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Discussione: L'Angolo del Cinefilo - 2013 (2° semestre)

  1. #1801
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2013 (2° semestre)

    mah... la spaak è francese naturalizzata... proviam lo stesso...

    1) La parmigiana

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  3. #1802
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2013 (2° semestre)

    2)La donna scimmia ?

  4. #1803
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    2) Totòtruffa '62

  5. #1804
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    2) L'arcidiavolo

  6. #1805
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    Boh
    1) Gli anni ruggenti

  7. #1806
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    Citazione Originariamente scritto da keyser_soze60 Vedi messaggio
    2)La donna scimmia ?
    ce l'abbiamo fatta!

    a più tardi per riepiloghi, punteggi e commento ai film

    se dovesse essere "troppo più tardi" allora ... Key, pensa pure alla prossima manche perchè tocca a te!


    stay tuned!
    "In Italia io e Terence Hill semplicemente non esistiamo, nonostante la grande popolarità che abbiamo anche oggi tra i bambini e i più giovani. Non ci hanno mai dato un premio, non ci invitano neppure ai festival." (Bud Spencer)

  8. #1807
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    come non detto...

  9. #1808
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    Una bolla di sapone in punta di spillo
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    Grazie Ros, bella manche
    Complimenti a Key che non sapevo così "vintage" ferrato e.....complimenti a me stesso per i primi punticininini di questo anno

    a tutti

  10. #1809
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2013 (2° semestre)

    'sera

    ed eccoci dunque all'atto conclusivo di questa griglia dedicata alla Commedia all'italiana

    ecco la griglia finale:




    ecco i titoli indovinati:

    A1 - C'eravamo tanto amati (1974) di Ettore Scola (Nikita)
    A2 - Un americano a Roma (1954) di Steno (KEY)
    A3 - La donna scimmia (1963) di Marco Ferreri (Key)
    A4 - Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata (1971) di Luigi Zampa (wrong)
    A5 - Amici miei (1975) di Mario Monicelli (Lizard)

    B1 - Guardie e ladri (1951) di Mario Monicelli, Steno (ARMA)
    B2 - I mostri (1963) di Dino Risi (KEY)
    B3 - La ragazza con la pistola (1968) di Mario Monicelli (Shiny)
    B4 - Profumo di donna (1974) di Dino Risi (KEY)
    B5 - La grande guerra (1959) di Mario Monicelli (Nikita)

    C1 - I complessi (1965) di Luigi Filippo D'Amico, Dino Risi e Franco Rossi (wrongway)
    C2 - L'armata Brancaleone (1965) di Mario Monicelli (Shiny)
    C3 - Miracolo a Milano (1951) di Vittorio De Sica (wrong)
    C4 - Un borghese piccolo piccolo (1977) di Mario Monicelli (KEY)
    C5 - Lo scopone scientifico (1972) di Luigi Comencini (KEY)

    D1 - Io la conoscevo bene (1965) di Antonio Pietrangeli (Shiny)
    D2 - I vitelloni (1953) di Federico Fellini (KEY)
    D3 - Il medico della mutua (1968) di Luigi Zampa (Niki)
    D4 - I soliti ignoti (1958) di Mario Monicelli (KEY)
    D5 - Fantozzi (1975) di Luciano Salce (wrongway)

    E1 - Mimì metallurgico ferito nell'onore (1972) di Lina Wertmüller (Shiny)
    E2 - Il vigile (1961) di Luigi Zampa (Lizard)
    E3 - Il sorpasso (1962) di Dino Risi (Nikita)
    E4 - Divorzio all'italiana (1961) di Pietro Germi (KEY)
    E5 - Una vita difficile (1961) di Dino Risi (KEY)



    ecco i punteggi finali:

    Keyser 20 punti + 7 di bonus poker = 27 punti
    wrongway 8 punti
    Nikita 8 punti
    Shiny 8 punti
    Lizard 4 punti
    Arma 2 punti

    ed infine un mio commento, per chi fosse interessato, ai film scelti per questa griglia:

     


    Immagine ridotta

    Guardie e ladri (1951) di Mario Monicelli, Steno

    Commedia amara e riflessiva (in accordo allo stile dei suoi due registi) che stinge nel neorealismo e che fu molto apprezzata da pubblico e critica (solitamente ostile verso Totò ed i comici in genere). La storia del ladro Totò a cui la guardia Fabrizi dà la caccia per riscattare uno smacco subito, si trasforma in un confronto umano tra i due personaggi, che colpì tutti per l'abilità nel conciliare umorismo, penetrazione psicologica e descrizione del contesto sociale. Fu il film che spinse Totò verso il filone neorealista.


