambina ma stato ampiamente rivalutato nei decenni successivi al punto che alcuni addirittura lo considerano, con una certa esagerazione, il miglior film del regista. Deve molto anche a Romero per l'opprimente esaltazione dell'assedio ma, con tutti i suoi limiti derivativi, resta un'opera seminale ed importate nella formazione del regista, indiscusso maestro del genere horror. E' una pellicola underground che meriterebbe la riscoperta, di certo non incoraggiata dal pessimo remake del 2005 di Jean-Francois Richet.

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    I guerrieri della notte (1979) di Walter Hill

    Memorabile odissea notturna nel ventre di una citt, New York, simbolo della decadenza del mondo occidentale ed icona potente di un certo immaginario trasgressivo, appartenente a quella sotto cultura generazionale underground delle bande giovanili di strada, pronte a tutto pur di difendere il proprio avamposto, estremo baluardo di vite allo sbando. Tra le strade sporche e i vicoli bui della "grande mela", le divise sgargianti delle gangs padrone della notte, le fughe mozzafiato, gli scontri violenti (ma senza sangue!) e l'eroismo "romantico" dei nove guerrieri, la vera protagonista la metropolitana, i cui sotterranei e binari sono le vene pulsanti di un mondo nascosto che cerca di ritagliarsi, in ogni modo, il proprio spazio nella societ dei cos detti "normali". Film di culto, indimenticabile capolavoro degli anni '70, un po' western, un po' fumetto e un po' thriller, alienato e psichedelico, si concede persino il lusso di citazioni colte come la "Anabasi" di Senofonte o l'Odissea di Omero. Quasi tutte le sequenze e i dialoghi sono straordinari, ma il finale mattutino sulla spiaggia ha la forza espressiva di un'impresa epica: il ritorno a casa. Tra le tante frasi che resteranno la mia preferita questa: "Guarda che posto di merda! E abbiamo combattuto tutta la notte per ritornarci!".

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    Fuori orario (1985) di Martin Scorsese

    Elettrizzante commedia nera targata Scorsese, allucinata come un incubo notturno di evidente derivazione kafkiana, densa di geniali tocchi surreali, situazioni stranianti, personaggi al limite, perfettamente amalgamati dalla felice ispirazione del grande regista che riesce a donare ad un film buio una stravagante energia positiva. Girato in fretta e con un piccolo budget durante le travagliate fasi preparatorie de L'ultima tentazione di Cristo, ebbe un notevole successo di critica e pubblico e divenne presto un cult assoluto degli anni '80. Splendidamente fotografato da Micheal Ballhaus, alla sua prima collaborazione con Scorsese, una divertente metafora sulla notte, una dimensione esistenziale pi che temporale, in cui ogni cosa diventa possibile: non solo spogliarsi dagli abiti impeccabili del conformismo, ma anche dar vita al proprio mondo interiore, tenuto sempre nascosto: non a caso la Soho del film una proiezione onirica distorta del subconscio alterato del protagonista. Paul Hackett (interpretato da Griffin Dunne) il prototipo dell'uomo medio borghese solo apparentemente felice che vive secondo le convenzioni sociali fingendo di ignorare le "voci di dentro" che reclamano qualcos'altro. Ma la notte riuscir a liberare queste voci, attraverso un'appassionante quanto improbabile sequenza di incontri e situazioni al limite, tutte costruite sul filo sottile tra sogno e realt. Vinse il premio alla regia alla 39 edizione del Festival di Cannes.

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    Trappola di cristallo (Die Hard) (1988) di John McTiernan

    Action adrenalinico di riferimento degli anni '80, epoca in cui abbondavano i vari Rambo, Commando e le "armi letali", sull'onda lunga del machismo politico a stelle e strisce di matrice reganiana. Come tutte le pellicole di questo tipo spettacolare, avvincente, esagerata ed improbabile: tutto muscoli e niente cervello. Ma la simpatica follia del protagonista, lo scavezzacollo John McClane interpretato da Bruce Willis, ha conquistato il pubblico di tutte le latitudini, dando inizio alla fortunata saga di Die Hard. Ma alla lunga anche il pubblico, stanco, ne esce malconcio ed ammaccato, proprio come McClane. E' l'ideale per nostalgiche serate popcorn.

