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Discussione: L'Angolo del Cinefilo - 2014 (1 semestre)

  1. #2601
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    ciao a tutti...
    Il paziente inglese

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  3. #2602
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    ciao Shiny

    Al di l delle nuvole

  4. #2603
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    ciao key
    Dovrei averlo trovato...
    Luna di Fiele

  5. #2604
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2014 (1 semestre)



    ALT !!!





    la proclamazione dopo le 14
    "Per quel che mi riguarda Morricone il mio compositore preferito e quando parlo di compositore non intendo quel ghetto che la musica per il cinema ma sto parlando di Mozart, di Beethoven, di Schubert." (Quentin Tarantino)

  6. #2605
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2014 (1 semestre)

    Citazione Originariamente scritto da shiny Vedi messaggio
    Luna di Fiele
    giusto!

    dunque ce la siamo cavata in un giorno circa quindi non mi sbagliavo nel ritenere questa griglia pi "semplice" rispetto ai miei standard

    comunque siete stati tutti molto bravi come sempre


    ed ecco la griglia finale:




    ecco i titoli indovinati:


    A1 - I giorni del cielo (1978) di Terrence Malick (wrong)
    A2 - Bande part (1964) di Jean-Luc Godard (Niki)
    A3 - La finestra di fronte (2003) di Ferzan Ozpetek (Key)
    A4 - L'ultimo dei Mohicani (1992) di Michael Mann (Shiny)
    B1 - Cantando sotto la pioggia (1952) di Stanley Donen, Gene Kelly (wrong)
    B2 - Testimone d'accusa (1957) di Billy Wilder (Key)
    B3 - Closer (2004) di Mike Nichols (Mnemo)
    B4 - Luna di Fiele (1992) di Roman Polansky (Shiny)
    C1 - Gilda (1946) di Charles Vidor (Key)
    C2 - Colazione da Tiffany (1961) di Blake Edwards (wrong)
    C3 - L'uomo che uccise Liberty Valance (1962) di John Ford (Key)
    C4 - Titanic (1997) di James Cameron (Niki)
    D1 - Proposta indecente (1993) di Adrian Lyne (Niki)
    D2 - La piscina (1969) di Jacques Deray (wrong)
    D3 - Quell'oscuro oggetto del desiderio (1977) di Luis Buuel (Arma)
    D4 - Lolita (1962) di Stanley Kubrick (Arma)


    ed il punteggio finale:


    Key ---> 13 punti (4 caselle + bonus TRIS)
    wrong ---> 8 punti
    Niki ---> 6 punti
    Shiny ---> 4 punti
    Arma ---> 4 punti
    Mnemo ---> 2 punti


    dunque Key si aggiudica la manche e condurr la prossima, credo luned a questo punto


    ed infine il mio commento sui 16 film della griglia, per chi fosse interessato

     

    Immagine ridotta

    Gilda (1946) di Charles Vidor

    Melodramma nero, dall'intreccio improbabile e dalle atmosfere conturbanti, interamente costruito sul corpo statuario della splendida Rita Hayworth che, sulle note sensuali di Amado mio fece impazzire il mondo intero e divenne un'icona del divismo femminile. La carica erotica della Hayworth, nel ruolo che la render eterna, ineguagliabile, ma va segnalata, altres, la sua fiera determinazione nel cercare di opporsi al ruolo di desiderabile "oggetto" che la storia sembra averle riservato, autentica antesignana dell'eroina sexy moderna. Come si suol dire in questi casi la Hayworth vale, da sola, il prezzo del biglietto per un film affascinante ma imperfetto.

    Immagine ridotta

    Cantando sotto la pioggia (1952) di Stanley Donen, Gene Kelly

    Straripante miscela di musical, commedia, ironia, dinamismo, giustamente passata alla storia come la pi grande commedia musicale della vecchia Hollywood. Sfarzoso nei toni, elegante nella messa in scena, si avvale di coreografie di ballo straordinarie, invenzioni visive geniali, canzoni rimaste scolpite nel tempo ed inserti comici di contagiosa intensit. Nel grande cast brillano Gene Kelly (anche regista), Cyd Charisse, Debbie Reynolds e Donald O'Connor. Nel suo genere un capolavoro assoluto, incredibilmente snobbato agli Oscar.

