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Lo Zio T
09-02-15, 17: 12
FILM D’ANIMAZIONE
BIG HERO 6 – Don Hall, Chris Williams e Roy Conli
BOXTROLLS – LE SCATOLE MAGICHE – Anthony Stacchi, Graham Annable e Travis Knight
DRAGON TRAINER 2 – Dean DeBlois e Bonnie Arnold
SONG OF THE SEA – Tomm Moore e Paul Young
LA STORIA DELLA PRINCIPESSA SPLENDENTE – Isao Takahata and Yoshiaki Nishimura

DOCUMENTARIO (LUNGOMETRAGGIO)
CITIZENFOUR – Laura Poitras, Mathilde Bonnefoy and Dirk Wilutzky
FINDING VIVIAN MAIER – John Maloof and Charlie Siskel
LAST DAYS IN VIETNAM – Rory Kennedy and Keven McAlester
IL SALE DELLA TERRA – Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado and David Rosier
VIRUNGA Orlando von Einsiedel and Joanna Natasegara

DOCUMENTARIO (CORTOMETRAGGIO)
CRISIS HOTLINE: VETERANS PRESS 1 – Ellen Goosenberg Kent and Dana Perry
JOANNA – Aneta Kopacz
OUR CURSE – Tomasz Sliwinski and Maciej Slesicki
THE REAPER (LA PARKA) – Gabriel Serra Arguello
WHITE EARTH – J. Christian Jensen

MONTAGGIO
AMERICAN SNIPER – Joel Cox and Gary D. Roach
BOYHOOD – Sandra Adair
GRAND BUDAPEST HOTEL – Barney Pilling
THE IMITATION GAME – William Goldenberg
WHIPLASH – Tom Cross

CANZONE ORIGINALE
EVERYTHING IS AWESOME da THE LEGO MOVIE – musica e testi di Shawn Patterson
GLORY da SELMA – musica e testi di John Stephens e Lonnie Lynn
GRATEFUL da BEYOND THE LIGHTS – musica e testi di Diane Warren
I’M NOT GONNA MISS YOU da GLEN CAMPBELL… I’LL BE ME – musica e testi di Glen Campbell e Julian Raymond
LIST STARS da BEGIN AGAIN – musica e testi di Gregg Alexander e Danielle Brisebois

SCENOGRAFIE
GRAND BUDAPEST HOTEL – Production Design: Adam Stockhausen; Set Decoration: Anna Pinnock
THE IMITATION GAME – Production Design: Maria Djurkovic; Set Decoration: Tatiana Macdonald
INTERSTELLAR – Production Design: Nathan Crowley; Set Decoration: Gary Fettis
INTO THE WOODS – Production Design: Dennis Gassner; Set Decoration: Anna Pinnock
MR. TURNER – Production Design: Suzie Davies; Set Decoration: Charlotte Watts

CORTOMETRAGGIO ANIMATO
THE BIGGER PICTURE – Daisy Jacobs and Christopher Hees
THE DAM KEEPER – Robert Kondo and Dice Tsutsumi
FEAST – Patrick Osborne and Kristina Reed
ME AND MY MOULTON – Torill Kove
A SINGLE LIFE – Joris Oprins

CORTOMETRAGGIO LIVE ACTION
AYA – Oded Binnun and Mihal Brezis
BOOGALOO AND GRAHAM – Michael Lennox and Ronan Blaney
BUTTER LAMP (LA LAMPE AU BEURRE DE YAK) – Hu Wei and Julien Féret
PARVANEH – Talkhon Hamzavi and Stefan Eichenberger
THE PHONE CALL – Mat Kirkby and James Lucas

MONTAGGIO DEL SUONO
AMERICAN SNIPER – Alan Robert Murray and Bub Asman
BIRDMAN Martín Hernández and Aaron Glascock
LO HOBBIT: LA BATTAGLIA DELLE CINQUE ARMATE – Brent Burge and Jason Canovas
INTERSTELLAR – Richard King
UNBROKEN – Becky Sullivan and Andrew DeCristofaro

SONORO
AMERICAN SNIPER – John Reitz, Gregg Rudloff and Walt Martin
BIRDMAN – Jon Taylor, Frank A. Montaño and Thomas Varga
INTERSTELLAR – Gary A. Rizzo, Gregg Landaker and Mark Weingarten
UNBROKEN – Jon Taylor, Frank A. Montaño and David Lee
WHIPLASH – Craig Mann, Ben Wilkins and Thomas Curley

EFFETTI VISIVI
CAPTAIN AMERICA: THE WINTER SOLDIER – Dan DeLeeuw, Russell Earl, Bryan Grill and Dan Sudick
APES REVOLUTION: IL PIANETA DELLE SCIMMIE – Joe Letteri, Dan Lemmon, Daniel Barrett and Erik Winquist
GUARDIANI DELLA GALASSIA – Stephane Ceretti, Nicolas Aithadi, Jonathan Fawkner and Paul Corbould
INTERSTELLAR – Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter and Scott Fisher
X-MEN: GIORNI DI UN FUTURO PASSATO – Richard Stammers, Lou Pecora, Tim Crosbie and Cameron Waldbauer

ATTORE PROTAGONISTA
Steve Carell in FOXCATCHER
Bradley Cooper in AMERICAN SNIPER
Benedict Cumberbatch in THE IMITATION GAME
Michael Keaton in BIRDMAN
Eddie Redmayne in LA TEORIA DEL TUTTO