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    Miracolo a Milano (1951) di Vittorio De Sica

    Film cruciale, e nodale, nella filmografia di De Sica. E' una favola gentile e surreale, sebbene fortemente ancorata alle problematiche sociali dell'epoca, che segnò il passaggio del grande regista dal neorealismo alla "commedia". Attraverso un innovativo (e visionario) uso della dimensione fantastica si celebra la poesia della povertà con toni che oggi sarebbero definiti "spielberghiani". Fu premiato a Cannes con la Palma d'Oro. Ha, evidentemente, poco a che fare con la "Commedia all'italiana" ma l'ho voluto citare perchè costituisce un unicum nella nostra commedia. Dopo questo film De Sica approderà totalmente alla commedia popolare e popolaresca.


    Immagine ridotta

    I vitelloni (1953) di Federico Fellini

    Opera atipica e spiazzante per l'epoca, superò le iniziali perplessità, imponendosi come il frutto di un autore importante ed originale e un nuovo modello di cinema intimistico ed autobiografico, capace per virtù stilistiche, sincerità di ispirazione ed universalità dei contenuti, di affermarsi e farsi capire dal pubblico di tutto il mondo, nonostante la forte connotazione italiana della vicenda (questa caratteristica, comune alle opere successive, farà di Fellini l'autore nazionale più apprezzato all'estero). La storia dei cinque amici, giovani fannulloni di provincia, la cui vita trascorre tra scherzi goliardici e inutili speranze, ha influenzato numerosissime pellicole in diversi paesi, come Calle Mayor in Spagna (1955, di J.A. Bardem), Giovani mariti in Italia (1958, di Bolognini), e, in America, Mean Streets (1972, di Scorsese) American Graffiti (1973, di George Lucas) e All American Boys (1979, di Yates), solo per citare le più importanti. E' la pellicola nella quale emergono numerosi temi ricorrenti (di ispirazione prevalentemente autobiografica) nella filmografia di Fellini, come la poetica della memoria, l'influenza del contesto familiare e dell'educazione cattolica, la monotonia e la ristrettezza culturale della vita di provincia, la smania di evasione e le aspirazioni frustrate. E' anche il film in cui Sordi (fino ad allora inviso al grande pubblico) comincia a mettere a punto il proprio personaggio cialtronesco, cinico e meschino, già inaugurato ne Lo sceicco bianco, ponendosi in controtendenza rispetto agli stereotipi del protagonista bello, leale, aitante, allora in voga. Vista la grandezza dell'Autore la mera definizione di commedia può apparire riduttiva, ma questo capolavoro, per il cinismo e la cialtroneria dei personaggi, può essere considerato un nobile precursore della Commedia all'italiana.


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    Un americano a Roma (1954) di Steno

    Vivace precursore della Commedia all'italiana firmato da Steno. Nonostante il tono popolaresco seppe cogliere efficacemente l'aria dei tempi, offrendone un pittoresco campionario di mode e gusti più articolato di altre pellicole coeve di apparente maggior impegno. E' il film che lanciò definitivamente Alberto Sordi come stella di prima grandezza della commedia italiana imponendo lo storico personaggio di Nando Moriconi, da lui già interpretato nel precedente Un giorno in pretura, ragazzotto romano "burino", loquace e fanatico della moda americanofila dell'epoca. La famosa scena dei "maccaroni" è rimasta scolpita nell'immaginario collettivo.


