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Discussione: L'Angolo del Cinefilo - 2011 (2 semestre)

  1. #1831
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2011 (2 semestre)

    Eh lo so che ho avuto tempo.. Ma prima gli indizi erano di meno e i 4 tentativi per volta, calcolando che c' stato poco "traffico" non mi hanno dato tante possibilit Beh comunque fate presto e indovinate quest'ultimo film cos non devo aspettare fino a stasera

    Ah, mi dispiace soprattutto per "Il seme della follia" che l'ho visto due settimane fa e l'avrei dovuto riconoscere subito.. ma mi venuto il flash della scena proprio quando mi hai mandato in panca

    Complinenti comunque a key e Atlas.. non avete sbagliato un colpo

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  3. #1832
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2011 (2 semestre)

    ciao Stridy e Lizard

    Stridy con i tuoi aiuti non stato difficile,niente doping solo un buon vino sabato sera a ristorante :-)
    Lizard non ti arrabbiare che qui successo a tutti di vedersi soffiare i titoli sul filo di lana

    l'ultimo non mi viene

    D2 - Angoscia ?

  4. #1833
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2011 (2 semestre)

    a tutti

    1) Il villaggio dei dannati

  5. #1834
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2011 (2 semestre)

    ciao Arma

    D2 - Gli invasati

  6. #1835
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2011 (2 semestre)

    Citazione Originariamente scritto da keyser_soze60 Vedi messaggio
    D2 - Gli invasati
    esatto!
    bravissimo Key, che exploit finale!

    ne hai indovinati ben 8 ed hai fatto tre tris!

    pu sembrare un paradosso matematico ma le nostre griglie consentono queste ed altre "magie"

    quindi Key guadagna 16 + 6 + 4 + 2 = 28 punti

    Tony, con 5 titoli indovinati e nessun tris, incamera 10 punti e Lizard (tra un improperio e l'altro ) si becca 3x2= 6 punti

    ed ecco la situazione finale aggiornata:







    Titoli indovinati:

    A1 - Il bacio della pantera (KEY)
    A2 - Suspiria (ATLAS)
    A3 - La casa (KEY)
    A4 - Zombi (Dawn of the Dead) (ATLAS)

    B1 - Rosemary's Baby (ATLAS)
    B2 - Danza macabra (LIZARD)
    B3 - L'esorcista (KEY)
    B4 - The others (LIZARD)

    C1 - Lasciami entrare (KEY)
    C2 - Nosferatu il vampiro (KEY)
    C3 - Suspense (The innocents) (KEY)
    C4 - Il seme della follia (ATLAS)

    D1 - Shining (ATLAS)
    D2 - Gli invasati (The haunting) (KEY)
    D3 - Non aprite quella porta (KEY)
    D4 - La maschera del demonio (LIZARD)


    Punteggio:

    Key ......... 28 punti
    Atlas ......... 10 punti
    Lizard ......... 6 punti



    e, concludendo, per gli eventuali interessati, ecco le recensioni degli ultimi titoli indovinati:
     

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    Il bacio della pantera (Cat People, 1942) di Jacques Tourneur
    Straordinario horror a basso costo della RKO, che deve molto anche a Val Lewton, geniale produttore ed autore di film horror degli anni ’40. Si narra la storia di Irena (Simone Simon), una donna serba, sensuale e misteriosa, emigrata in America, su cui pesa l’ombra di una terribile maledizione, che la trasformerebbe in pantera in presenza di desiderio sessuale. Il giovane Oliver si innamora di lei e la sposa, cercando di convincerla che si tratta solo di vecchie superstizioni prive di fondamento, ma Irena terrorizzata e fa di tutto per evitare i rapporti intimi con il marito. La presenza di un’altra donna peggiorer la situazione. Pellicola di grande fascino, tutta costruita sull’eleganza formale e la suggestione delle atmosfere misteriose, sui giochi di ombre e su un’audace (per i tempi) ambiguit a sfondo sessuale. La protagonista francese Simone Simon offre la sua migliore interpretazione regalandoci un personaggio tormentato, fragile ed inquietante al tempo stesso. Tourneur bravissimo nell’inquietare senza mostrare mai niente (la scena della piscina ha fatto scuola, in tal senso) e nel risolvere con estrema raffinetezza anche le situazioni pi morbose, trasformando il tutto in una oscura metafora sulla diversit e sulla difficolt di integrazione. Pietra miliare dell’horror classico, ha avuto uno scialbo ed inutile remake nel 1982, molto pi esplicito ed interamente costruito sull’erotica sensualit di Nastassja Kinski, controversa diva di quegli anni.