ATTRICE PROTAGONISTA
Marion Cotillard in DUE GIORNI, UNA NOTTE
Felicity Jones in LA TEORIA DEL TUTTO
Julianne Moore in STILL ALICE
Rosamund Pike in GONE GIRL
Reese Witherspoon in WILD

ATTORE NON PROTAGONISTA
Robert Duvall in THE JUDGE
Ethan Hawke in BOYHOOD
Edward Norton in BIRDMAN
Mark Ruffalo in FOXCATCHER
J.K. Simmons in WHIPLASH

ATTRICE NON PROTAGONISTA
Patricia Arquette in BOYHOOD
Laura Dern in WILD
Keira Knightley in THE IMITATION GAME
Emma Stone in BIRDMAN
Meryl Streep in INTO THE WOODS

FOTOGRAFIA
BIRDMAN – Emmanuel Lubezki
GRAND BUDAPEST HOTEL – Robert Yeoman
IDA – Lukasz Zal and Ryszard Lenczewski
MR. TURNER – Dick Pope
UNBROKEN – Roger Deakins

COSTUMI
GRAND BUDAPEST HOTEL – Milena Canonero
VIZIO DI FORMA – Mark Bridges
INTO THE WOODS – Colleen Atwood
MALEFICENT – Anna B. Sheppard and Jane Clive
MR. TURNER – Jacqueline Durran

REGIA
BIRDMAN – Alejandro G. Iñárritu
BOYHOOD – Richard Linklater
FOXCATCHER – Bennett Miller
GRAND BUDAPEST HOTEL – Wes Anderson
THE IMITATION GAME – Morten Tyldum

FILM STRANIERO
IDA – Polonia
LEVIATHAN – Russia
TANGERINES – Estonia
TIMBUKTU – Mauritania
STORIE PAZZESCHE – Argentina

TRUCCO E PARRUCCO
FOXCATCHER – Bill Corso and Dennis Liddiard
GRAND BUDAPEST HOTEL – Frances Hannon and Mark Coulier
GUARDIANI DELLA GALASSIA – Elizabeth Yianni-Georgiou and David White

COLONNA SONORA
GRAND BUDAPEST HOTEL – Alexandre Desplat
THE IMITATION GAME – Alexandre Desplat
INTERSTELLAR – Hans Zimmer
MR. TURNER – Gary Yershon
LA TEORIA DEL TUTTO – Jóhann Jóhannsson

SCENEGGIATURA ADATTATA
AMERICAN SNIPER – scritto da Jason Hall
THE IMITATION GAME – scritto da Graham Moore
VIZIO DI FORMA – scritto da Paul Thomas Anderson
LA TEORIA DEL TUTTO – scritto da Anthony McCarten
WHIPLASH – scritto da Damien Chazelle

SCENEGGIATURA ORIGINALE
BIRDMAN – scritto da Alejandro G. Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris, Jr. & Armando Bo
BOYHOOD – scritto da Richard Linklater
FOXCATCHER – scritto da E. Max Frye e Dan Futterman
GRAND BUDAPEST HOTEL – scritto da Wes Anderson; storia di Wes Anderson & Hugo Guinness
NIGHTCRAWLER – LO SCIACALLO – scritto da Dan Gilroy

FILM
AMERICAN SNIPER
BIRDMAN
BOYHOOD
GRAND BUDAPEST HOTEL
THE IMITATION GAME
SELMA
LA TEORIA DEL TUTTO
WHIPLASH

Strider
09-02-15, 20: 56
visto che lo Zio T ha aperto il thread sugli OSCAR 2015, riporto qui delle considerazioni che ho fatto qualche giorno fa nel CineQuiz :ghgh



per gli Oscar io ho visto quasi tutto :bgg2


The imitation game e La teoria del tutto sono prodotti molto hollywoodiani, molto ruffiani, costruiti ad hoc per beccare qualche premio, in particolare il secondo (che in pratica è una love story) è il più melenso dei due, ma gli attori sono entrambi molto bravi :clap

anche Cumberbatch è stato bravo ma non credo abbia possibilità di vincere l'Oscar come attore

imho se la giocano Michael Keaton e Eddie Redmayne. Secondo me meriterebbe il primo, non ho dubbi in merito, ma credo che alla fine vincerà Redmayne perchè l'Academy non sa resistere a malattie, diete dimagranti, diete ingrassanti, imbruttimenti, etc etc :lol:


i miei preferiti sono, in ordine decrescente: Birdman e Grand Budapest Hotel, poi a seguire Boyhood che tutti danno per favorito :sisi

ma dopo l'esito dei Producers Guild Awards (che pesa sempre tanto in ottica Oscar) in cui Birdman ha trionfato, tutto è tornato in discussione. Se vincerà Birdman io sarò felice perchè è un gran bel film, per nulla hoolywoodiano, per nulla "accomodante", ma maturo, "cattivo" e molto visionario :sisi

anche Grand Budapest Hotel mi è piaciuto parecchio, sono film diversi ma entrambi di grande spessore, imho

ho proprio una leggera preferenza per Birdman anche grazie alla straordinaria interpretazione di Keaton, sicuramente aiutato dalla sovrapposizione tra il suo personaggio e la sua vicenda personale :sisi

di American Sniper ho già detto la mia e l'incredibile successo commerciale che sta avendo negli USA conferma la mia tesi, è un film pieno di quella retorica patriottica che piace all'americano medio :sisi

per le attrici dovrebbe essere l'anno di Julianne Moore, se lo merita da tempo e questo mi sembra il ruolo giusto :eye

per la regia credo che il premio sarà dato in accoppiata al miglior film



come non protagonista dico Norton o magari Duvall come seconda scelta per gli attori

invece per le attrici penso che la Arquette ce la dovrebbe fare, ma occhio pure alla Stone :shock

staremo a vedere :m:

Lo Zio T
09-02-15, 23: 39
Ciao Strider, è sempre un piacere leggerti. :hap

Per ora ne ho visti solo quattro, spero di rimediare in questi giorni con gli altri.

