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Discussione: L'iportanza della parola

  1. #1
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    L'iportanza della parola

    "Fai in modo che il tuo discorso sia migliore del tuo silenzio o taci" (Dionigi il Vecchio)

    Questa citazione e' una mirabile sintesi del significato piu' profondo di cosa voglia dire parlare ed esprimere quindi concetti che abbiano un senso e una efficacia.

    Quando "diciamo" un qualcosa inevitabilmente quel "qualcosa" produrra' degli effetti e/o delle reazioni e quindi saggezza vorrebbe che le nostre parole vengano soppesate e meditate prima e non dopo di averle espresse.

    Ogni giorno gli esempi di come e quanto si "straparli" sono evidenti a tutti e nel tempo questo modo di porsi e' divenuto persino un'arte da coltivare per fini non certo ammirevoli e quasi sempre volti ad "ingannare" il prossimo o con lo scopo di intimorirlo (urlando).

    Quasi ogni giorno l'abitudine e il bisogno di comunicare in fretta ci fanno dimenticare che quel "dire" provoca intorno a noi dei mutamenti e degli sviluppi direttamente collegati che dovrebbero porci in un atteggiamento piu' cauto se non addirittura premonitore delle conseguenze alle nostre stesse parole !

    In questo "dire" la ricerca di parole corrette da inserire puo' assurgere ad arte, come nelle poesie e nella letteratura, come, al contrario, puo' rimanere una pia illusione e dare sfogo a vocabolari personali e gergali veramente poveri di termini con grandi limiti concettuali.

    La "parola" e' viva e flessibile come poche cose.
    Pur se con radici antiche ha saputo modificarsi nel corso degli anni adeguando suoni e significati all'occorrenza per garantire all'uomo una continua interpretazione arricchendosi di sfumature ed evolvendo il linguaggio e quindi la storia umana.

    La "parola" esige rispetto per la sua storia e per le persone che l'hanno pronunciata prima di noi.
    Storpiarla e' una violenza che facciamo alla lingua ma molto di piu' a noi stessi poiche' inconsapevolmente cancelliamo assieme alle lettere anche esperienze lontane di vita, di letture, di scritture e di opere immortali.

    Perche' ho voluto postare questo thread ?!

    Non sono un letterato e a scuola, in italiano, andavo male ma col tempo mi sono avvicinato al mondo delle parole ed ho cominciato ad apprezzarne il suono, l'etimologia e il fascino.
    Spesso, soprattutto qui nel forum, nei giochi, quando ne incontro qualcuna che poco conosco o che mi incuriosisce, vado a leggere la sua origine e talvolta scopro meraviglie antichissime che ben mi fanno capire come l'uomo abbia plasmato il linguaggio nel corso dei secoli alla continua ricerca di termini che meglio potessero esprimere i suoi concetti e permettergli di comunicare tutta la vasta gamma di sentimenti ai suoi simili.

    Mi rendo conto che non tutti siano interessati e non tutti abbiano passione per la lingua, ma se anche poco poco questo post e' riuscito a incuriosirvi ho speranza che da ora in poi possiate guardare con occhi piu' consapevoli al ricco mondo delle "parole".


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    Riferimento: L'iportanza della parola

    Ho avuto una lunga scuola di "diplomazia" per tanti anni passati a lavorare al pubblico, dove però devi imparare a tenere per te le emozioni personali, dove spesso non c'è il tempo di una frase amichevole in più... e dove rischi di perdere la cognizione di te stesso, perché devi dire quello che gli altri si aspettano che tu dica, instaurando così spesso conversazioni falsate.

    Per questo ho sicuramente più familiarità con lo scrivere che con il contatto diretto: fin da bambina ho preferito il fascino della carta stampata ad una giornata di sole; ho "bevuto" molte parole e molti modi di esporle; a scuola l'italiano era il mio regno, (più per istinto, perché la grammatica mi annoiava a morte), e alle superiori riuscivo a fare un paio di temi alle due amiche del cuore durante la ricreazione.
    Ma se fino ad un certo momento si è trattato di "prendere", ovvero assorbire passivamente ciò che altri avevano già dato, più intenso è stato il momento in cui mi sono trovata nella situazione di dover avere la responsabilità di quanto io esprimevo e di come lo esponevo, nel timore che potesse essere interpretato nella maniera sbagliata: ricordo un post che ci misi giorni a scriverlo, cambiando, spostando e cancellando finchè non ritenni che fosse realmente "me" ...