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    Zombi (Dawn of the Dead, 1978) di George A. Romero
    Secondo capitolo della saga sugli zombie di George Romero dopo il rivoluzionario “La notte dei morti viventi” (Night of the Living Dead, 1968) e, secondo alcuni, addirittura superiore ad esso. Frenetico ed apocalittico, rispetto al ritmo pi compassato del predecessore, esprime al meglio la caustica critica sociale dell’autore a partire dalla suggestiva ambientazione dei 3/4 della pellicola: un centro commerciale, simbolo del consumismo occidentale. Notevole il paragone metaforico tra capitalismo e cannibalismo, cos come le sferzate anti-militariste o le critiche istituzionali presenti nella pellicola. Ancora una volta gli zombi, pi che elementi orrorifici a s stanti, rappresentano la causa scatenante dell’orrore che alberga nell’animo umano e che esplode in condizioni “estreme”. E’ un’opera decisamente figlia della sua epoca, gli anni ’70, che sdogan definitivamente il gore estremo sul grande schermo. Esistono diverse versioni del film, ad esempio quella europea fu curata dal nostro Dario Argento (grande amico di Romero) che tagli circa 5 minuti di pellicola, modific le musiche e diede all’opera un taglio concettuale differente, pi orientato all’action, eliminando del tutto le scene di umorismo nero del girato iniziale. Manco a dirlo, la migliore versione quella uscita nelle sale americane, ovvero la theatrical cut di Romero. Il film ha avuto un pessimo remake nel 2004.

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    L'esorcista (The exorcist, 1973) di William Friedkin
    E’, probabilmente, il film horror pi conosciuto e di maggior successo, a partire da quella tagline che gli ha fatto guadagnare la nomea di “film pi terrificante di tutti i tempi”. Tratto dal controverso romanzo di William Peter Blatty affronta il delicato tema della possessione demoniaca con potenza e “verismo”, dando vita ad un risultato realmente inquietante, oggi come allora. Girato con estrema perizia e maestria da William Friedkin, evita accuratamente le trappole ideologico religiose per esplorare, con notevole efficacia, la via dello shock visivo indotto dai “nuovi” effetti speciali, di grande impatto per gli anni ’70. La sua forza anche nel cast, straordinario ed ispirato: da Jason Miller a Max von Sydow, da Ellen Burstyn alla giovanissima Linda Blair, nel ruolo che ne segner vita e carriera. Nel 2000 uscito nuovamente nelle sale con una versione estesa, allungata di qualche minuto, ma tutto sommato inutile.


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    Il seme della follia (In the Mouth of Madness, 1994) di John Carpenter
    Un detective indaga sul caso di uno scrittore di romanzi horror scomparso misteriosamente nel nulla, poco prima di consegnare il suo nuovo libro, “In the Mouth of Madness”. In seguito a fatti agghiaccianti il detective si ritrova in una inquietante cittadina, Hobb’s End, che quella creata dallo scrittore nei suoi tenebrosi racconti. E’ uno dei migliori film di Carpenter, maestro americano di horror e di cinema “di genere”: si presenta come un incubo oscuro e surreale, a tratti delirante, che gioca sul confine tra realt ed immaginazione. Si perde nel finale decisamente eccessivo e poco convincente, ma l’atmosfera ambigua ed apocalittica costruita in tutta la prima parte di notevole fattura ed ha momenti di grande suggestione. Film obbligatorio per i fans di Carpenter, da me scelto principalmente per omaggiare il regista, indubbio maestro del genere horror.


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    La casa (The evil dead, 1981) di Sam Raimi
    Ennesima istanza sull’abusato tema delle case maledette, rappresenta per una tappa storica del genere horror per il senso di “novit” portato dall’estroso regista esordiente Sam Raimi. Girato a basso costo e con attori sconosciuti si fa apprezzare per l’energia sregolata, per l’impudenza visiva e per la capacit di saper giocare, rinnovandoli, con tutti gli stereotipi del genere senza prendersi mai troppo sul serio. La scarna trama pretestuosa alle reali intenzioni del regista, ovvero mostrare un tripudio iper-realistico di sangue e violenza, tutto basato sul gusto dell’eccesso ma mitigato da un’impagabile carica grottesca che sfocia nel fumettistico e nella gustosa ironia, a tratti demenziale. Per il suo essere “fuori di testa” diventato, rapidamente e meritatamente, film culto di una generazione ed ha dato vita ad una lunga serie di seguiti, epigoni ed omaggi. Memorabile il personaggio di Ash, su cui il simpatico Bruce Campbell ha costruito la sua carriera. Lo stesso Raimi ne ha diretto due sequel che per prendono derive maggiormente parodistiche e fantastiche.