Su "American sniper" concordo con il tuo giudizio, abbastanza un'americanata. Inoltre, non avendo letto il libro, potrebbe anche essere stato smussato un po' (per esempio su un sito ho letto che nel libro il cecchino si "divertiva" ad uccidere, e se fosse vero, la percezione del personaggio principale cambierebbe e nemmeno di poco) ma al di là di questo non mi ha proprio preso. Eastwood ha fatto decisamente di meglio, rimanendo nel genere.

Su "The Imitation game" tutto vero, film costruito per gli oscar, abbastanza classico. Però mi è piaciuto, perchè ho trovato che abbia comunque voluto seguire una sua idea, senza soffermarsi troppo, ad esempio, sull'omosessualità di Turing. Certo, deo dialoghi maggiormente incisivi non avrebbero guastato. Comunque, in generale, tendo a cascarci abbastanza con questo genere di pellicole.

Per quanto riguarda "The Grand Budapest Hotel", invece, non ne sono rimasta entusiasta. O meglio, la storia dopo un po' mi ha "stufato" (nonostante un paio di passaggi successivi discretamente divertenti) senza lasciarmi granchè. Carino sì, ma poco altro. Però ho apprezzato parecchio la colonna sonora e l'uso dei colori, che hanno aiutato sicuramente ad immergere lo spettatore nel clima "fiabesco" della pellicola.

Chiudo con "Birdman", non a caso. Devo ancora elaborarlo, ma ammetto che mi ha colpito. Molto. Anche di più di alcuni film magari maggiormente empatici. Voglio dire, non è solo un esercizio di stile, è molto di più. Oltre al fatto che è un film coraggioso, diverso da solito e imho ben riuscito in tutto: grande cast (Keaton e Norton splendidi, ma tutti funzionano e sono ben incastrati), un piano sequenza che si sposa perfettamente con il contesto (sì, c'è qualche arrangiamento qua e là, ma il risultato non ne risente minimamente, imho), una storia che conquista lo spettatore fin da subito e riesce a farlo sentire parte integrante del teatro. Inoltre, troviamo scene divertenti e parti drammatiche, momenti realistici e un eroe da fumetti, insomma cammina senza tentennamenti sul labile confine degli opposti e riesce a farlo "mischiando" generi diversi, alternandoli in un'unica opera, che ti lascia assolutamente disorientato, almeno personalmente.
Non so se mi abbia stregato, non so neanche se l'ho "capito". Ma di certo ha lasciato il segno, con tutti i pregi detti sopra. Difatti volevo chiederti un commento più approfondito se e quando avrai tempo e voglia. :sisi

Strider
10-02-15, 00: 27
ciao Zio T :bai


Difatti volevo chiederti un commento più approfondito se e quando avrai tempo e voglia.
lo sai che quando si parla di cinema mi inviti a nozze e non so resistere :ghgh :eye

come forse ricorderai amo parlare e scrivere di cinema, lo faccio sempre, se non ho con chi discuterne lo faccio anche solo per me stesso, per conservare una traccia, una nota, un ricordo se non proprio una recensione dettagliata di film che ho visto e che ho trovato interessanti :sisi

ti riporto qui sotto un mio commento dettagliato su Birdman e Grand Budapest Hotel che sono i miei preferiti nella corsa agli Oscar 2015 :sisi

anche Boyhood merita ma lo metto un gradino indietro in base ai miei gusti


Trama:
Riggan Thomson è una ex star del cinema alla soglia dei 60 anni che, dopo aver raggiunto il successo mondiale e l’apice della notorietà negli anni ’90, nel ruolo del supereroe alato Birdman, è caduto nel dimenticatoio. Per risalire la china e dimostrare il suo talento, innanzi tutto a se stesso, ha rinnegato il suo passato di pellicole commerciali, lanciandosi nell’ardua impresa di adattare, dirigere e interpretare un testo di Raymond Carver ("Di cosa parliamo quando parliamo d'amore"), da portare in scena in un famoso teatro di Broadway. Nel progetto sono coinvolti il suo storico produttore, Jake, sua figlia Sam, ex tossica, ed un cast eterogeneo tra cui spiccano l’istrione Mike Shiner, talentuoso ma indisciplinato, la tenera Lesley, che ha sempre cullato il sogno di calcare un palcoscenico di Broadway, e l’insicura Laura, amante di Riggan. Alle tante difficoltà oggettive connesse all’impresa, si aggiungono i problemi personali e psicologici di Riggan, tra cui l’ingombrante presenza del suo alter ego Birdman, amato e odiato, che gli appare e gli parla, sotto forma di “visioni”, cercando di minarne la tenacia, affinchè desista dal difficile compito intrapreso per “ritornare” da lui.