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    I soliti ignoti (1958) di Mario Monicelli

    Per molti è l'iniziatore del genere "Commedia all'italiana": capolavoro di Monicelli che mette in campo la più famosa squadra di ladri del cinema italiano. Film nato senza particolari ambizioni (doveva essere solo una parodia del celebre Rififì di Dassin, come si usava all'epoca nei confronti di film di successo), ma dotato di una sceneggiatura rifinitissima e di un cast stratosferico (il famoso Totò accanto a un inedito Gassman brillante, e ad attori allora emergenti come Mastroianni, Salvatori e le giovanissime Claudia Cardinale e Carla Gravina). E' una commedia divertentissima che si avvale della magistrale orchestrazione di Monicelli (autentico maestro nel campo) e delle caratterizzazioni dei personaggi, con la geniale invenzione di nuovo attore comico (in grado di reggere il confronto con l' "unicum" Sordi), Vittorio Gassman. Gassman aveva un lungo percorso di interprete alle spalle, prestigioso in campo teatrale (Shakespeare, Alfieri, la tragedia greca) e controverso in campo cinematografico (avendo girato numerosissimi film, avventurosi o drammatici, spesso in ruoli da "vilain" come in Riso amaro 1949, di De Santis, e poi anche negli USA, ma senza mai sfondare). Era stimato, ma considerato "antipatico" (come il Sordi degli inizi), fin quando, all'improvviso, il personaggio de I soliti ignoti lo lanciò verso una nuova e felicissima carriera nella commedia, aprendo la strada ad altri attori che furono "scoperti" in quegli anni, da Tognazzi (recuperato dal varietà e dai film comici in coppia con Raimondo Vianello) a Manfredi, anch'egli pescato da parti di fianco in commediole farsesche.


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    La grande guerra (1959) di Mario Monicelli

    Capolavoro coraggioso di Monicelli che, come segno evidente della maturazione del genere Commedia all'italiana, riesce ad affrontare argomenti tragici (fino ad allora solo celebrati da scialbe agiografie) con gli strumenti della commedia. In questo film Monicelli riesce ad operare una rilettura critica (e dolorosa) dei massacri di poveri proletari durante al guerra del '15-'18, rimuovendo molti tabù patriottardi e vincendo persino un Leone d'oro a Venezia. Grande cast ma su tutti rifulge il talento di Sordi nel conciliare comicità, riflessione e dramma. E' da notare, a questo proposito, che la felicità espressiva e la spinta creativa che investirono il nostro intero cinema in quel periodo, produssero non solo film eccezionali, ma aiutarono il pubblico a riflettere su aspetti della storia (ma anche della cronaca, del costume e della società in genere), senza pesantezze seriose, ma con gli strumenti ad esso più graditi della satira e del divertimento (che peraltro, nella commedia "all'italiana", non è quello precipuamente incline all'evasione delle commedie "all'americana", e questa è una differenza sostanziale). Un altro capolavoro affine a questo è Tutti a casa di Comencini.


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    Il vigile (1961) di Luigi Zampa

    Dal veterano Luigi Zampa arriva un'altra formidabile interpretazione di Sordi ed un'altra esilarante commedia di costume, ispirata a un caso di cronaca reale (un vigile insultato per avere osato multare una "autorità"). Al di là del tono leggero e di diverse cadute di stile, va elogiato il coraggio di cominciare a sgretolare il muro di pomposa ufficialità che circondava le "istituzioni", riuscendo a far satira su di esse ed aprendo quindi la strada a ciò che oggi sembra normale, come i libri con le barzellette sui carabinieri.


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    Divorzio all'italiana (1961) di Pietro Germi

    Capolavoro di Germi che fissò le regole della Commedia all'italiana e ne riassunse magistralmente le caratteristiche: corrosiva satira di costume, spietata critica degli aspetti più deteriori di una società ancora in bilico tra arcaici retaggi del passato e una modernità ancora da metabolizzare, feroce connotazione dei personaggi come campioni di vizi nazionali (cinismo, egoismo, opportunismo, maschilismo, radicati pregiudizi, acquiescenza alle storture sociali e un machiavellismo spinto fino all'attitudine criminale). Il film prese di mira, polemicamente, l'antiquata legislazione concernente il delitto "d'onore" e fornì, inconsapevolmente, al genere commedia quella definizione ("all'italiana") che poi diventerà un termine corrente e classificativo. Vinse l'Oscar alla sceneggiatura e fu premiato anche a Cannes.