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    Non aprite quella porta (The Texas Chainsaw Massacre, 1974) di Tobe Hooper
    Vagamente ispirato ai misfatti del serial killer Ed Gein, racconta la storia di una terribile famiglia di assassini cannibali, che vive in un angolo remoto del Texas e fa le sue vittime tra i viaggiatori occasionali che hanno la sfortuna di capitare in quei luoghi. E’ il migliore esponente di quell’horror brutale, feroce e selvaggio che, probabilmente, “nacque” proprio con questo film low budget di Tobe Hooper, in breve assurto al ruolo di cult movie. Nella sua cinica e spietata logica del massacro ha la forza sovversiva di un maglio, ma non manca di caustica ironia nei confronti delle “tranquillizzanti” istituzioni americane: famiglia, provincia e Sogno. Vanta un’infinit di seguiti, remake ed imitazioni ed ha consegnato ai posteri l’icona horror di Leatherface: gigantesco cannibale ritardato e deforme, armato di sega elettrica, che indossa maschere fatte con la pelle delle sue vittime. Film truce, sporco e persino trash in alcuni momenti, ma il suo valore “storico” per il genere fuori discussione.


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    Gli invasati (The haunting, 1963) di Robert Wise
    Nel 1963 Robert Wise (autore di pellicole rimaste nella storia del cinema come "Lass qualcuno mi ama" (1956), "West Side Story" (1961), "Tutti insieme appassionatamente" (1965) e di cult celeberrimi come "Ultimatum alla terra" (1951), "Andromeda" (1971) e "Star Trek" (1979)) dirige un horror che far epoca per la sua capacit di spaventare mostrando pochissimo e ricorrendo unicamente alle atmosfere. "Gli invasati" fu la terza tappa di Wise nel genere horror, dopo "Il giardino delle streghe" (1944) e l'interessante "La iena" (1945), e pu essere giustamente considerato come il miglior film sul tema (poi abusato) delle case infestate ed uno dei migliori horror di sempre. Tratto dal romanzo "The Haunting of Hill House" (1959) di Shirley Jackson, che ai tempi si merit la sinistra fama di storia pi spaventosa mai scritta, la pellicola di Robert Wise riesce addirittura a superare lo script ispiratore per capacit di suscitare paura ed inquietudine e costituisce, a tutt'oggi, uno dei film pi terrorizzanti della storia del cinema. Wise magistrale nell’instillare il concetto di orrore psicologico, basato principalmente su ci che non si vede esplicitamente ma che si intuisce, e sull'incertezza di fondo tra ci che reale e ci che viene solo immaginato. Proprio quest'ultima ambigua caratteristica costituisce uno dei punti di forza maggiori de "Gli Invasati". Senza volere svelare nulla su questo capolavoro impossibile non parlare della bravura del regista nel "giocare" con le immagini, rese ancora pi forti e suggestive dalla splendida fotografia in bianco e nero. Egli utilizza spesso giochi di specchi, effetti distorcenti, fino ad un utilizzo del sonoro ardito ed innovativo. Molte le scene memorabili: su tutte la porta che sembra deformarsi ed Eleonor terrorizzata e distesa sul letto che cerca la mano di colei che crede la sua amica. Da segnalare, altres, il senso di frustrazione o di eccitazione che accompagna la psicologia di alcuni personaggi rendendo le dinamiche pi interessanti, o la suggestione omosessuale di sottofondo dovuta alle tendenze lesbiche di Theodora (Claire Bloom). Tutto il film si gioca sul vedo-non vedo e sul labile confine realt-immaginazione, e questo senso di straniamento ipnotizza lo spettatore. Notevole anche l'apporto dato dalle musiche di Humphrey Searle (che utilizza persino delle scale al rovescio) e dagli effetti sonori che ci immergono in un'atmosfera di suspence assoluta. Bravi tutti gli interpreti, in particolare Julie Harris (a cui forse si ispirer, in parte, Roman Polanski per la sua Rosemary) e Claire Bloom. E, sempre per restare in tema di Polanski, diciamo pure che, sotto certi aspetti, questo film ispir l’ottimo "Repulsion" (1965), per la presenza di una protagonista dalla personalit fragile ed incrinata che finisce per diventare vittima di se stessa. “Gli invasati” ha avuto, come da norma, un pessimo remake, “Haunting – Presenze” (1999), diretto da Jan De Bont con Liam Neeson e Catherine Zeta-Jones.