Commento:
Splendida commedia irriverente del messicano Iñárritu, che firma così il suo film migliore, più maturo e denso per tematiche trattate, riferimenti culturali, allegorie filosofiche ed un perfetto equilibrio formale tra il suo innato talento virtuosistico (anche stavolta la cifra stilistica dell’opera è l’iperbole) e l’esigenza di una messa in scena teatrale, e, quindi, classica. Brillante già nell’impostazione iniziale, che indulge nel metacinema, la scelta del protagonista, Michael Keaton (ex celebre Batman burtoniano), la cui parabola professionale ricalca perfettamente quella del suo personaggio, Riggan Thomson, questo film solido e agrodolce, con punte da black comedy, dialoghi pungenti, irresistibili situazioni sopra le righe e momenti visionari che sconfinano nel metafisico, si assesta saldamente come una delle migliori pellicole in assoluto dell’anno 2014. Se sono evidenti i riferimenti a Robert Altman (l’adattamento da Carver, da cui è tratto America Oggi, la presa in giro surreale del mondo del cinema hollywoodiano, l’utilizzo espressivo dei piani sequenza), è con il capolavoro di Bob Fosse, All that jazz, che questa frizzante opera di Iñárritu ha i debiti maggiori. Il paragone tra i due protagonisti, Joe Gideon e Riggan Thomson, è perfettamente calzante: entrambi sono due artisti che cercano di riemergere, artisticamente ed umanamente, portando in scena uno spettacolo ambizioso, tra mille difficoltà, in lotta con se stessi e con gli altri in un momento delicato e decisivo della propria esistenza. Entrambi vivono l’esperienza a due livelli: la dimensione reale e quella onirica, la visione della “dama bianca”, che accompagna Gideon verso la morte, e quella di Birdman, simbolo fantastico del proprio passato, che lo ostacola nel proprio percorso evolutivo, reclamando il suo spazio esclusivo, come un’amante gelosa e possessiva, che mira ad impedire l’improbabile resurrezione artistica di Riggan. Anche la costante fusione tra i due mondi appena citati, al punto che diventa difficile distinguere la finzione dalla realtà, l’universo interiore da quello oggettivo, deve parecchio al film di Fosse; ma qui innesca ulteriori livelli di complessità narrativa, che rendono il linguaggio filmico tanto sperimentale quanto accattivante. Basti pensare all’assoluta convergenza tra la piéce teatrale diretta da Riggan e la sua vita reale, i suoi rimorsi sentimentali, il suo bisogno disperato di essere amato, accettato, gratificato semplicemente per ciò che è. Ma dove il film di Iñárritu diventa originale, e, addirittura, esplosivo, è nell’adattare l’eterna antitesi arte-vita alla sensibilità moderna, instillandovi pillole di tutte le psicosi contemporanee: l’ossessione per la celebrità, l’ego smisurato, le degeneri regole della popolarità “social”, imposte dai nuovi media hi-tech, per i quali virale è sinonimo di potere ed il valore si misura in base al numero di “like” ricevuti. Gustosissima la messa alla berlina dei cinecomic, i blockbuster sui supereroi stracolmi di effetti speciali, che avrebbero favorito l’imbarbarimento culturale delle nuove generazioni, con la sfacciata messa a fuoco dell’eterna contrapposizione tra cultura pop e cultura “alta” (letteratura, teatro, cinema d’essai), che qui assume la valenza di un grottesco conflitto interiore (Riggan versus Birdman). Emblematica la scena iniziale, che già contiene, abilmente celato, il senso intimo del film: il protagonista che medita, guardandosi allo specchio, con la significativa scritta in basso a destra (“A thing is a thing not what is said of that thing”) ed il poster di Birdman, alle sue spalle, che lo “osserva” torvo. Tra gli altri temi toccati, da questo ribollente tumulto vulcanico, citiamo la sferzante presa in giro dei critici d’arte (Riggan dice chiaramente che un critico è un artista fallito e privo di talento) e la rappresentazione dello spazio dell’azione, i camerini, i corridoi, la stessa New York, sotto forma di palcoscenico, in funzione del mondo interiore del protagonista, che cerca di “volare” per liberarsi di se stesso e raggiungere ciò che cerca: successo, riconoscimento, amore. Altri elementi notevoli di quest’opera scintillante e trionfalmente ridondante sono la stravagante colonna sonora jazz, gli impagabili momenti surreali (Riggan che corre in mutande attraverso Times Square) e le grandi interpretazioni del cast sontuoso, in cui svettano un superlativo Michael Keaton, che ci regala una performance memorabile e “da Oscar”, ed il sempre bravo Edward Norton, ancora una volta a suo agio in un ruolo estremo. Il tocco di genio definitivo è nello splendido epilogo ambiguo, metafisico ed allegorico, che lascia interdetti ed ammirati. A pensarci bene, non ci poteva essere finale diverso.

