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Discussione: L'Angolo del Cinefilo - 2011 (2 semestre)

  1. #1751
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2011 (2 semestre)

    B4 - Il sesto senso

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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2011 (2 semestre)

    B3 - Nightmare

  4. #1753
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2011 (2 semestre)

    B3 - Non aprite quella piorta

  5. #1754
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2011 (2 semestre)

    se non stato detto...

    C2 venerdi 13

  6. #1755
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2011 (2 semestre)

    D2 - Il bacio della pantera



    Jack, il film in C2 uno dei pochi gi indovinati

  7. #1756
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    Riferimento: L'Angolo del Cinefilo - 2011 (2 semestre)

    hell

    nessuna casella indovinata in questo giro

    ma ci sono sempre diversi titoli giusti nel posto sbagliato , occhio!


    vi azzero il counter e vi riposto la griglia ...






    Titoli indovinati:

    A2 - Suspiria (ATLAS)
    B1 - Rosemary's Baby (ATLAS)
    C1 - Lasciami entrare (KEY)
    C2 - Nosferatu il vampiro (KEY)

    C3 - Suspense (The innocents) (KEY)



    e vi ricordo: massimo 4 tentativi a testa !!!


    per un regalino ve lo faccio

    per coloro che fossero interessati vi posto le recensioni dei primi 5 film indovinati

     

    Immagine ridotta

    Suspiria (1977) di Dario Argento
    Uno dei vertici dell’horror italiano, la pellicola che ha consacrato internazionalmente Dario Argento come “mago del brivido”. Prima incursione nell’horror puro del regista romano, che abbandona momentaneamente il giallo ma non i suoi stilemi d’autore, anzi li esaspera e li enfatizza, garantendo la massima espressivit morbosa, pur sfiorando il manierismo. La vicenda interamente ambientata in una barocca scuola di danza femminile, in Germania, nel cuore della Foresta Nera. Qui giunge Suzy, giovane ragazza americana, che si trover ben presto a fronteggiare una serie di orribili delitti e di eventi inquietanti che fanno presagire un oscuro segreto nascosto nell’Accademia. Memorabile la sequenza della “direttrice” che arriva di notte per dormire nella scuola, con le ragazze che ne odono i rantoli. Pellicola di culto dell’itinerario argentiano, come al solito debole dal punto di vista dei dialoghi e della recitazione e non priva di iperboli narrative, ma assolutamente geniale dal punto di vista stilistico e visuale. Ricca di virtuosismi, movimenti di macchina imprevedibili, sequenze visionarie, atmosfere macabre e morbose; una crudele favola nera in salsa splatter che incanta ed inquieta per la ricercatezza estetica, per l’uso policromo dei colori saturati e per lo score musicale (dei Goblin) che bombarda ed attanaglia lo spettatore, immergendolo in un incubo audio-visivo. La consueta estetica argentiana della violenza esplicita e del sangue qui diventa crudele coreografia geometrica, che tende all’astrazione visionaria. I detrattori accusano il film di essere pi stile che sostanza; in parte vero, ma rimane un riferimento obbligatorio nella carriera di Dario Argento.

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    Rosemary's Baby – Nastro rosso a New York (Rosemary's Baby, 1968) di Roman Polanski
    Rosemary una giovane sposa che finisce nel mirino di una setta satanica che intende far nascere il figlio del diavolo. Nessuna sembra crederle ed anche il marito ha un atteggiamento ambiguo. Uno dei migliori horror mai realizzati, punto di partenza di quel filone demoniaco che impervers negli anni successivi, un modello di stile per come riesce ad inquietare senza ricorrere ad eccessi visivi. Appartiene alla “trilogia” degli horror “da camera” del grande Roman Polanski, gli altri sono “Repulsion” (1965) e “L’inquilino del terzo piano” (1976), in cui si ha sempre a che fare con un lugubre appartamento ed una forza malefica esterna che cerca di penetrarvi. E’ un film kafkiano, giocato sui contrasti, sulle atmosfere oppressive e sull’ambiguit e con una straordinaria caratterizzazione dei personaggi: su tutti la fragile Rosemary di Mia Farrow ed i melliflui terribili “vecchini”, vicini di casa. Il film afferm definitivamente Polanski come grande regista internazionale ma gli port, a detta di molti superstiziosi, anche “sfortuna”: solo l’anno dopo, infatti, avvenne la terribile strage di Cielo Drive, a Los Angeles, in cui perse la vita sua moglie Sharon Tate, in cinta di otto mesi, ad opera della famigerata Manson family. A parte questi oscuri risvolti un film di assoluto valore ed una pietra miliare nell’itinerario del cinema horror.