    e, gi che mi trovo, vi riporto pure quelle precedenti, in modo da averle tutte insieme:
     

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    Suspiria (1977) di Dario Argento
    Uno dei vertici dell’horror italiano, la pellicola che ha consacrato internazionalmente Dario Argento come “mago del brivido”. Prima incursione nell’horror puro del regista romano, che abbandona momentaneamente il giallo ma non i suoi stilemi d’autore, anzi li esaspera e li enfatizza, garantendo la massima espressivit morbosa, pur sfiorando il manierismo. La vicenda interamente ambientata in una barocca scuola di danza femminile, in Germania, nel cuore della Foresta Nera. Qui giunge Suzy, giovane ragazza americana, che si trover ben presto a fronteggiare una serie di orribili delitti e di eventi inquietanti che fanno presagire un oscuro segreto nascosto nell’Accademia. Memorabile la sequenza della “direttrice” che arriva di notte per dormire nella scuola, con le ragazze che ne odono i rantoli. Pellicola di culto dell’itinerario argentiano, come al solito debole dal punto di vista dei dialoghi e della recitazione e non priva di iperboli narrative, ma assolutamente geniale dal punto di vista stilistico e visuale. Ricca di virtuosismi, movimenti di macchina imprevedibili, sequenze visionarie, atmosfere macabre e morbose; una crudele favola nera in salsa splatter che incanta ed inquieta per la ricercatezza estetica, per l’uso policromo dei colori saturati e per lo score musicale (dei Goblin) che bombarda ed attanaglia lo spettatore, immergendolo in un incubo audio-visivo. La consueta estetica argentiana della violenza esplicita e del sangue qui diventa crudele coreografia geometrica, che tende all’astrazione visionaria. I detrattori accusano il film di essere pi stile che sostanza; in parte vero, ma rimane un riferimento obbligatorio nella carriera di Dario Argento.

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    Rosemary's Baby – Nastro rosso a New York (Rosemary's Baby, 1968) di Roman Polanski
    Rosemary una giovane sposa che finisce nel mirino di una setta satanica che intende far nascere il figlio del diavolo. Nessuna sembra crederle ed anche il marito ha un atteggiamento ambiguo. Uno dei migliori horror mai realizzati, punto di partenza di quel filone demoniaco che impervers negli anni successivi, un modello di stile per come riesce ad inquietare senza ricorrere ad eccessi visivi. Appartiene alla “trilogia” degli horror “da camera” del grande Roman Polanski, gli altri sono “Repulsion” (1965) e “L’inquilino del terzo piano” (1976), in cui si ha sempre a che fare con un lugubre appartamento ed una forza malefica esterna che cerca di penetrarvi. E’ un film kafkiano, giocato sui contrasti, sulle atmosfere oppressive e sull’ambiguit e con una straordinaria caratterizzazione dei personaggi: su tutti la fragile Rosemary di Mia Farrow ed i melliflui terribili “vecchini”, vicini di casa. Il film afferm definitivamente Polanski come grande regista internazionale ma gli port, a detta di molti superstiziosi, anche “sfortuna”: solo l’anno dopo, infatti, avvenne la terribile strage di Cielo Drive, a Los Angeles, in cui perse la vita sua moglie Sharon Tate, in cinta di otto mesi, ad opera della famigerata Manson family. A parte questi oscuri risvolti un film di assoluto valore ed una pietra miliare nell’itinerario del cinema horror.

