Sempre più strano il mondo lavorativo in Italia, c'è chi suicida perchè non ha lavoro, chi non studia nè lavora, chi, sono anni che si gode la pensione, avendo lavorato solo i famigerati 19 anni sei mesi ed un giorno e chi muore d'infarto perchè di lavoro ne aveva troppo.
La responsabilità, però, della morte per attacco cardiaco di un dirigente di una nota azienda di telecomunicazioni è,da imputare alla ditta, che è stata condannata a pagare, ai famigliari della vittima, un risarcimento di 850 mila euro.
Secondo la famiglia della vittima, il dirigente si era trovato a dover operare in "condizioni di straordinario aggravio fisico": l'attività lavorativa "si era intensificata fino a raggiungere ritmi insostenibili", con una media di "circa 11 ore giornaliere" e con il "protrarsi dell'attività a casa e fino a tarda sera".
La ditta aveva cercato di giustificarsi, dando la colpa al dipendente, particolarmente legato al suo lavoro e che non avrebbe palesato i suoi disturbi, ma la Cassazione, come detto, ha dato ragione alla famiglia.
Nella sentenza, fra l'altro c'è scritto " "La responsabilità del modello organizzativo e della distribuzione del lavoro, fa carico alla società".
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Mi sembra un giusto e doveroso riconoscimento, fra i tanti eroi negativi presenti nella nostra società nei confronti di una persona, talmente responsabile ed attaccata al suo lavoro da arrivare a morirne.