Voto: 4,5/5



Meraviglioso affresco, soave e malinconico, a tre livelli, incastonati l'uno nell'altro in un ingegnoso gioco di scatole cinesi: nel primo uno scrittore anziano ci parla del potere della narrazione e di come un suo romanzo, ovvero il film a cui stiamo assistendo, sia stato ispirato dal racconto di fatti realmente accaduti da un certo signor Zero. Nel secondo livello vediamo Zero che narra il racconto al giovane scrittore, durante una cena in un immenso albergo dell'est europeo, barocco e coloratissimo, ma semi deserto e di sua proprietà, il Grand Budapest Hotel. Il terzo livello (ovvero il corpo del film) è l'esposizione dei fatti da parte di Zero, che prendono vita in prima persona sullo schermo, a sua volta basati sulle memorie del concierge dell'albergo, il protagonista Mr. Gustave (Ralph Fiennes), uomo elegante ed efficiente, un gaudente eccentrico che oppone le sue raffinate buone maniere alla barbarie del mondo. Il bizzarro Wes Anderson, regista di grande talento, ci ha sempre regalato, nei suoi film, mondi meravigliosi ed improbabili, suggestivi e malinconici, popolati da personaggi teneri e stralunati, raffigurati con un'estetica vivace, autentica cifra stilistica dell'autore texano. Ed anche questo film, che è il suo migliore ed il più maturo, non fa eccezione. Il regista si concede anche il vezzo estetico di rappresentare in modo diverso ciascuno dei singoli livelli, a cominciare dal differente formato dello schermo (quello che, tecnicamente, si chiama "aspect ratio") che si riconfigura ogni volta di conseguenza, facendoci capire subito dove ci troviamo. Ma stavolta Anderson fa un passo in avanti e, ispirandosi a Maestri del passato come Lubitsch e Wilder, realizza una storia di ampio respiro, edificando un contesto storico europeo verosimile ma con le fondamenta ben salde nel suo universo fantastico, e ci parla d'avventura, d'amore, di razzismo, di guerra e di ingiustizie sociali, sempre con il consueto garbo che tende alla favola astratta. Il solito cast corale e sontuoso, con tutti i suoi "fedelissimi", è al servizio di una storia intrisa di incanto e malinconia, dove, tra tanti personaggi, il vero protagonista è l'Hotel, simbolo decadente ed austero di una gloriosa età passata. Ma il cuore della storia, grande ma intima, risiede tutto nel rapporto tra un "padre" e un "figlio" (sebbene solo putativi) che è un inno alla tolleranza, alla gentilezza, ai sentimenti autentici che possono nascere malgrado le differenza di razza o di ceto sociale. E questo rapporto, che darà continuità alla vicenda attraverso i tre livelli detti prima, si incastona, a sua volta, nel reale intento del regista (che denota anche l'approccio colto alla base dell'opera), ovvero omaggiare il grande potere della narrazione, la sua magia, la sua arte, come magnifica testimonianza di eventi passati, probabilmente addolciti, magari abbelliti, ma resi eterni nonostante l'umana fugacità. In questo piccolo capolavoro, prezioso, denso di metafore e di momenti visionari di possente fascino, Anderson realizza, finalmente, la perfetta sintesi tra forma e contenuto, tra bello e profondo.

Voto: 4,5/5



poi, magari, ne riparliamo ancora se ti va di approfondire qualcosa in merito :eye

Lo Zio T
10-02-15, 12: 29
L?elemento che più mi ha lasciato pensare (ed allo stesso tempo "affascinato") di "Birdman" è il ruolo degli altri personaggi. Prendo come esempio l'attore Mike, apparentemente così diverso da Riggan, ma nel contempo simile, se non uguale. Anche lui ha un suo "alter ego", un suo Birdman, ma a differenza di Riggan lo accetta, ci convive e lo sfrutta anche inconsapevolmente, forse. Da un lato vuole avere successo e non si fa problemi ad usare un'opera teatrale come trampolino di lancio per se stesso, ma si trova anche a confessare che solo sul palcoscenico è "se stesso", non è falso, un attore, come nella vita. In parole povere, il suo Birdman ha preso il sopravvento, in maniera definitiva.
Ma realmente, quello che voglio dire è questo, al di là del caso singolo: tutti i personaggi del teatro sono coinvolti tra di loro. Quasi tutti hanno i loro sogni, le loro fragilità interiori. Si mettono a nudo a vicenda, confessano le proprie debolezza e trovano anche delle nuove identità. Sono tutte personalità che rappresentano passato, presente e futuro dell'arte, personaggi che chiedono (direttamente o indirettamente) un aiuto, ma si trovano spesso soli, quasi alienati dal mondo.
Questa analisi introspettiva l'ho trovata meravigliosa, però mi è dispiaciuto che dopo un po' si sia interrotta: chiaramente il film ruotava su Riggan, però mi sarebbe piaciuto un maggior coinvolgimento degli altri personaggi anche nella parte finale della pellicola, proprio per riuscire a dare quel "colpetto finale" ideale per completare la riflessione interiore precedente.

Su "The Grand Budapest Hotel" non ho nulla da obiettare, dico solo che talvolta è necessario che un film "maturi" dentro di noi, inconsapevolmente anche. Magari tra un mese avrò una percezione totalmente diversa della pellicola o forse una seconda visione potrebbe aiutarmi a cogliere tutte quelle "sfumature" che possono essere sfuggite con una prima visione (ed effettivamente è verissimo, con la tua recensione mi sono reso conto di come la fabia si sia incrociata più volte con la "realtà", in maniera anche brutale talvolta, ma mai in maniera banale o "di passaggio" e di sicuro questo è un merito che gli va riconosciuto oggettivamente).