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    Lasciami entrare (Lt den rtte komma in, 2008) di Tomas Alfredson
    Splendido horror svedese di indubbia eleganza che riesce a riattualizzare in modo convincente e “nuovo” il mito del vampiro, assumendo i contorni di un melodramma oscuro che alterna tenerezza e atrocit, innocenza ed orrore. La vicenda quella di Oskar ed Eli, due ragazzini che si conoscono e si innamorano in una glaciale Stoccolma. Ma presto Oskar scopre che lei un vampiro e che, per vivere, ha bisogno di sangue umano che le viene procurato da un anziano fedele servitore che si macchia di efferati delitti per saziare la sete di Eli. Il regista sceglie di porre al centro la storia d’amore e le inquietudini adolescenziali, lasciando fuori fuoco la parte orrorifica e cruenta, comunque presente. Il risultato ottimo, specie per la delicatezza con cui affrontato il rapporto tra i due ragazzi, senza mai scadere nel banale o nel melenso, sebbene non manchi pi di qualche inverosimiglianza nella trama. Alcuni, esagerando, hanno parlato di “bergmaniano”, magari per una certa affinit nelle algide ambientazioni, nei silenzi espressivi e nel rigoroso scandaglio psicologico dei personaggi principali. Film intenso, struggente, che alterna orrido e poetico in un mix di sapiente registro narrativo. Pu anche essere letto come metafora di molti problemi attuali: il vampiro come “diverso”, che subisce, soffrendo, la sua condizione di alienato ai margini del mondo “normale”. Il titolo, pertinente ed evocativo, allude ad un’antica credenza nordica secondo cui un vampiro non pu entrare in una casa se non espressamente “invitato”. E’ un ottimo horror d’autore, sicuramente tra i migliori degli anni 2000, niente a che vedere (sia chiaro) con la patetica telenovela di “Twilight” o con altri rivisitazioni, patinate e modaiole, della mitologia vampiresca.


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    Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens, 1922) di Friedrich Wilhelm Murnau
    Capolavoro dell’espressionismo e del cinema horror, ne ha creato l’icona pi potente ed agghiacciante: l’immondo vampiro-ratto interpretato da Max Schreck. Ispirato al Dracula di Bram Stoker, ne modifica i nomi dei personaggi perch Murnau non aveva pagato i diritti d’autore, cos il conte Dracula diventa il conte Orlock. Tuttavia la quasi totale aderenza alla trama ed alle situazioni del romanzo port alla causa legale, da parte della vedova di Stoker, che fu persa da Murnau con relativa condanna alla distruzione dell'opera. Per fortuna il regista salv qualche copia ed il film, uscito poi anche in edizioni “ritoccate”, sopravvissuto. Nonostante appartenga al cinema muto resta, a tutt’oggi, il pi grande horror mai realizzato, insuperato per bellezza formale, fascino figurativo e potenza visionaria. Molte le scene entrate di diritto nell’immaginario collettivo e divenute autentiche icone del genere horror: dall’arrivo di Nosferatu sulla nave all’ombra del vampiro che si proietta sulla parete, dal primo sinistro incontro con Ellen alla morte di Orlock, sorpreso dall’alba. La rappresentazione del vampiro di Murnau-Schreck resta la pi spaventosa ed inquietante, assai distante da quelle successive (di Bela Lugosi o di Christopher Lee) di Dracula mostro fascinoso, sensuale e seducente, che attrae e respinge al tempo stesso. L’unico che si avvicinato al vampiro di Murnau stato Werner Herzog, autore di un remake: Nosferatu, il principe della notte (Nosferatu: Phantom der Nacht, 1979) con Klaus Kinski nel ruolo di Dracula/Nosferatu. Il film di Herzog, che ha una propria personalit a prescindere dall’originale, a sua volta straordinario, non sfigura rispetto all’opera di Murnau ed , probabilmente, il miglior remake mai realizzato. Sono entrambi un must del cinema horror e costituiscono, a mio avviso, la pi convincente rappresentazione del vampiro, lontana anni luce dagli epigoni e dalle contaminazioni, pi banali e spettacolari, a cui siamo stati abituati.