    Immagine ridotta

    Testimone d'accusa (1957) di Billy Wilder

    Tra i tanti capolavori di Wilder, maestro della commedia sofisticata ma che ha lasciato un'impronta indelebile nel genere noir con alcune pietre miliari, , senza dubbio, quello pi spiazzante: per il ritmo serrato che incolla lo spettatore alla poltrona, per il perfetto meccanismo geometrico di costruzione della suspense che trova la sua apoteosi nel memorabile finale a sorpresa, per la strisciante sensazione di ambiguit dei personaggi e delle situazioni, abilmente sospesa sul filo dell'inganno, da sempre ossessione del grande regista. Sceneggiatura di ferro, regia magistrale e cast superlativo in cui brillano il sornione Charles Laughton e la magnetica Marlene Dietrich, che finiscono per mettere parzialmente in ombra il pur bravo Tyrone Power. Tratto da un'opera teatrale di Agatha Christie il padre indiscusso del genere legal thriller. Da non perdere.

    Immagine ridotta

    Colazione da Tiffany (1961) di Blake Edwards

    Pietra miliare della commedia sentimentale hollywoodiana, tratto da un romanzo di Truman Capote e diretto brillantemente da Blake Edwards. Ha imposto definitivamente la diva Audrey Hepburn come icona di stile e seduzione, irresistibile miscela di fascino, sensualit e tenerezza. E' un classico intramontabile in cui l'inevitabile ingenuit di situazioni e dialoghi viene riscattata dagli incontestabili punti di forza: il magnetismo della Hepburn, l'indimenticabile Moon River di Henry Mancini e la frizzante carica sensuale voluta da Edwards. Pu essere considerato, a tutti gli effetti, come il manifesto di una certa epoca d'oro della commedia americana.

    Immagine ridotta

    Lolita (1962) di Stanley Kubrick

    Dallo "scandaloso" romanzo omonimo di Vladimir Nabokov, Kubrick ha tratto un glaciale trattato sull'ossessione sessuale, in cui le evidenti morbosit della vicenda sono stemperate da toni da black comedy o da invenzioni registiche che trovano compimento nel finale, tragico ed inevitabile, anteposto come prologo a scopo "rassicurante". Sebbene non sia il miglior film del grande regista americano impossibile non evidenziare la sua assoluta padronanza del mezzo, la perfezione nel controllo degli spazi scenici e dei tempi narrativi, la densit drammaturgica abilmente equilibrata nonostante il materiale di partenza "esplosivo", la capacit di tenere a freno un istrione naturale come Peter Sellers che qui ci offre una delle sue intepretazioni pi intense. Non fu compreso dai critici del suo tempo ma stato oggetto di inevitabile rivalutazione nel corso dei decenni. Ha avuto un debole remake di Adrian Lyne nel 1997.

    Immagine ridotta

    L'uomo che uccise Liberty Valance (1962) di John Ford

    Western di rottura, in forma di elegia malinconica, che risente fortemente dei cambiamenti portati nel genere da Sam Peckinpah e con cui il leggendario John Ford prende ufficialmente le distanze dalla sua "creatura". Tra toni autunnali, eroi stanchi e la civilt dell'est che avanza inesorabile sulla vecchia frontiera selvaggia dell'ovest, questo film epitaffio sancisce, romanticamente, la falsit della leggenda del vecchio West (ma anche la sua necessit), con toni mesti che inclinano ormai pi al lamento funebre che all'esaltazione mitologica. Impaginato in un elegante bianco e nero il film vanta un cast stellare: John Wayne, James Stewart, Vera Miles e Lee Marvin. Da qui a due anni uscir Per un pugno di dollari di Sergio Leone ed il vecchio eroico western fordiano sar finito per sempre.