    Uno dei tasti più usurati della mia tastiera è sicuramente il Backspace , perché cerco sempre, con l'unica cosa che ho qui nel web, le parole, di esprimere correttamente un concetto, uno stato d'animo, così come un rimprovero o una discordanza, ma sempre nel rispetto dell'interlocutore... se raramente perdo davvero le staffe credo di farlo comunque con nonchalance e le parole mi aiutano parecchio a non radere al suolo l'avversario... anche se ne sarei stata capace un paio di volte negli ultimi due anni, ma sono vecchia abbastanza da non averne cercata l'occasione .

    Nell'era della comunicazione come si possono non ritenere di primaria importanza le parole? Come hai detto, basta vedere l'uso che pubblicamente se ne fa, ma non importa andare molto lontano, perché basta che ognuno di noi pensi alle emozioni che via via gli hanno dato parole che ha letto anche qui, o altrove, e che in qualche modo hanno provocato, come dicevi, una reazione: una allegra risata, un leggero disappunto, una speranza, una sana competizione, un attonito sconcerto, un sollevante piacere od un cupo dolore...

    Hai detto che le parole sono vive.. si, e non sarebbero che parole, ma sono la seconda porta di comunicazione fra noi e gli altri, e quella porta te la puoi trovare spalancata con un sorriso, chiusa a doppia mandata, mezza bloccata per una seconda possibilità o socchiusa in attesa ....
    ...Occhio agli stipiti perché per quelli ci vuole martello e scalpello

    Dum differtur, vita transcurrit

  4. #3
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    Riferimento: L'iportanza della parola

    Che piacere leggervi, Armandillo e Ladywake!! Le parole, i concetti e le riflessioni. Mi sento concorde con entrambi.
    Nella mia vita sia per gli studi che nel lavoro e anche per alcuni interessi particolari ho parlato sempre tanto. Ogni volta le parole, il tono e l'espressione dovevano essere convincenti, o esprimere i sentimenti senza finzioni, così come sgorgavano la cuore.
    Credo che la parola sia veramente una grande dono, specialmente se cuore e cervello sono collegati.
    Mi accorgo, che quando mi capita, purtroppo raramente, di fare una conversazione sento una scarica di adrenalina che apre gli sportelletti della memoria e parole e concetti sono pronti per essere pronunciati. Anche quando scrivo una lettera, la butto giù di getto senza rileggerla, le parole scritte (non digitate) mi sembra che riflettano meglio quanto il mio essere vuole significare.
    Leggere è sempre stata la mia passione, ho letto tanto di tutto, e spesso mi sono immedesimata in quelle parole, tanto da viverle.
    Ripeto leggervi è stato un dono pasquale!

  5. #4
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    Riferimento: L'importanza della parola

    E' vero....da' effettivamente piacere leggere uno scritto ben strutturato e se poi semplifica la comprensione non sara' necessaria una seconda lettura.

    In questo senso ammiro chi sa esprimere concetti anche complicati con poche precise parole soprattutto quando la materia del discorso riguarda discipline per "esperti".
    Se ci pensiamo credo che dizionari, vocabolari ed enciclopedie fungono proprio da mediatori del linguaggio e dei termini tra noi e tutto cio' che ci circonda.

    Spesso le nostre parole sono accompagnate da gesti, da posture e da tutta una serie di movimenti facciali e degli occhi che ne caratterizzano l'intensita' e tutto l'insieme parla per noi.
    Ci dipinge agli interlocutori manifestando i nostri pensieri e il nostro agire.
    Una pausa, una accentuazione, una variazione della tonalita' e poi, per scritto, una virgola mal messa, un errore ortografico possono alterare in modo significativo le cose che volevamo esprimere.

    Ne e' un esempio lampante proprio questo spazio virtuale....non e' sempre facile interpretare pensieri anche articolati senza avere di fronte l'interlocutore.
    Basta poco perche' si fraintenda un pensiero.
    Ci sono le faccine in aiuto ma talvolta nonostante il loro uso e' necessario rileggere l'intervento per trarne il senso corretto soprattutto se intenzionati a rispondere.

    Mi rendo conto che la modernita' ed i nuovi apparati tecnologici spingano chi ne usufruisce a semplificare producendo veri e propri linguaggi destinati, ahime', spesso a rimanere confinati in ambiti ristretti !

    La parola pero' sa prendersi la rivincita e riconquistare il suo spazio grazie ai divulgatori, agli scrittori e a chiunque altro voglia raccontare la vita senza lesinare e spesso proponendo termini ricercati e poco usati.