Lo Zio T
11-02-15, 00: 47
Sono riuscito a recuperare "Boyhood", bel lavoro anche questo. Uno spaccato dell'adolescenza americana che lascia il segno sullo spettatore, in quanto riesce a trasmettere lo scorrere della vita proprio come dovrebbe essere, unendo semplicità, evoluzione e crescita dei personaggi e piccole sfumature che arricchiscono l'opera.
Sarò sincero, quando la madre si è lasciata andare a quell'umanissimo pianto ci sono rimasto male anch'io. Ma non per empatia nei suoi confronti, bensì perchè mi immaginavo suo figlio ad inizio film: una stretta al cuore, mi è venuto spontaneo pensare: "Cavolo... Sono già passati più di dieci anni..."
Frase magari comune, espressa frequentemente (magari sotto altre forme); ad esempio, quando incontri parenti a diversi anni di distanza ed una delle prime cose che vengono dette sono esclamazioni come: "ma come sei cresciuto!", "mi ricordo di quand'eri piccolo così", ecc.
Tuttavia, nel suo essere familiare, diciamo, non l'ho mai trovata così indovinata. Forse perchè mi capita spesso di fermarmi e ripensare a com'ero 15, 20 anni fa, constatando l'ineluttabile scorrere del tempo ed un bagaglio di ricordi ed esperienze ogni giorno più "pesante", ricco.
E la vita va avanti, in ogni caso.

Strider
11-02-15, 14: 28
la cosa bella di Boyhood è la sua freschezza, la sua semplicità, il suo essere vero e genuino :sisi

una volta qualcuno disse: "il cinema è la vita senza i momenti di noia"

a quanto pare Linklater si è ispirato molto a questa frase :ghgh portando in scena la vita di una famiglia moderna (e quindi allargata) con un occhio particolare rivolto al ragazzo protagonista, nel passaggio dall'infanzia all'adolescenza fino alle soglie della maturità. Molto brava la Arquette che potrebbe anche vincere l'Oscar, ma lo sono un po' tutti gli attori del cast, tutti credibili e "giusti" nel rispettivo ruolo :sisi

la cosa più interessante è stata l'idea di girare il film nell'arco di 12 anni (con delle lunghe pause, ovviamente) per mostrare sullo schermo la reale crescita dei ragazzi, gli incredibili cambiamenti fisici, il segno del tempo che passa, cercando di far "coincidere" lo scorrere del tempo reale con quello della finzione narrativa

sarebbe stato più semplice usare attori diversi ma Linklater voleva dare all'opera questo taglio di forte realismo, creando anche una maggiore empatia ed immedesimazione da parte del pubblico. I segni del tempo, i passaggi decisivi tra le prime età, lo "spettacolo" ordinario del quotidiano, la paura di crescere o di invecchiare (a seconda dei casi), i problemi familiari, il rapporto intergenerazionale. Questi sono i temi principali di Boyhood e la maniera con cui vengono trattati, rende l'opera "originale".

Non c'è dubbio che i film più interessanti dal lato americano arrivano, ormai, dal cinema indipendente :sisi

Lo Zio T
11-02-15, 16: 10
la cosa più interessante è stata l'idea di girare il film nell'arco di 12 anni (con delle lunghe pause, ovviamente) per mostrare sullo schermo la reale crescita dei ragazzi, gli incredibili cambiamenti fisici, il segno del tempo che passa, cercando di far "coincidere" lo scorrere del tempo reale con quello della finzione narrativa

sarebbe stato più semplice usare attori diversi ma Linklater voleva dare all'opera questo taglio di forte realismo, creando anche una maggiore empatia ed immedesimazione da parte del pubblico.

Verissimo, ho apprezzato molto questa volontà, da parte di Linklater, di "rispettare" la sua opera, se così vogliamo definirla. Ha proprio fatto capire di non voler "fare" un film, ma di raccontare; una, dieci, cento, tante storie, uguali o molto simili a questa, con tutte le sfumature e differenze del caso. Inoltre penso che sia stata ottima anche la gestione dei personaggi, ossia il saperli introdurre saggiamente, con discrezione e naturalezza, nei passaggi giusti, senza creare forzature nella trama (penso ad esempio alla nonna o soprattutto alla nuova ragazza del padre).

Invece, passando per un attimo di pellicole rimaste "deluse" dagli oscar, non si può non notare il ruolo marginale di "Gone girl", di Fincher. Premetto che anche su di lui ho lacune non da poco sui primi film fatti, e che, per quel che può valere, il mio preferito è "Zodiac", per distacco (ecco, quando dicevo che un film deve maturare dentro mi riferivo anche a questo, soggettivamente parlando, sia ben chiaro), e che probabilmente il thriller è un genere che fatica un po' a ritagliarsi un ruolo in cerimonie del genere (più che altro sto andando a memoria recente, magari sbaglio). Forse è stato un po' sopravvalutato dal pubblico (ed effettivamente devo dire che rispetto alla visione ancora "fresca" ha perso un po' di potenza), però l'ho trovato comunque un buon prodotto, indipendentemente dai discorsi su Oscar e simili che comunque valgono sempre fino ad un certo punto (e lo dice anche la storia questo). certo, sono dell'idea che manchi un po' il finale, però la prima ora e mezza ha restituito un ritmo incalzante, una storia che stravolge e scambia i ruoli della coppia, in questo gioco di scacchi piacevole e bizzarro, basato molto sull'apparenza.