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    Una vita difficile (1961) di Dino Risi

    Altra gemma della nostra commedia targata Dino Risi, in cui Sordi interpreta uno dei suoi personaggi più emblematici ed ambigui, un giornalista che tradisce i propri ideali progressisti in cambio della sicurezza economica, ponendosi al servizio di un editore conservatore. Memorabili molte sequenze, da quella della cena a casa dei nobili mentre si ascoltano alla radio i risultati del plebiscito popolare del 1948 che sancì la fine della monarchia e l'avvento della repubblica, a quella in cui Sordi, ubriaco, si mette al centro di una strada e sputa contro le automobili (simbolo del consumismo) che gli sfrecciano accanto. L'ambizione di raccontare un pezzo di storia italiana, o meglio il suo lato oscuro, attraverso un personaggio così complesso e problematico, viene, in parte, sminuita dalla tentazione di un "lieto fine", che stona rispetto al contesto.


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    Il sorpasso (1962) di Dino Risi

    E' il più alto capolavoro della Commedia all'italiana che esprime ai massimi livelli la capacità del genere di mantenere una costante sintonia con gli umori del paese, di fornirne un quadro vivace e preciso di usi, costumi, mutamenti, aspirazioni ed aspetti deteriori. Questo straordinario "road movie" di Risi è una sorta di istantanea dell'Italia dell'epoca, la cui spontaneità ed immediatezza riesce ancor oggi a restituire l'aria dei tempi meglio di qualsiasi documentario o servizio giornalistico. La storia del timido studente conquistato dalla smania di vivere del cinico, superficiale, gioviale ed occasionale compagno di viaggio, Bruno Cortona (impersonato da un Gassman travolgente e incredibilmente "rappresentativo"), diventa una parabola morale sulle insidie (e sull'illusorietà) della società del benessere, accentuata dall'amarezza di un finale improvviso ed inatteso in un'opera tanto divertente e spigliata. Il personaggio di Gassman, tuttavia, risulta così simpatico ed attraente per la sua carica vitale da rendere il pubblico più connivente che critico sui difetti dell' anti-eroe (e dell'italietta che egli rappresenta). Anche per questo Il sorpasso è l'alfa e l'omega, la luce e l'ombra e, quindi, la massima espressione della Commedia all'italiana. La Lancia Aurelia Sport (ed il suo indimenticabile clacson), vere icone leggendarie della nostra cultura, sfrecciano ancora indisturbate nella lunga storia del nostro cinema, senza alcun timore di ... sorpasso.


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    I mostri (1963) di Dino Risi

    Feroce commedia satirica ad episodi, con Gassman e Tognazzi impegnati nello schizzare ritratti al vetriolo di un vasto campionario di un'umanità degenere e squallidamente immorale. I venti episodi sono di diversa lunghezza ma di pari e spietata intensità satirica. E' uno dei capolavori di Risi (insieme a Monicelli il massimo interprete della Commedia all'italiana) che sancisce definitivamente la sua abilità nel coniugare toni comici e caustica critica sociale. Più che ridere, si ghigna, amaramente, sui malcostumi italiani. Ha avuto due seguiti, l'ultimo inopinato e scadente.


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    La donna scimmia (1963) di Marco Ferreri

    Commedia grottesca, di sottile ingegno e voluta sgradevolezza, che prosegue il discorso già avviato da Ferreri con il precedente (e ben più astratto) L'ape regina. In perfetto stile Ferreri è un apologo acremente corrosivo sull'istituzione matrimoniale e sulla "mostruosità" delle convenzioni sulle quali si fonda. E' un'opera dissonante e geniale nel panorama della commedia italiana.