    Insisto....la democratica parola nasconde storie impensabili legate alla nostra vita che giungono dal passato e regalano spaccati a volte interessanti e curiosi.

    Ne vorrei presentare qualcuno d'esempio

    Questo trovato girovagando e che poi ho utilizzato per un acronimo e poi.....

     
    Tratte dalla Treccani.

    L’espressione ‘perdere le staffe’ viene dalla particolarità di alcuni pantaloni da uomo… perché, anticamente, erano allacciati con un tipo speciale di bretelle, le staffe, appunto… Che, una volta perse… Insomma: l’espressione vuol dire ‘trovarsi in balìa di tutto’… ‘essere indifesi’

    Gelosìa è una parola chiara: viene da gelo. Proprio per il ghiaccio che afferra le vene di chi è geloso, una sorta di paura ‘fredda’ che lo getta nel panico. Pensa: la ‘freddatura’ dell’amore… Pensa quanto è strano: chi è geloso si vanta di esserlo per passione: e invece è solo una persona fredda

    Ai mondiali di Italia ’90 il nome della mascotte, “Ciao”, è stato scelto per due motivi. Perché ciao ormai è una parola internazionale conosciuta in tutto il mondo. E poi perché ciao viene da *chiao e *chiaio, forme medievali per clāru(m)… L’augurio di una giornata ‘luminosa’, anticamente… E anche di ‘chiarezza’ della manifestazione, volendo
    Nel medioevo, salutandosi, c’era l’usanza di accomiatarsi augurando l’aciāriu(m), il vero e proprio ‘acciaio’ (della lama). Una sorta di augurio apotropaico: come il moderno “in bocca al lupo”: ci si augurava – esorcizzando il pensiero – di venir trapassati da una spada o da un pugnale… Ma solo per scongiurare ritualmente un pericolo possibile. Da *acciàro si è avuto *acciào e poi ciào».

    Ma pensa tu! La pizza viene dalla Germania!... Sì, cioè… Non proprio l’alimento, ma l’origine antichissima della parola è germanica… da bĭzzo o pĭzzo… che: pensa le parole!… Dal significato di ‘morso’ è passato a ‘boccone’, poi ‘pezzo’, ‘pezzo di pane’, ‘focaccia’… Tutto mi sarei aspettato, ma che la parola italiana più diffusa nel mondo fosse d’origine tedesca… be’, questo proprio no…».

    «Per capire bene l’etimologia di cattivo nel senso di ‘contrario alla legge morale’, ‘malvagio’ ecc. bisogna ipotizzare un altro termine significativo che poi è andato perduto. C’è bisogno di un’antica specificazione. Non è così semplice, sennò…».
    «Cattivo è il gatto, per eccellenza. Dal latino cǎttu(m)/gǎttu(m) e cǎtta(m)/ gǎtta(m), l’aggettivo tardolatino *cattivus da cui deriva l’italiano cattivo. Ne è una spia la sostanziale coincidenza tra l’immagine del Maligno e le sue fattezze di gatto nero…».
    «Anticamente, il cattévo o cattèvo (da cui cattivo, già dal XIII secolo) era il timone delle navi a scafo piatto: in grado di permettere un’altissima velocità di gestione della manovra; esponendo però il timoniere ai molti errori dovuti alla poca stabilità dello strumento. “Fare il cattèvo/cattévo” voleva quindi dire ‘muoversi insidiosamente’, ‘oscillare pericolosamente senza controllo’».



  6. #5
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    Riferimento: L'iportanza della parola

    Sulla parola pizza che derivi da lingue longobarde o addirittura germaniche è solo l' ultima teoria, le piu' antiche sono che derivi da "pinsa" (dal latino pinsere, pigiare) o dalla parola greca pita.
    Io continuo a pensare di lasciare ai tedeschi l' origine della parola wurstel.. (wurst=insaccato).
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    Riferimento: L'iportanza della parola

    Che bei discorsi ragazzi, condivido tutto quanto avete scritto, io non sono mai stato molto bravo con le parole e con i discorsi, ho il dono della sintesi, riesco a spiegare una situazione con 10 parole, se provo a usarne 20 mi viene piu difficile, questo mi causo' qualche problema all'universita' quando mi trovavo di fronte il professore "che ti voleva sentire parlare come se stessi spiegando un concetto a una intera platea". Forse ho imparato a usare meglio le parole sul web in questi 4 anni e ho imparato anche a pesare le parole, e ora riprendendo la massima iniziale di dionigi il vecchio visto che il mio discorso non è stato migliore del mio silenzio me ne sto zitto e chiudo qui il mio intervento

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