Strider
11-02-15, 16: 59
Invece, passando per un attimo di pellicole rimaste "deluse" dagli oscar, non si può non notare il ruolo marginale di "Gone girl", di Fincher. Premetto che anche su di lui ho lacune non da poco sui primi film fatti, e che, per quel che può valere, il mio preferito è "Zodiac", per distacco (ecco, quando dicevo che un film deve maturare dentro mi riferivo anche a questo, soggettivamente parlando, sia ben chiaro), e che probabilmente il thriller è un genere che fatica un po' a ritagliarsi un ruolo in cerimonie del genere (più che altro sto andando a memoria recente, magari sbaglio). Forse è stato un po' sopravvalutato dal pubblico (ed effettivamente devo dire che rispetto alla visione ancora "fresca" ha perso un po' di potenza), però l'ho trovato comunque un buon prodotto, indipendentemente dai discorsi su Oscar e simili che comunque valgono sempre fino ad un certo punto (e lo dice anche la storia questo). certo, sono dell'idea che manchi un po' il finale, però la prima ora e mezza ha restituito un ritmo incalzante, una storia che stravolge e scambia i ruoli della coppia, in questo gioco di scacchi piacevole e bizzarro, basato molto sull'apparenza.
a me Fincher piace molto, tranne quel pasticcio di Benjamin Button trovo che tutti i suoi film siano quanto meno interessanti e degni di una visione in sala :sisi

concordo assolutamente su Zodiac che ritengo il suo capolavoro, la sua pellicola più densa e matura, con un rigore formale ed una capacità di analisi critica (sia sociale che del fatto di cronaca) che si rifà al grande cinema americano impegnato degli anni '70 :sisi

anche Gone girl mi è piaciuto molto, l'ho visto già due volte e la seconda visione ha migliorato ulteriormente il giudizio. Non è un film da Oscar, è troppo cattivo, troppo spietato nella sua disamina, immaginavo che sarebbe stato snobbato dall'Academy. Magari dopo posto un mio giudizio più articolato ma per ora mi limito a dire che è un'opera a due volti: la prima è un thriller classico, la seconda è una metafora amara sulla falsità del matrimonio, che si regge su compromessi fragili, su basi minate dalla sua altisonante pretesa di eternità e di fedeltà. E poi c'è il rapporto tra realtà e finzione, tra essere e apparire, il conformismo della middle class, l'invadenza dei media, il gossip selvaggio che distrugge la vita delle persone, la tv del dolore, la morbosità del pubblico. Insomma, tanta roba :sisi


E' un film complesso, che offre diverse chiavi di lettura e necessita di approfondimento

Per me è la pellicola "ideale" per ... San Valentino :oo2 :lol: altro che le 50 sfumature :wall :lol:

Lo Zio T
12-02-15, 02: 01
Vero, inoltre, arrivati ad un certo punto, Fincher ha deciso di calcare volutamente la mano: il personaggio dell'avvocato l'ho trovato disorientante, talmente "estremo" sotto il profilo del confine tra realismo e apparenza da sembrare quasi surreale nella sua strategia di difesa.

Strider
12-02-15, 09: 20
l'ho trovato disorientante, talmente "estremo" sotto il profilo del confine tra realismo e apparenza da sembrare quasi surreale nella sua strategia di difesa.
quando si dice cavalcare l'onda lunga dei media :ghgh

i processi spettacolo sono ormai abituali negli USA, si sa come vanno queste cose :ghgh e, chiaramente, il regista tende a distorcere la cosa, per dissacrarla, sotto la lente del grottesco

anche in Birdman ci sono diverse parti interessanti dove viene evidenziato chiaramente come le nuove tecnologie hanno cambiato i costumi, i parametri di giudizio, il modo di fare e di pensare :sisi :eye

Lo Zio T
12-02-15, 13: 06
anche in Birdman ci sono diverse parti interessanti dove viene evidenziato chiaramente come le nuove tecnologie hanno cambiato i costumi, i parametri di giudizio, il modo di fare e di pensare :sisi :eye

Assolutamente. :sisi

Ripensando anche solo a quando lui si spara, credo che da un lato sia riuscito ad ottenere il riconoscimento di artista che tanto desiderava, ma dall'altro è anche vero che è stato il gesto in se a rappresentare la novità che ha esaltato il pubblico ed elevato l'attore. Difatti, se ricordo bene, quando l'amico mostra il giornale si parla proprio della "nuova moda" del realismo crudo, segno che probabilmente l'opinione pubblica si è fatta conquistare unicamente dalla "novità", alla stessa stregua di un effetto speciale classico.

Ieri sera, invece, sono riuscito a vedere "Foxcatcher" e devo ammettere che mi ha sorpreso. L'altro film sportivo di Miller non l'ho ancora visto (ricordo, invece, che "Truman Capote" non mi era dispiaciuto, anche se ricordo poco), però lo stile del regista di indagare sulla profondità psicologica dei protagonisti si vede e riesce a trasmettere allo spettatore tutti i conflitti interni, le angosce e le debolezze. Nei due film che ho visto non ci sono mai "vincitori", ma si tratta sempre di analisi amare che contrappongono il cinismo, l'ego, il profitto da una parte, l'ingenuità (se così vogliamo definirla) e la speranza dall'altra. Non è un capolavoro, ma quantomeno ci mette del suo e non è poco. :sisi

Lo Zio T
19-02-15, 02: 34
Visto "La teoria del tutto", film abbastanza deludente.
Un po' me lo aspettavo, alla fine si è trattata di una storia di amore con il lavoro di Hawking a fare da sfondo e richiamato poco o nulla (prima mezz'ora a parte), quando sarebbe dovuto essere il contrario. Almeno, se l'intenzione era quella di fare un film biografico su Hawking e sulle sue teorie.
I due attori protagonisti molto bravi però, mi sono piaciuti molto. Ed a giudicare dai film, direi che Redmayne è favorito per l'oscar di miglior attore (sempre ammesso che la torta venga divisa in più parti).