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    I complessi (1965) di Luigi Filippo D'Amico, Dino Risi e Franco Rossi

    Commedia lieve e spensierata in tre episodi sui complessi che limitano o creano imbarazzo. Il migliore è il terzo, di D'Amico, con un irresistibile Sordi, all'apice del suo innato istrionismo, nei panni del "dentone", dotto e spigliato, che, malgrado il suo difetto fisico, partecipa alle selezioni per diventare lettore del telegiornale.


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    L'armata Brancaleone (1965) di Mario Monicelli

    E' una delle vette del genere, strepitoso successo di pubblico e critica, originalissima commedia anarchica di ambientazione medioevale ma di modernissima concezione e sagace capacità di rilettura critica della storia, rimasta nella memoria degli spettatori per il ritmo avventuroso, la comicità da teatro dei pupi, il divertentissimo mix di linguaggio aulico-latino e storpiature maccheronico-popolaresche, lo straordinario disegno dei personaggi (interpretati da attori del calibro di Gassman, Volontè, Salerno) e la baldanzosa ed orecchiabile marcetta musicale di Rustichelli. Il linguaggio usato nel film (ideato da Age & Scarpelli) divenne un fenomeno popolare, amplificandone le fortune. Ebbe anche un seguito, dignitoso, ma di minore ispirazione e successo. Tale e tanto fu il successo del film che l'espressione "armata Brancaleone" è entrata a far parte del linguaggio comune per indicare un'improbabile accozzaglia di inetti che si cimentano, maldestramente, in imprese al di là delle loro possibilità.


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    Io la conoscevo bene (1965) di Antonio Pietrangeli

    E' il capolavoro dell'autore e una gemma della commedia all'italiana: straordinaria rappresentazione di una ragazza bella e sventata, complice e vittima di una società edonistica e priva di freni morali. Diretto benissimo ed interpretato da una Sandrelli in totale sintonia col personaggio e da attori bravissimi (da Manfredi a Salerno, con una nota particolare per Tognazzi, strepitoso in un ruolo collaterale), il film merita un posto d'onore nella storia del genere. Scritto dal formidabile duo Maccari-Scola, subì non poco l'influsso del cinema francese per la struttura narrativa deframmentata.


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    La ragazza con la pistola (1968) di Mario Monicelli

    Commedia di grande successo, divertente e quasi didascalica nella sua esemplificazione da teorema dimostrativo: bella siciliana, sedotta ed abbandonata, insegue il responsabile fino in Inghilterra per farsi sposare o ucciderlo per l'offesa recata al suo "onore", ma, a contatto con una società più evoluta, modifica il suo modo di pensare. Il film coglie con analitica precisione le trasformazioni sociali e di costume, ma resta assai debitore delle commedie siciliane di Germi (di cui non replica lo spietato sarcasmo) ed è sorretto soprattutto dall'incisiva interpretazione della Vitti, che qui si affermò definitivamente nel campo della commedia all'italiana e fu l'unica attrice a porsi sullo stesso piano dei mattatori maschili. Ebbe la nomination all'Oscar come miglior film straniero.


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    Il medico della mutua (1968) di Luigi Zampa

    Enorme successo di pubblico dovuto soprattutto a un grandissimo Sordi che tratteggia, da par suo, un memorabile esempio di cialtroneria italiana. Si ride, tanto, ma amaramente su un argomento di dolente attualità: le carenze e le speculazioni della sanità italiana. Il celebre tema musicale di Piccioni è divenuto una delle colonne sonore della Commedia all'italiana (e di Sordi). Ebbe anche un meno fortunato seguito che esaspera ulteriormente il tema dell'arrivismo nella società capitalistica.


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    Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata (1971) di Luigi Zampa

    Esilarante commedia degli inganni che affronta temi come l'emigrazione italiana all'estero e l'arretratezza dei ghetti da questi creati in terra straniera rispetto alla rapida evoluzione dei costumi nella madrepatria. I panorami australiani mozzano il fiato ma anche i due protagonisti (Sordi e Cardinale) sono da applausi. E la Cardinale è al top della sua bellezza e della sua bravura. E' uno dei più divertenti tra i film interpretati dal grande "Albertone". La regia di Zampa è, come al solito, calibrata ed al servizio degli attori. I due protagonisti ci regalano uno straordinario duetto che dura per tutta la pellicola e contiene momenti di assoluta comicità come la sequenza finale sul treno quando si scoprono tutti gli "altarini". Da segnalare anche, nel cast, la presenza di Riccardo Garrone e del compianto Angelo Infanti nel piccolo ruolo del "pappone".