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    Ombre e nebbia (1991) di Woody Allen

    Un'imprecisata citt della mitteleuropa avvolta dalla nebbia. Esterno notte. Il goffo Kleinman (Allen) viene coinvolto, suo malgrado, nella caccia ad un misterioso assassino seriale che terrorizza gli abitanti ma, ben presto, i sospetti ricadranno su di lui. Il 23 film di Woody Allen regista un dichiarato omaggio al cinema europeo dei Maestri: a Fritz Lang, i riferimenti al capolavoro assoluto M si sprecano, ed all'espressionismo tedesco in generale, per la splendida fotografia in bianco e nero che utilizza i chiaro scuri per donare un risalto eloquente alle scene attraverso l'estetizzazione delle ombre, delle forme e della stessa nebbia. Ma anche un omaggio a Ingmar Bergman, il Dottor Vergerius de Il volto, ed al nostro Federico Fellini per la seconda parte del film, caotica e surreale, ambientata nel circo. L'evidente situazione kafkiana ed i rimandi colti servono per ad esplicitare il consueto disegno del regista, ovvero tratteggiare l'ennesimo bizzarro ritratto dell'inadeguatezza umana nei confronti della vita, dove Dio assente ed il prossimo , all'occorrenza, carnefice o compagno di sventura. Il male di vivere alleniano assume i connotati di una farsa tragicomica, ma con maggior pessimismo rispetto alle opere precedenti. Non sempre equilibrato, raffinato ma esile, a tratti geniale, uno dei migliori film del regista degli anni '90.

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    Intervista col vampiro (1994) di Neil Jordan

    Suggestivo affresco gotico, elegante nella messa in scena, efficace nell'imponente ricostruzione storico ambientale e con un cast di stelle: Cruise, Pitt, Banderas, Slater, Dunst. E' l'ennesima rivisitazione del mito del vampiro, creatura leggendaria, orripilante e sensuale, che brama il sangue e rimpiange l'umanit perduta, qui simboleggiata dalla possibilit di vedere le luci dell'alba. Da un romanzo di culto il talentuoso Neil Jordan ha tratto un film barocco, violento, esplicito nell'esibizione di sangue ed uccisioni, che aggiunge ben poco alla cinematografia vampirica ma che si fa apprezzare per la variet delle ambientazioni (geografiche e temporali) ed il fascinoso allestimento. La sfida tra i due divi, il tormentato du Lac/Pitt ed il diabolico Lestat/Cruise finisce in pareggio, ma a reti bianche. La cornice bella ma il quadro non alla sua stessa altezza.

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    Collateral (2004) di Michael Mann

    Appassionante thriller metropolitano firmato da Michael Mann, ricco d'azione e di tensione, che ci regala immagini tra le pi belle e suggestive viste al cinema nel nuovo millennio. Ambientato tutto in una notte e con un accattivante uso della tecnica digitale, la pellicola erge a protagonista assoluta Los Angeles, la tentacolare metropoli californiana, mai cos bella, cos minacciosa e cos evocativa. Gran parte dell'azione si svolge nel taxi di Max (Jamie Foxx), tassista modello che sogna di fare un'altra vita e che ha la sfortuna d'imbattersi in un cliente "particolare", l'enigmatico Vincent (Tom Cruise), che ne noleggia i servizi per l'intera notte ma che, in realt, uno spietato killer professionista che deve uccidere 5 persone e poi ripartire. Mann si conferma regista straordinario nell'uso delle immagini e nella capacit di combinare l'azione adrenalinica ad un sapiente approfondimento psicologico dei personaggi. In particolare il tassista di Jamie Foxx, ma anche l'affascinante procuratore di Jada Pinkett Smith (nonostante le poche scene in cui appare), lasciano il segno sul film. Molto interessante, e particolarmente riuscito, anche il sottostrato, metaforico, di crudo apologo sulla disperata solitudine nelle grandi metropoli super affollate (qui sono evidenti gli echi di "Taxi Driver") e sui ritmi incessanti e "disumani" della societ moderna. I punti deboli del film sono nel finale rassicurante (e, francamente, poco credibile) e nella caratterizzazione iper realista del personaggio di Vincent, trasformato in una sorta di "Terminator" nella seconda parte dell'opera. Il Tom Cruise brizzolato e luciferino convince a met: bene nella prima parte, troppo eccessivo nella seconda. Ma, probabilmente, le "colpe" non sono tutte sue visto che il difetto maggiore nel "manico" (la sceneggiatura). Resta comunque un validissimo esempio di action movie di grande qualit, ed un ulteriore pietra miliare nella sperimentazione di Mann sull'uso delle immagini. Sicuramente da non perdere. Tra le tante sequenze frenetiche d'azione e violenza o gli sproloqui deliranti del killer megalomane, il momento pi alto in una scena di forte intimit espressiva: un taxi che viaggia solitario su strade periferiche nell'avvolgente notte della "citt degli angeli", lo sguardo dei due uomini, provati e silenziosi, incrocia quello furtivo e ferino di un coyote, che appare e scompare nel nulla della metropoli californiana, e tra i tre sembra stabilirsi un'intensa quanto fugace "connessione", sulle belle note di "Shadow on the sun" degli Audioslave.