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    Lasciami entrare (Lt den rtte komma in, 2008) di Tomas Alfredson
    Splendido horror svedese di indubbia eleganza che riesce a riattualizzare in modo convincente e “nuovo” il mito del vampiro, assumendo i contorni di un melodramma oscuro che alterna tenerezza e atrocit, innocenza ed orrore. La vicenda quella di Oskar ed Eli, due ragazzini che si conoscono e si innamorano in una glaciale Stoccolma. Ma presto Oskar scopre che lei un vampiro e che, per vivere, ha bisogno di sangue umano che le viene procurato da un anziano fedele servitore che si macchia di efferati delitti per saziare la sete di Eli. Il regista sceglie di porre al centro la storia d’amore e le inquietudini adolescenziali, lasciando fuori fuoco la parte orrorifica e cruenta, comunque presente. Il risultato ottimo, specie per la delicatezza con cui affrontato il rapporto tra i due ragazzi, senza mai scadere nel banale o nel melenso, sebbene non manchi pi di qualche inverosimiglianza nella trama. Alcuni, esagerando, hanno parlato di “bergmaniano”, magari per una certa affinit nelle algide ambientazioni, nei silenzi espressivi e nel rigoroso scandaglio psicologico dei personaggi principali. Film intenso, struggente, che alterna orrido e poetico in un mix di sapiente registro narrativo. Pu anche essere letto come metafora di molti problemi attuali: il vampiro come “diverso”, che subisce, soffrendo, la sua condizione di alienato ai margini del mondo “normale”. Il titolo, pertinente ed evocativo, allude ad un’antica credenza nordica secondo cui un vampiro non pu entrare in una casa se non espressamente “invitato”. E’ un ottimo horror d’autore, sicuramente tra i migliori degli anni 2000, niente a che vedere (sia chiaro) con la patetica telenovela di “Twilight” o con altri rivisitazioni, patinate e modaiole, della mitologia vampiresca.

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    Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens, 1922) di Friedrich Wilhelm Murnau
    Capolavoro dell’espressionismo e del cinema horror, ne ha creato l’icona pi potente ed agghiacciante: l’immondo vampiro-ratto interpretato da Max Schreck. Ispirato al Dracula di Bram Stoker, ne modifica i nomi dei personaggi perch Murnau non aveva pagato i diritti d’autore, cos il conte Dracula diventa il conte Orlock. Tuttavia la quasi totale aderenza alla trama ed alle situazioni del romanzo port alla causa legale, da parte della vedova di Stoker, che fu persa da Murnau con relativa condanna alla distruzione dell'opera. Per fortuna il regista salv qualche copia ed il film, uscito poi anche in edizioni “ritoccate”, sopravvissuto. Nonostante appartenga al cinema muto resta, a tutt’oggi, il pi grande horror mai realizzato, insuperato per bellezza formale, fascino figurativo e potenza visionaria. Molte le scene entrate di diritto nell’immaginario collettivo e divenute autentiche icone del genere horror: dall’arrivo di Nosferatu sulla nave all’ombra del vampiro che si proietta sulla parete, dal primo sinistro incontro con Ellen alla morte di Orlock, sorpreso dall’alba. La rappresentazione del vampiro di Murnau-Schreck resta la pi spaventosa ed inquietante, assai distante da quelle successive (di Bela Lugosi o di Christopher Lee) di Dracula mostro fascinoso, sensuale e seducente, che attrae e respinge al tempo stesso. L’unico che si avvicinato al vampiro di Murnau stato Werner Herzog, autore di un remake: Nosferatu, il principe della notte (Nosferatu: Phantom der Nacht, 1979) con Klaus Kinski nel ruolo di Dracula/Nosferatu. Il film di Herzog, che ha una propria personalit a prescindere dall’originale, a sua volta straordinario, non sfigura rispetto all’opera di Murnau ed , probabilmente, il miglior remake mai realizzato. Sono entrambi un must del cinema horror e costituiscono, a mio avviso, la pi convincente rappresentazione del vampiro, lontana anni luce dagli epigoni e dalle contaminazioni, pi banali e spettacolari, a cui siamo stati abituati.