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    Lo scopone scientifico (1972) di Luigi Comencini

    Appassionante e subdolo apologo anticapitalista, nel quale Sordi e la Mangano (entrambi bravissimi anche nella difficile parte di proletari baraccati) vengono sconfitti sistematicamente da una coppia di ricchi americani in un derisorio (e ovviamente allegorico) gioco a carte. E' una divertente commedia dai toni acri sulla lotta di classe, ma risulta troppo condizionata dall'impostazione ideologica "a tesi", che la rende satura di veleni e, quindi, poco equanime.


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    Mimì metallurgico ferito nell'onore (1972) di Lina Wertmüller

    Negli anni '70 la derivazione della commedia sexy dal filone principale di quella all'italiana segnò una forma di involuzione che, unitamente alla perdita dell'ottimismo vitalistico degli anni '60, determinò l'inizio della fase calante per questo genere tanto amato e così ricco di opere memorabili. Ma il declino sarà lento ed ancora vi sono autori che si affermano nel campo, come Lina Wertmuller, che con questo film coglie un altro grande successo dell'epoca ed impone una nuova coppia di protagonisti all'altezza della tradizione: Giancarlo Giannini e Mariangela Melato. Il film riprende il filone delle satire siciliane, con un sovrappiù di coloriture farsesche e stravolgimento visionario, che, unitamente a una divertentissima caratterizzazione di personaggi e ambienti, ad un ritmo brillante ed implicazioni politiche di attualità, assicurano uno spettacolo di grande presa sul pubblico. Segnò l'inizio di una lunga serie di personaggi "stralunati" interpretati da Giannini.


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    C'eravamo tanto amati (1974) di Ettore Scola

    Commedia epocale e sintesi di una meditata riflessione sui mutamenti della società italiana nei trent'anni del dopoguerra. Rievocandone i fermenti e gli ideali, le svolte storiche e i fenomeni di costume, con occhio ora nostalgico, ora critico, Scola traccia una sorta di bilancio (in perdita) della sua generazione e di un'intera società, partita dallo slancio di una fase di ricostruzione morale e materiale ed approdata all'amarezza dei compromessi e delle disillusioni. Raramente una commedia ha saputo conciliare in tal modo profondità di contenuti, compiutezza formale, sensibilità poetica e pacata leggerezza. Il merito è non solo dell'autore, ma anche di una calibratissima sceneggiatura e delle straordinarie interpretazioni di un cast formidabile (primeggiano Gassman, Manfredi e la Sandrelli, ma sono da applausi anche la Ralli e il grande Aldo Fabrizi e si difende perfino l'abitualmente "ingessato" Satta Flores). E' uno dei capolavori di Ettore Scola e della commedia italiana.


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    Profumo di donna (1974) di Dino Risi

    Road movie atipico, alla Risi maniera, che passa dai toni di commedia acidula (il protagonista è un cieco, amareggiato dall'esistenza) della prima parte a quelli sconsolati e quasi tragici del finale. Sotto la maschera "comica" cela la sua vera natura di disperato apologo sulla solitudine e sulla cecità come metafora dell'incapacità di comunicare col prossimo. Straordinaria performance di Gassman, imitato ma non raggiunto dal Pacino di un arrangiato remake americano, che gli valse l'Oscar.


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    Amici miei (1975) di Mario Monicelli

    Caposaldo, postumo, della Commedia all'italiana, fu ideato e preparato da Pietro Germi (morto, purtroppo, prima di poterlo iniziare) ed ereditato da Mario Monicelli. Film famosissimo, pieno di battute memorabili, con uno straordinario quintetto d'interpreti, ha lo scatto irrequieto ed insolente delle burle toscane alle quali si ispira. Ma sotto la patina canagliesca si cela il senso (e la paura) della morte. Fu uno straordinario successo di pubblico e campione d'incassi nel 1975.