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    Them - Loro sono l fuori (2006) di David Moreau, Xavier Palud

    Il cinema di genere francese, e non solo quello invero, vivo e gode di ottima salute. E questo horror ansiogeno, firmato dalla coppia Moreau-Palud, ne l'ennesima conferma, per chi avesse ancora dei dubbi. Il sottogenere "home invasion" gioca con le paure ancestrali insite nell'animo umano ed uno di quelli pi abusati nel panorama horror moderno. Nonostante questo i due registi riescono, con pochi mezzi e tante idee, a dar vita ad un film intenso, crudele, teso come una corda di violino, che riesce a terrorizzare lo spettatore senza ricorrere mai all'esibizione di sangue o violenza esplicita in primo piano. Basato su un reale fatto di cronaca, girato quasi interamente con camera a mano, uno forte concentrato di tensione che si sublima in un finale agghiacciante ed indimenticabile. E' uno degli horror pi interessanti del nuovo millennio, una "lezione" da cui il nostro povero cinema dovrebbe imparare molto. E' poco conosciuto ma consigliato agli amanti del genere.

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    Inland Empire - L'impero della mente (2006) di David Lynch

    Un'attrice in difficolt (Laura Dern) che cerca di ottenere la parte di protagonista in un film che sembra "maledetto", agghiaccianti visioni provenienti da un altrove indefinito di una donna che piange mentre guarda in televisione un'inquietante sitcom con dei conigli protagonisti. E ben presto il film si confonde con la vita, la realt con la finzione, le persone con i personaggi, in un dedalo vorticoso di mondi parelleli, vite sovrapposte, possibili destini, abissi della mente. L'ultimo opus del grande regista di culto, David Lynch, la summa, definitiva e radicale, della sua estetica dello straniamento, dell'incubo allucinato: un viaggio terminale (e di sola andata) nei baratri disturbanti dell'inconscio. Radicale ed astratto, geniale e visivamente imponente, sperimentale ed anti-narrativo, una sorta di "masturbazione" artistica del Maestro del Montana, dedicata a se stesso ed ai suoi fans. Pi che un film un incubo, un lungo stream di sensazioni totalizzante e memorabile che stravolge, destruttura e ripensa dalle fondamenta la sintassi cinematografica, esaltando l'istante piuttosto che il quadro d'insieme. Come sempre in Lynch impossibile avere un approccio "tradizionale" al film e, meno che mai, mezze misure: per questo, ancora pi che per i suoi precedenti, o lo si ama o lo si odia. Ma se ci lascia trasportare dalla forza delle immagini e ci si abbandona al flusso senza remore o inibizioni, l'esperienza sar indimenticabile. E definitiva, come questo suo ultimo capolavoro. Dopo un'opera del genere sensato ritenere che, ove mai Lynch dovesse fare altri film, dovranno essere necessariamente diversi.

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    Holy Motors (2012) di Leos Carax