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    Suspense (The innocents, 1961) di Jack Clayton
    Nell’Inghilterra dell’800, la giovane istitutrice miss Giddens viene incaricata dell’educazione di due bambini di nobile famiglia ed orfani, Miles e Flora. Recatasi nella splendida villa dove essi vivono con l’anziana governante, la donna avverte ben presto una segreta ed ambigua complicit che sembra legare i due piccoli. Interrogando la governante, miss Giddens comincia a sospettare che gli strani comportamenti dei bambini possano dipendere dall'influenza esercitata da una precedente istitutrice, che aveva avuto un'equivoca relazione con il perverso giardiniere della tenuta e con lui aveva trovato la morte in oscure circostanze. Sconvolta dalle rivelazioni sulla sorte dei due amanti, miss Giddens si convince che i loro fantasmi abitano ancora la casa, possedendo i due bambini ed usandone i corpi per continuare la loro peccaminosa relazione. Decisa a liberare i bambini “innocenti” dagli spettri che li corromperebbero, miss Giddens prende fatali decisioni. Sceneggiato da Truman Capote (con la sua tipica sensibilit per i risvolti morbosi) e tratto dal romanzo “Il giro di vite” (1898) di Henry James , il film lascia sullo sfondo la polemica pedagogica del racconto (ormai superata dai tempi) ed accentua, invece, il contrasto tra l’apparente “innocenza” dei bambini (persa nel maldestro e fuorviante titolo italiano, ma sottolineata da quello originale) e il terribile sospetto che siano posseduti dalle anime perdute di due amanti peccaminosi. A tal proposito, il film crea alcune scene assenti nel romanzo, come l’inquietante poesia recitata da Miles (che sembra quasi un'invocazione di richiamo agli spettri) e il bacio sulla bocca dato dal bambino all’istitutrice, carico di sottintesa seduzione (e, all’epoca, quasi scandaloso). Inoltre, mentre nel romanzo i fantasmi sembrano possedere le menti dei piccoli, il film avanza l’ipotesi, molto pi scabrosa, che essi possiedano i loro corpi e se ne servano per congiungersi ancora fisicamente. Anche nel film, naturalmente, non c’ mai certezza se i fantasmi esistano davvero o sia la protagonista a crearli, e su questa intrigante ambiguit la storia alterna momenti di tensione o di autentico spavento ad altri di studio dei caratteri e di descrizione ambientale di squisita sapienza. Il film deve moltissimo alla straordinaria interpretazione della bella e sensibile Deborah Kerr, qui probabilmente alla sua migliore prova, costantemente in bilico tra angosciosi dubbi ed ostinata volont indagatrice. In conclusione, ritengo “Suspense” il pi bel film di fantasmi mai realizzato, uno dei rari capolavori horror (anche se la definizione gli sta stretta) e un film di grande raffinatezza formale e di notevole capacit di coinvolgimento emotivo. Da vedere assolutamente al buio e da soli per godere al massimo della sua carica di suggestione.

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    Shining (The Shining , 1980) di Stanley Kubrick
    Nel 1980, dopo 5 anni di assenza dal grande schermo, Stanley Kubrick si cimenta in un altro genere cinematografico: l’horror. Siamo nel periodo d’oro del grande regista che ha dato vita ad un irripetibile “filotto” con tre capolavori consecutivi come “2001: Odissea nello spazio”, “Arancia meccanica” e “Barry Lindon”. Il suo ritorno alla ribalta avviene con l’adattamento del terzo romanzo del maestro dell’horror Stephen King, “The Shining”, pubblicato nel 1977. Ma Kubrick non era certo un regista tale da accettare passivamente un soggetto nella sua interezza senza reinterpretarlo a modo suo, filtrandolo attraverso la sua sensibilit artistica fino ad imporre la sua visione e la sua ossessione del “controllo”. In modo particolare su “Shining”, egli scorse delle prospettive diverse dall’autore del romanzo, e, pur rispettando in buona parte lo spirito del libro, apport dei cambiamenti davvero importanti, accantonando molte cose presenti nel racconto di King, ma soprattutto aggiungendo dei rilevanti cambiamenti a certe parti della storia. Il risultato finale di questa rilettura personale una storia angosciosa e inquietante che sembra pi interessata ai risvolti psicologici della mente umana, che alla materia horror paranormale (sebbene questa sia comunque presente). La cosa fece infuriare non poco Stephen King, che disconobbe pubblicamente il film come adattamento del suo romanzo ed entr in aperta polemica con il regista. Al di l di ogni disputa letteraria, “Shining” resta un capolavoro horror, sebbene inferiore alle opere maggiori del grande regista americano. Il film diviso in diverse unit narrative temporali: “Il colloquio”, “Chiusura invernale”, “Un mese dopo”, “Marted”, “Sabato”, “Luned”, “Mercoled”, “ore 16”. Queste sezioni sono consecutive dal punto di vista cronologico (a meno di una singolare eccezione costituita dall’ultima) ma non contigue e di lunghezza sempre diversa. L’ultima tranche , e in particolare il finale del film, sovvertono la regola della “normale” consecutio, tramite un effetto circolare gi utilizzato da Kubrick nel maestoso finale di “2001”. Come al solito stile, tecnica e regia sono su livelli eccelsi: indimenticabili le disturbanti riprese angolate o il brillante uso della Steadycam per fornire la prospettiva del piccolo Danny che gira sul triciclo nei corridoi dell’Overlook Hotel. Anche la recitazione, titanico Jack Nicholson ma molto brava anche Shelley Duvall, di altissimo livello. Kubrick, che era perennemente interessato all’uomo, come elemento centrale di ogni sua opera, predilige lo scandaglio psicologico e l’esplorazione della mente, disturbata, del protagonista, piuttosto che l’elemento soprannaturale, trasformando il tutto, ad un certo livello, in un dramma di follia domestica, pervaso dalla consueta misantropia tipica dell’autore. Ma lo stile glaciale ed asettico, anch’esso tipicamente kubrickiano, poco si addice ad un horror ed infatti il film ne risente dal punto di vista emozionale. E’, dunque, un horror atipico, e unico nel suo genere; di altissimo livello ed imperdibile, come tutte le opere dell’autore.