    Immagine ridotta

    Bande part (1964) di Jean-Luc Godard

    Tratto da un racconto noir (Fool's Gold) di Dolores Hitchens, fu girato da Godard con pochi mezzi, spirito "amatoriale" ed una consapevole aria da B movie. Film briccone animato da personaggi bricconi, irresistibili canaglie intrise di disarmante malinconia e di quella sfacciata impudenza tipica dei giovani francesi degli anni '60. Frammentario nella struttura ed incerto nella direzione, divenne uno dei simboli pi vividi della Nouvelle Vague, a causa della contagiosa carica energica irradiata dai tre protagonisti e dell'estro burlesco di Godard che sa trasformare una squallida storia di follia giovanile in un disinvolto elogio della ribellione, sospeso tra poetico e populista. Film di culto per cinefili e cineasti, ad esempio Quentin Tarantino che ne ha scelto il titolo come nome della sua casa di produzione o che ne ha rifatto, pari pari, la scena del ballo in Pulp Fiction. Ed anche il "sodale" Bertolucci ha pagato il suo definitivo tributo al maestro Godard omaggiando ripetutamente il film nel recente The dreamers. La celeberrima scena della visita "di corsa" al Louvre fu aggiunta da Godard per allungare "il brodo", vista l'esigua durata della pellicola.

    Immagine ridotta

    La piscina (1969) di Jacques Deray

    Torbido dramma erotico in cui il gioco delle coppie, che si incontrano e si scontrano, solo il pretesto per dissimulare fallimenti, antichi rancori, debolezze, delusioni mai sopite. Ben poco viene spiegato allo spettatore perch il film tutto giocato sulle atmosfere, sull'ambiguo e sul non detto, attraverso personaggi simbolici e monodimensionali che funzionano meglio nel gioco d'insieme. La regia di Deray compita nell'assecondare la sensualit degli attori ed il meccanismo della suspense regge bene fino ad un finale che lascia interdetti. A parte le splendide protagoniste, Romy Schneider e Jane Birkin, da segnalare Delon all'apice del suo fascino "maledetto". Ha i suoi ammiratori ma un film riuscito solo a met.

    Immagine ridotta

    Quell'oscuro oggetto del desiderio (1977) di Luis Buuel

    Straordinaria opera ultima del Maestro Buuel, che ci regala il suo film-testamento come suggello definitivo della sua arte. Liberamente tratto dal romanzo La donna e il burattino di Pierre Lous, un racconto onirico a pi livelli denso di simboli, metafore, trappole narrative, ribaltamenti di evidente natura psicoanalitica. Ad un certo livello pu essere letto come disordinato apologo sul desiderio sessuale non corrisposto e, quindi, sulla frustrazione che ne deriva e che diviene, inconsciamente, rottura dell'io e perdita del senso di "realt". Ma, come sempre in Buuel, tutto assai pi ambiguo, pi complesso, al punto che cercare di "spiegare" razionalmente il film significa mortificarne la portata visionaria e la natura surreale. Geniale la scelta di ribaltare il senso del romanzo ispiratore, mostrando gli "eventi" dal punto di vista del "burattino". Il personaggio femminile di Conchita, oggetto e fonte del desiderio del titolo, interpretato da due attrici diverse, Carole Bouquet e ngela Molina, a seconda del differente livello di percezione della "realt" da parte del protagonista Mathieu (Fernando Rey). La libert espressiva e la straordinaria capacit di controllo della materia filmica raggiunte dal grande regista spagnolo non possono che suscitare ammirazione. Forse solo Pier Paolo Pasolini e John Huston hanno chiuso la loro carriera con opere di analoga grandezza e di altrettanta incisivit simbolica.

    Immagine ridotta

    I giorni del cielo (1978) di Terrence Malick

    Capolavoro di Malick che trasforma una squallida storia di disperati reietti in una saga rurale di stupefacente impaginazione estetica e dal potente respiro epico. L'incanto delle immagini assoluto, per molti (me compreso) la fotografia di questo film, curata da Nestor Almendros, la pi bella mai vista sul grande schermo ed il connubio con la raffinata colonna sonora di un ispiratissimo Ennio Morricone regala momenti di assoluta poesia, tra i pi alti nel cinema del Maestro texano. Rappresentato come una sontuosa opera pittorica di superiore espressivit artistica, un melodramma introspettivo sospeso tra opportunismo e ribellione, cinismo e feudalesimo. Ma la sua componente pi intima ha a che fare con la rottura: lo strappo tra ordine sociale ed ordine naturale, gi visto, a livello seminale, nel precedente Badlands. Malick un poeta delle immagini, in cui la sospensione simbolica viaggia insieme all'incanto visivo, e quando questo si traduce in concreta densit espressiva abbiamo il capolavoro, come in questo caso. A mio avviso il suo film migliore dopo The thin red line.