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    Suspense (The innocents, 1961) di Jack Clayton
    Nell’Inghilterra dell’800, la giovane istitutrice miss Giddens viene incaricata dell’educazione di due bambini di nobile famiglia ed orfani, Miles e Flora. Recatasi nella splendida villa dove essi vivono con l’anziana governante, la donna avverte ben presto una segreta ed ambigua complicit che sembra legare i due piccoli. Interrogando la governante, miss Giddens comincia a sospettare che gli strani comportamenti dei bambini possano dipendere dall'influenza esercitata da una precedente istitutrice, che aveva avuto un'equivoca relazione con il perverso giardiniere della tenuta e con lui aveva trovato la morte in oscure circostanze. Sconvolta dalle rivelazioni sulla sorte dei due amanti, miss Giddens si convince che i loro fantasmi abitano ancora la casa, possedendo i due bambini ed usandone i corpi per continuare la loro peccaminosa relazione. Decisa a liberare i bambini “innocenti” dagli spettri che li corromperebbero, miss Giddens prende fatali decisioni. Sceneggiato da Truman Capote (con la sua tipica sensibilit per i risvolti morbosi) e tratto dal romanzo “Il giro di vite” (1898) di Henry James , il film lascia sullo sfondo la polemica pedagogica del racconto (ormai superata dai tempi) ed accentua, invece, il contrasto tra l’apparente “innocenza” dei bambini (persa nel maldestro e fuorviante titolo italiano, ma sottolineata da quello originale) e il terribile sospetto che siano posseduti dalle anime perdute di due amanti peccaminosi. A tal proposito, il film crea alcune scene assenti nel romanzo, come l’inquietante poesia recitata da Miles (che sembra quasi un'invocazione di richiamo agli spettri) e il bacio sulla bocca dato dal bambino all’istitutrice, carico di sottintesa seduzione (e, all’epoca, quasi scandaloso). Inoltre, mentre nel romanzo i fantasmi sembrano possedere le menti dei piccoli, il film avanza l’ipotesi, molto pi scabrosa, che essi possiedano i loro corpi e se ne servano per congiungersi ancora fisicamente. Anche nel film, naturalmente, non c’ mai certezza se i fantasmi esistano davvero o sia la protagonista a crearli, e su questa intrigante ambiguit la storia alterna momenti di tensione o di autentico spavento ad altri di studio dei caratteri e di descrizione ambientale di squisita sapienza. Il film deve moltissimo alla straordinaria interpretazione della bella e sensibile Deborah Kerr, qui probabilmente alla sua migliore prova, costantemente in bilico tra angosciosi dubbi ed ostinata volont indagatrice. In conclusione, ritengo “Suspense” il pi bel film di fantasmi mai realizzato, uno dei rari capolavori horror (anche se la definizione gli sta stretta) e un film di grande raffinatezza formale e di notevole capacit di coinvolgimento emotivo. Da vedere assolutamente al buio e da soli per godere al massimo della sua carica di suggestione.




    "Per quel che mi riguarda Morricone il mio compositore preferito e quando parlo di compositore non intendo quel ghetto che la musica per il cinema ma sto parlando di Mozart, di Beethoven, di Schubert." (Quentin Tarantino)

  8. #1757
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  10. #1759
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