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    La maschera del demonio (1960) di Mario Bava
    Nel 1960 Mario Bava dirige lo splendido “La maschera del demonio”, un classico del cinema horror gotico che lancia l’attrice Barbara Steele come indimenticabile icona del genere. Ispirato ad un racconto di Gogol (“Il Vij”), il film unanimemente considerato il top del gotico italiano ed uno dei migliori horror nostrani di sempre, che unisce, alle solite doti tecniche del cinema di Bava, anche una notevole componente orrorifica con punte di gore assai audaci per i tempi ed un conturbante fascino morboso. L’incipit davvero notevole: la principessa Asa, accusata di stregoneria e condannata al rogo, lancia una terribile maledizione sulla propria stirpe; per indurla al silenzio e neutralizzare l’anatema, le viene inchiodata una maschera di ferro sul volto in una scena di grande impatto. Dopo circa due secoli il dottor Chomas ed il suo aiutante Gorobec, nell’attraversare un lugubre bosco, finiscono proprio nella vecchia cripta dove giace il corpo di Asa. A causa dell’attacco di un pipistrello, Chomas rompe accidentalmente la teca di vetro che copre il volto della strega ed alcune gocce del suo sangue scivolano sul viso di lei, facendola risorgere. La strega Asa inizier la sua terribile vendetta personale contro la stirpe dei Vajda ed assorbir bellezza e giovinezza dal giovane corpo della sua pronipote Katia. La magnetica Steele interpreta sia Asa che Katia, aumentando il senso di smarrimento dello spettatore e rafforzando l’effetto del dualismo bene/male. Bava raffigura, con uno stupenda fotografia in bianco e nero, un paesaggio gotico ed onirico che contiene tutti gli archetipi del genere e che far scuola negli anni a venire. Il volto di Asa-Steele sfigurato dai chiodi un’immagine che entrata di diritto nell’immaginario dei fans dell’horror. Come ho gi detto altre volte reputo Maria Bava il miglior regista italiano “di genere”, dopo il grande Sergio Leone, e “La maschera del demonio” il miglior horror prodotto nel nostro paese.



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    Danza macabra (1964) di Antonio Margheriti
    Piccolo gioiello, purtroppo poco conosciuto, dell’horror gotico italiano diretto da Anthony M. Dawson, al secolo Antonio Margheriti, abile artigiano del nostro cinema “di genere”, divenuto regista di culto dopo la rivalutazione di quel cinema pioneristico avvenuta negli anni ‘90. Girato in soli 15 giorni e con mezzi di fortuna, il film racconta le vicende del giornalista Alain Foster, che scommette con lo scrittore Edgar Allan Poe di trascorrere l’intera notte del 2 novembre nel castello abbandonato di Lord Blackwood, in cambio di 100 sterline. Qui incontra Elizabeth (l’icona horror Barbara Steele onnipresente in tutte le produzioni italiane di quel periodo), una donna misteriosa ed affascinante che lo conduce, attraverso le sale dell’antico maniero, in un viaggio onirico e inquietante, attraverso oscure apparizioni, costrette a rivivere le sanguinose vicende che le condussero alla morte. Foster, invaghitosi della bella accompagnatrice, ignora per che gli spettri degli antichi abitatori del castello necessitano di una vittima sacrificale per poter risorgere, anche solo per una notte. E’ senza dubbio il miglior film di Margheriti: narrativamente avvincente, con delle notevoli atmosfere surreali intrise di venature sensuali, come il tema dell’amore saffico qui coraggiosamente accennato. Negli anni ’70 Margheriti ne ha anche girato un fiacco remake a colori. Da recuperare, per gli amanti del gotico italiano.