    Immagine ridotta

    L'ultimo dei Mohicani (1992) di Michael Mann

    Grande avventura epica sentimentale dal ritmo incessante e dal pi veloce, esattamente come il carismatico protagonista interpretato da Daniel Day-Lewis che corre agile tra i fitti boschi del Nord America sulle note di una travolgente colonna sonora. Pi che un affresco storico Mann fa un sontuoso film d'azione basato sulla bellezza delle immagini, sulla splendida fotografia del nostro grande Dante Spinotti che esalta gli straordinari scenari naturali delle Blue Ridge Mountains (Carolina del Nord), sulle atmosfere selvagge, sul ruvido fascino di Day-Lewis e sull'incedere frenetico dettato dalle musiche di Randy Edelman e Trevor Jones. Volutamente frettoloso sugli aspetti storico politici e sulla psicologia dei personaggi, il film mette al centro la storia d'amore tra la bella inglese e l'impavido "selvaggio" e garantisce un vigoroso intrattenimento fino al finale struggente che chiarisce senso e titolo dell'opera. Per amanti dell'avventura selvaggia.

    Immagine ridotta

    Luna di Fiele (1992) di Roman Polansky

    E', probabilmente, il film pi nero del grande regista polacco, da sempre ossessionato da temi come il lato oscuro della sessualit o il rapporto tra sesso e potere. Al di l dell'aspetto erotico, indubbiamente forte e con picchi di morbosit, un film sull'ossessione, sulla disperazione interiore e sul senso di possesso: alla maniera dell'ultimo Pasolini, il sesso diviene un simbolo di potere ed il corpo il suo dolente "territorio" di insano dominio. Il sadico protagonista (Coyote) e la sua conturbante musa (Seigner, moglie del regista) ci accompagnano in un vortice di disperata perversione, in un "cupio dissolvi" che non pu che condurre all'inevitabile finale che, nonostante tutto, riserva anche qualche "sorpresa". Malgrado qualche scena di pregevole fattura ed alcuni sapienti tocchi di regia, un film con troppo livore, la cui carica morbosa finisce per debordare in un triste spettacolo "a tesi".

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    Proposta indecente (1993) di Adrian Lyne

    Grande successo di pubblico per un melodramma, improbabile ed inopinato, costantemente incerto tra sentimentalismo e trasgressione pruriginosa. Niente di pi del solito erotismo patinato di Adrian Lyne, ma con personaggi pi deboli e meno interessanti del solito. Si salva appena un luciferino Redford a cui l'et ha donato la sicurezza ed il fascino dei potenti. Il finale maldestro rivela la natura ingannatoria della pellicola e la sua totale mancanza di personalit. Da evitare come la peste.

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    Titanic (1997) di James Cameron

    Kolossal smisurato che coniuga dramma, azione e sentimento sullo sfondo della pi celebre tragedia navale della storia: l'affondamento del Titanic, avvenuto il 15 aprile 1912 al largo di Terranova. E', probabilmente, il film pi famoso e pi visto del cinema moderno che ha reso Leonardo DiCaprio e Kate Winslet divi all'improvviso ed icone romantiche, travolgendoli con un successo "oceanico". Megalomane come il suo regista un imponente spettacolo visivo la cui anima, fragile, una storia d'amore improbabile, zuccherosa e strappalacrime, costruita a puntino per commuovere il mondo attraverso scene madri ad effetto. Ma il resto autentica magia per gli occhi: dalla perfetta ricostruzione storico ambientale alla cura maniacale degli interni, degli arredi e degli orpelli della grande nave, dalle sequenze di ampio respiro ai drammatici istanti dell'affondamento, ricreati con prodigiosi effetti speciali. E come non citare la stupefacente (e reale) discesa negli abissi, del mare e del tempo, alla ricerca del vecchio relitto abbandonato a circa quattromila metri di profondit. Cameron ci riporta tutti sul Titanic, insieme alla vecchia Rose, su questa fittizia giostra dei sogni, luminosa fiera viaggiante di vanit e di illusioni e, visti gli incassi, senza alcun timore di iceberg. Il risultato complessivo un elefantiaco "parco dei divertimenti" in cui tutto abbonda: spettacolo, retorica, amore, illusione, magnificenza, furbizia, incanto, tragedia. Su questo enorme blockbuster si pu dire tutto e il contrario di tutto, ma non se ne pu negare la funzione intrattenitrice che risponde ad uno dei requisiti principali del cinema delle origini: creare uno "spettacolo spettacolare".