    Monsieur Oscar un uomo che vive molte vite, indossa maschere diverse, interpreta (o diventa) pi personaggi, mentre attraversa una Parigi lunare a bordo di una limousine bianca guidata da una bionda misteriosa. Oscar un trasformista, un elegante uomo d'affari, un malconcio barbone, un laido mostro, un padre affranto, un vecchio morente, un killer del ghetto, un sensuale "acrobata" della realt virtuale e molto altro ancora. Non chiaro chi sia n dove vada ma il senso delle sue azioni, che procedono sempre sul limite sottile tra realt e finzione, ci viene "svelato" in un formidabile dialogo con un irriconoscibile Michel Piccoli: la "bellezza del gesto" il senso della vita di Monsieur Oscar e, forse, anche della nostra, in un'era in cui si viaggia veloci ma senza idee e la scintilla dell'arte sembra irrimediabilmente svanita. Il talentuoso Leos Carax ritorna alla forma smagliante delle sue opere migliori con questo straordinario apologo, in forma allegorica, sul cinema, i suoi inganni, la sua magia, la sua forza perturbante, la sua capacit di trasformarsi in quello che temiamo o che bramiamo con un semplice cambio di scena e prospettiva. Holy Motors un capolavoro, un film memorabile, tra i pi belli in assoluto del nuovo millennio, in cui il genio visionario pari alla volont di spiazzare lo spettatore al fine di scuoterne il torpore intellettuale, come chiaramente esplicitato dal prologo onirico, inducendolo ad una riflessione, forse postuma ma necessaria. La celebrazione surreale del mezzo cinematografico, esplorato attraverso i pi disparati generi in questo viaggio interiore, si trasfigura in un astratto percorso notturno (anche in presenza della luce solare) su cui aleggia sovrano il senso di morte: un mondo magico popolato da fantasmi tormentati che ci pongono molte angosciose domande, ma senza una possibile risposta. Difficile scegliere una sola tra le tante sequenze formidabili che restano nella mente, come quelle di un sogno dal quale non ci si riesce a svegliare, mentre tutti noi cerchiamo, disperatamente, di ritornare sulla limousine insieme ad Oscar, sperando nella prossima stazione. Da applausi, e bacio accademico, l'interpretazione del protagonista, Denis Lavant, accompagnato da illustri figure femminili come Eva Mendes, Edith Scob e Kylie Minogue. E' molto pi di una malinconica riflessione sulla crisi del cinema moderno, un viaggio caleidoscopico in alcuni destini possibili del vivere umano in cui forma e sostanza, sogno e realt, persone e personaggi si confondono, si mescolano, si sovrappongono per poi convergere in un unico flusso di suggestioni che vira in un simbolismo di alto magistero artistico. L'uso del metacinema vivace, creativo, visivamente geniale, nonostante il tono sommesso e malinconico che accompagna l'intera opera. Oscar un simbolo dell'uomo moderno, tutti noi e nessuno di noi, e la sua elevata presenza scenica pari solamente alla sua disperata solitudine. Holy Motors un indimenticabile film d'autore che potrebbe piacere anche ai mainstreamers, a patto che depongano le "armi" e si abbandonino alla sua malia straniante, lasciandosi trasportare, come Oscar, dalla bianca limousine nella notte parigina: alla ricerca di se stessi, ma disposti a perdersi. Perch il vero piacere nel viaggio, pi che nella meta.

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    Solo Dio perdona (2013) di Nicolas Winding Refn

    B movie patinato e pretenzioso che ambisce ad essere, ma riuscendovi solo in parte, un apologo puro (nel senso di essenziale) sugli abissi della violenza. Narrativamente scarno e stilisticamente raffinato, con una cura estrema dei colori e della fotografia che cercano l'estetizzazione suprema del gesto violento, esaspera al massimo livello il discorso visuale gi visto in Drive. E' uno spaccato brutale e monocorde dei cupi mondi "sotterranei" di una Bangkok, un po' Sodoma e un po' Gomorra, in cui la crudelt prevale su ogni cosa e l'unico che si trova a suo agio il Diavolo (Vithaya Pansringarm). Gli aspetti psicologici pi interessanti, come la probabile impotenza del protagonista (Ryan Gosling) o il suo rapporto morboso con la tirannica madre (Kristin Scott Thomas), sono solo abbozzati e restano appena in superfice, alla maniera di Refn, manierista radicale perennemente a rischio di esercizio di stile. E questo film non fa eccezione, anzi la sua greve seriosit non favorisce l'indulgenza del giudizio. Come gi visto in altre sue pellicole Refn dice ben poco, ma lo dice bene.




    e con questo vi saluto, vi ringrazio della partecipazione e vi auguro una BUONA PASQUA

    pace e bene!
    "Per quel che mi riguarda Morricone il mio compositore preferito e quando parlo di compositore non intendo quel ghetto che la musica per il cinema ma sto parlando di Mozart, di Beethoven, di Schubert." (Quentin Tarantino)

  6. #1605
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2015 (1 semestre)

    Grazie Ros e complimenti ai 3 cinefili + lode per il grande Wrong !!!!
    Mi associo agli auguri


  7. #1606
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    dato che Key ha detto che dovrebbe rientrare domani, tanto vale aspettarlo...

    la nuova manche la metter online quindi domattina

  8. #1607
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    ...andiamo dunque con la nuova manche che ...

     

    Indovina il Film

    ed eccovi il primo frame: (click sull'immagine per ingrandirlo)

     






    Riepiloghi: (click sulle immagini per ingrandirle)

     




    p.s.: ovviamente avete a disposizione i soliti 5 tentativi a testa prima di ogni mio intervento con indizi o azzeramento counter...



  9. #1608
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2015 (1 semestre)

    ciao cinefili

    wrong per la nuova manche

    inizio io


    1) Un'ottima annata - A Good Year
    "Per quel che mi riguarda Morricone il mio compositore preferito e quando parlo di compositore non intendo quel ghetto che la musica per il cinema ma sto parlando di Mozart, di Beethoven, di Schubert." (Quentin Tarantino)

  10. #1609
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    a tutti

    Grazie Wrong...

    1) Jersey Girl

  11. #1610
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    ciao carissimi

    1) Saturno contro

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