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    The others (2001) di Alejandro Amenbar
    Grande classe, atmosfere rarefatte, straniamenti onirici e colpi di scena ad effetto per quello che , senza alcun dubbio, il miglior horror del nuovo millennio. Diretto con maestria dal talentuoso Alejandro Amenbar si ispira direttamente ai grandi classici del genere, “The innocents” (1961) in particolar modo, sia per la messa in scena che per la sapiente costruzione della tensione strisciante, ma poi riesce a vivere di vita propria, prendendo nuove imprevedibili direzioni che lo fanno apparire “originale” in un genere dove, ormai, si gi visto di tutto. Cast parecchio ispirato: notevole Nicole Kidman ma Fionnula Flanagan non da meno. Messa in scena classica e finale ad effetto per questa autentica perla cinematografica: da non perdere.



    la griglia HORROR cos terminata, spero che vi sia piaciuta e che vi siate divertiti e, magari, avete anche avuto occasione di conoscere qualche film di valore che ignoravate

    devo dire che queste griglie sono divertenti da condurre anche se un po' impegnative

    anyway ... tiro il fiato per qualche ora, vado un po' a lavorare e poi il vostro affezionatissimo torner con la prossima manche

    "Per quel che mi riguarda Morricone il mio compositore preferito e quando parlo di compositore non intendo quel ghetto che la musica per il cinema ma sto parlando di Mozart, di Beethoven, di Schubert." (Quentin Tarantino)

  7. #1836
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2011 (2 semestre)



    ohib finita--------

    complimenti ai cinefili,occhio di falcoe a Stridy magnifico conduttore

  8. #1837
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    Tanto per la cronaca avevo capito anche l'ultimo titolo Speravo ingenuamente di avere la possibilit di fare il tentativo stasera, ma vabb

    Comunque davvero una bellissima griglia Strider Quando dovr guardare degli horror avr l'imbarazzo della scelta pescando da questi titoli

  9. #1838
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    grazie Stridy per la griglia e tutto il resto,anche per i tuoi soliti commenti competenti che io leggo sempre con attenzione e piacere.
    Oggi mi sento ispirato per i quiz,speriamo che vada avanti :-)

    senza aiuti per sarebbe stato tutto piu difficile

    al prossimo quiz!
    ciao

  10. #1839
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    rieccomi a voi ragazzi

    prima di lanciare la nuova manche, una piccola parentesi cinematografica visto che ne abbiamo parlato nei giorni scorsi

    questo weekend ero indeciso se vedere il film di Cronenberg o quello di Polanski, alla fine ho optato per il secondo, "Carnage", e devo dire che mi piaciuto molto: una black comedy al vetriolo, intrisa di perfido cinismo, che fa riflettere e sa anche divertire. In certi momenti si ride davvero tanto, amaro ma si ride. Polansky si conferma, ancora una volta, autore di classe sopraffina, fuori dal coro e politicamente scorretto, ancora latore di uno sguardo caustico ed acuto, in grado di fare a pezzi, con beffarda ironia, il conformismo, le convenzioni e le frustrazioni della societ occidentale. Il cast stellare e parecchio ispirato, con Christoph Waltz al di sopra di tutti. Girato in modo "classico", tutto ambientato in un appartamento, camera fissa e pochi piani sequenza, ci regala un grottesco gioco al massacro a cui sopravvive solo ... beh, scopritelo da voi

    Insomma, ve lo consiglio davvero ragazzi

    e ora via alla ...

    MANCHE #14

    INDOVINA IL FILM


    Frame N.1
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    Vi ricordo che in questa edizione del CineQUIZ potete dare un massimo di 5 risposte (invece che 4) prima di un mio nuovo intervento

    Riepilogo Tentativi (0)
     




    Riepilogo Frame
     



    Riepilogo Indizi
     




    a pi tardi
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  11. #1840
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    Ciao Strider, complimenti per la velocit . Se lo consigli lo andr a vedere sicuramente il film di Polanski (in realt ci sarei andato comunque , per ora ho una ragione in pi )

    E veniamo al quiz.. sembra del fuoco
    Quindi iniziamo con

    1) Strade perdute


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