    Immagine ridotta

    La finestra di fronte (2003) di Ferzan Ozpetek

    Dramma sentimentale a due livelli: quello della memoria, attraverso il ricordo di un amore perduto e proibito da parte di un anziano (Massimo Girotti) che soffre di amnesie, e quello del presente, attraverso un prevedibile triangolo amoroso Nigro-Mezzogiorno-Bova. La prima parte la migliore. Ozpetek fa quello che sa fare: molti personaggi, molti sentimenti e un po' di verace folklore ma solo grazie al personaggio di Girotti, che emana un'austera saggezza antica, che il film riesce a trasmettere sprazzi di sincera umanit, elevandosi dalla sua dimensione di ordinaria banalit. Buon successo di pubblico per un film mediocre.

    Immagine ridotta

    Closer (2004) di Mike Nichols

    Mel "da camera", cinico e verboso, che intreccia le vite di due uomini e due donne in un gioco al massacro di tradimenti, attrazioni, debolezze, passioni ed incomprensioni, sempre sul filo del moderno egoismo edonistico occidentale. In un mondo frenetico e tecnlogico che viaggia a mille all'ora non c' pi tempo per l'amore ma solo per pillole di fugace "piacere". Ereditando l'impianto teatrale dalla piece da cui tratto, un film d'attori, non sempre equilibrato, con un cast stellare in cui spiccano l'audace Clive Owen e la sensuale Natalie Portman. Convincente Jude Law, un po' spaesata la Roberts. Regia accademica di Nichols.




    un saluto circolare
    Ultima modifica di Strider; 21-03-14 alle 14: 28.
    "Per quel che mi riguarda Morricone il mio compositore preferito e quando parlo di compositore non intendo quel ghetto che la musica per il cinema ma sto parlando di Mozart, di Beethoven, di Schubert." (Quentin Tarantino)

  7. #2606
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    grazie Fox,bella griglia e non lo dico perch ho vinto :-)

    allora per la prossima luned appena mi sar possibile,credo il solito indovina il fotogramma perch oramai quello so fare :-)

  8. #2607
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    Felice come al solito per Key

    confesso che durante la pausa "forzata" tifavo per lui

    degli altri che eran rimasti, ero arrivato in nottata anche a "Lolita" per l'appunto per via del palcoscenico de "Il bacio dell'assassino" tant' che mi son messo le mani nei capelli quando Key l'ha "ciccato" (mi stupisco di non aver ricondotto quel frame a "Bande part" dato che nell'ultimo anno e mezzo l'ho visto ben 2 volte )

    concordo in pieno con la fotografia del film di Malick (di altrettanto emozionante ricordo solo quella de "El Sur" di Erice )

    mo' a meno che non ci prepari un "trappolone" sicuramente Key ci proporr qualcosa di "attentamente ricercato"

  9. #2608
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    Complimenti sinceri a Key che qui si trova piu' a suo agio e un grazie a Ros per aver saputo imbastire una manche diversa ma non per questo meno valida delle altre, anzi

    a tutti

  10. #2609
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    Faccio i complimenti a key con un giorno di ritardo vittoria meritata e solita grande conoscenza dei "classici"
    Vediamo cosa ci proporrai luned visto che le tue manche non sono mai banali