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    Fantozzi (1975) di Luciano Salce

    Film spartiacque nella storia della commedia all'italiana e della sua epoca d'oro, che potrebbe addirittura essere il punto di inizio del periodo successivo. In effetti il film costituisce un'ulteriore evoluzione (ed involuzione) del genere, accentuando lo stravolgimento farsesco già operato dalla Wertmuller ed introducendo elementi di comicità surreale che rendono astratta la satira dell'ambiente impiegatizio. Il film consacra Paolo Villaggio come nuovo comico, anticipando la nuova ed ormai vicina ondata di "innovatori" (da Benigni a Verdone, da Troisi a Nuti). Tra molti eccessi e molte risate, graffia e diverte, ma la sua impostazione "a gag" nuoce al quadro d'insieme in termini di omogeneità. Ha avuto una miriade di dimenticabili seguiti.


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    Un borghese piccolo piccolo (1977) di Mario Monicelli

    Molto si è disquisito sul film con il quale terminerebbe il periodo d'oro della commedia all'italiana. C'è chi l'ha identificato in C'eravamo tanto amati (1974), considerato una sorta di "summa" di canoni e temi del genere, chi invece preferisce Amici miei (1975) o Pasqualino settebellezze (1975), ma, a mio avviso (anche se il genere si protrarrà fino almeno a Speriamo che sia femmina (1985) di Monicelli e La famiglia (1987) di Scola) il titolo più appropriato appartiene ancora a un film interpretato, in maniera oltretutto splendida (probabilmente la sua prova d'attore più alta), dall'immancabile Sordi: Un borghese piccolo piccolo di Monicelli. E' infatti il film in più vertiginoso equilibrio tra commedia e tragedia e quello in cui il disgusto per la ferocia dei tempi segna irrevocabilmente la frattura tra la capacità della commedia all'italiana di sintonizzarsi con i fenomeni di costume e l'inarrestabile deriva degli stessi verso l'imbarbarimento (e la resa del cittadino ad un'opaca assuefazione), donde, in sintesi, l'inadeguatezza di un approccio all'attualità con gli antichi e ormai superati strumenti della commedia. Capolavoro grottesco, che alterna abilmente farsa e dramma e che segna definitivamente, con i suoi toni autunnali, la fine di un età gloriosa del nostro cinema.



    nella speranza che vi siate divertiti vi auguro una buona serata

    ah! per riposarmi un po' delle "fatiche" di questa manche ho deciso di prendermi qualche giorno di pausa dal quiz, quindi ci risentiamo lunedì

    Ultima modifica di Strider; 10-10-13 alle 21: 14.
    "In Italia io e Terence Hill semplicemente non esistiamo, nonostante la grande popolarità che abbiamo anche oggi tra i bambini e i più giovani. Non ci hanno mai dato un premio, non ci invitano neppure ai festival." (Bud Spencer)

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    vi debbo rivelare un particolare: mercoledì ero talmente "brasato" che anziché leggere 1951-1977, ho letto 1955-1977! ...evidentemente la doppia cifra finale mi aveva portato a pensare che entrambe fossero tali... così mi son trovato a ragionare esclusivamente su quell'arco di tempo... quando poi son saltati fuori "I vitelloni" con key nel fare il mio terzo tentativo son andato a rivedere la data e mi son preso a ceffoni! subito tramite imdb ho selezionato le commedie italiane in b/n uscite tra il '51 e il '54, e come ho visto il film di De Sica ho detto "È lui!" altrimenti il quarto titolo l'avrei senz'altro detto immediatamente

    key è in gran spolvero indipendentemente dal fatto che la griglia fosse nelle sue corde... difatti si sta creando un nuovo duopolio!

    io dal canto mio le manche con soluzioni multiple mi diverto sia a vincerle (beh mi divertivo ) sia a rincorrerle come accade spesso ultimamente...

    sulla griglia in sé, mi sa che avrò modo di tornarci in seguito... (sibillino è... )


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