    Nel frattempo mentre fuori piove e la cosa mi intristisce parecchio provo a riempire la pausa con un po' di note gentilmente offerte dal tubo e a fare un po' di promozione (che poi era quello che volevo fare fin dal mio arrivo qui).
    Vi ho detto gi altre volte di quanto il movimento cinematografico spagnolo sia vivo e insieme ad un gruppo di validi cineasti sta emergendo una generazione di musicisti incredibilmente talentuosi. Questa volta vi propongo Csar Benito, autore che nemmeno io conoscevo prima di incappare in ci che probabilmente uno dai lavori migliori del 2013, lo sceneggiato televisivo "El Tiempo Entre Costuras", basato sull'omonimo romanzo ambientato ai tempi della guerra civile spagnola. Scordatevi l'appestante "Il segreto" ora in onda sulle nostre reti, questo tutto un altro tipo di prodotto.
    Lo so, non un film e non so se lo vedremo mai, ma per farvi un'idea provate a farvi trasportare dalle note di Benito...

    Sira's Theme
    Madrid

    Buona domenica

  11. #2610
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    'sera

    in questo periodo sto recuperando molti film in home video

    di Rush ho gi detto qualche giorno fa, invece l'altra sera ho guardato The counselor di Ridley Scott che mi incuriosiva soprattutto per la sceneggiatura di Cormac McCarthy (che in generale mi piace) e per il grande cast. Ebbene:

    un algido noir tutto costruito sui contrasti: dalla solarit delle ambientazioni (quel "mexican border" dominato dai cartelli del narcotraffico) alla glaciale architettura degli ambienti interni, dall'opulenza americana alla povert messicana, dall'aspetto "giusto" e cool dei personaggi principali al degrado morale che li contraddistingue, sotto l'egida dell'avidit. Come sempre in McCarthy il mondo appare in balia della violenza e le situazioni estreme servono a mettere alla prova i protagonisti ponendoli di fronte a tragiche scelte in cui si riveler la loro debolezza, in accordo al radicale pessimismo dell'autore di No country for old men. Ma i problemi di questo film risiedono nell'impianto eccessivamente verboso e nella costante esasperazione di dialoghi e situazioni alla ricerca della frase o della scena ad effetto, fino a scadere in un artificioso parossismo. Tutto sembra molto costruito, molto "recitato", molto programmatico, persino le scene di sesso (che dovrebbero rappresentare un momento sincero e liberatorio) appaiono artefatte. Il cast stellare sembra un po' sprecato tra le luci e le ombre del film: sotto tono Fassbender, forse a causa del personaggio che , di fatto, un idiota, macchiettistico Bardem, decorativa la Cruz, posticcio Brad Pitt, di cui ci si ricorder solo per la scena finale. Sopra la (sua) media la Diaz nel ruolo, centrale, della dark lady: creatura sensuale e luciferina che muove tutto a proprio piacimento.

    Le cose migliori del film risiedono in ci che non si vede: il "cartello", forza malefica invisibile ma onnipresente, pronta a colpirti quando meno te lo aspetti proprio come il fato ineffabile a cui non si pu sfuggire ed anche un dvd che non ha bisogno di essere mostrato perch va troppo al di l di ci che l'umana pietas pu tollerare. In un generale senso di incompiuto o di sprecato la tragica escalation finale ha la forza di un maglio che ci lascia senza fiato, come un cappio di metallo che si stringe, inesorabile, intorno alla gola. Altrettanto artificiosa (ma stavolta assai efficace) l'idea del bolito, la terribile arma di morte del "cartello" inventata da McCarthy. Ridley Scott ha perso, ormai da tempo, la giusta ispirazione. Sono anni che dico che non fa un film degno del suo nome da Thelma & Louise. Questo qui un tantino sopra la media degli ultimi fiaschi ma siamo comunque lontani anni luce dal miglior Ridley Scott. Che peccato!

    Ultima modifica di Strider; 23-03-14 alle 00: 53.
    "Per quel che mi riguarda Morricone il mio compositore preferito e quando parlo di compositore non intendo quel ghetto che la musica per il cinema ma sto parlando di Mozart, di Beethoven, di Schubert." (Quentin Tarantino)

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