Lo Zio T
21-02-15, 02: 32
Mi ero sempre ripromesso di iniziare, prima o poi, a guardare qualcosa dei Dardenne e finalmente sono lieto di averlo fatto. “Due giorni, una notte” è una pellicola che apparentemente sembra voler strizzare l'occhio alla lacrima facile ed alla pietà, ma invece analizza cinicamente le problematiche lavorative, dai disagi familiari alle necessità economiche, passando per le volontà di chi gioca con i propri dipendenti, comparandoli a delle insignificanti pedine vuote.
Il viaggio di Sandra ci permette di andare ben oltre al normale qualunquismo. Il suo “porta a porta” rappresenta lo strumento visivo con il quale possiamo venire a conoscenza di storie e persone tutte diverse tra di loro. L'analisi di generale si sposta sullo singolo, sui mille volti attraverso i quali il disagio sociale odierno si può manifestare. E' uno spaccato realistico di una realtà odierna, con il solito stile tipico del cinema francese di quest'ultimo periodo: pulito, concreto e centrato. I Dardenne non fanno eccezione e non posso che esserne “felice”, apprezzo molto questo modo di fare cinema, sobrio ma allo stesso tempo essenziale; veritiero senza voler essere ruffiano.
Inoltre, è una riflessione interiore sulla malattia e la volontà di continuare a vivere, la determinazione nel cercare di dare un futuro migliore per se stessi e gli altri.

Gran bel film, a questo punto vi chiederei a cosa dare la priorità tra gli altri lavori dei fratelli Dardenne. :sisi:


Per quanto riguarda "Selma", classico biopic sulla scia del successo recente di "12 anni schiavo", oltre che a "The Butler", anche se pur partendo dallo stesso punto si tratta di tre film differenti fra di loro.
"Selma" non è tanto di più del classico film di genere, anche se una rinfrescata sulla storia (recente) è sempre utile.
Due-tre passaggi sono ben riusciti, grazie a dei dialoghi incisivi che riescono a trasmettere non soltanto la discriminazione razziale e sociale, bensì l'importanza degli insegnamenti che vengono dati ai figli. E' abbastanza chiaro che dall'odio nasce solo altro odio, a 360°; il dialogo tra Luther King e lo studente, in macchina, mi ha colpito molto: Ancora oggi mi ricordo di una bambina. lei continuava a graffiare la faccia del mio amico jesse, mentre il padre lo picchiava con un bastone.
In buona sostanza una visione la merita.

wrongway
21-02-15, 07: 56
a questo punto vi chiederei a cosa dare la priorità tra gli altri lavori dei fratelli Dardenne. :sisi:
da "La Promesse" in poi dei Dardenne li ho visti tutti :sisi

qualitativamente non è che si discostino molto l'uno dall'altro: "Rosetta" e "Il matrimonio di Lorna" sono quelli che mi sono piaciuti un pochino di più :m:

lo scorso giugno Rai 3 aveva previsto di mandare in onda la prima in chiaro de "Il ragazzo con la bicicletta" poi è saltata (http://antoniogenna.com/2014/06/05/ieri-e-oggi-in-tv-05062014-ascolti-di-mercoledi-4-giugno-2014-71-milioni-2687-per-lamichevole-italia-lussemburgo-chi-lha-visto-a-33-milioni-1298/) e da allora non lo hanno ancora trasmesso :boh

[EDIT]

a complemento, vista la similitudine con le tematiche dei fratelli belgi, consiglierei "La vita sognata degli angeli" di Zonca :sisi

Strider
21-02-15, 14: 29
Il mio preferito dei Dardenne è Rosetta, poi a seguire Il figlio. Comunque lo stile è quello, c'è molta coerenza formale, tematica e sintattica nel loro modo di fare cinema sociale "alla francese", con un costante impegno nella realtà contemporanea, una denuncia mai urlata ma lucida e dei personaggi dolenti, a loro modo emblematici, costantemente pedinati dalla macchina da presa quasi a volerne tracciare un documentario intimo in tempo reale. Pure l'ultimo, di cui hai già ampiamente parlato, mi è piaciuto e la Cotillard è di un'intensità toccante, senza ricorrere al facile sentimentalismo. I tanti che oggi sono afflitti dal drammatico problema del precariato, ma anche quelli, più fortunati, che possono godere di una posizione lavorativa privilegiata, dovrebbere vedere questo film e meditare. La riflessione sulla natura umana, il contrasto tra altruismo ed egoismo, entrambi presenti dentro di noi, è di grande finezza psicologica. Come sempre gli autori cercano di non dare giudizi netti ma di lasciare a noi le dovute considerazioni.

Selma non l'ho ancora visto ma lo farò sicuramente. Non mi aspetto meraviglie ma il tema è sempre interessante, doloroso e, ahimè, attuale, nonostante i progressi fatti in merito. Ho anche sentito che, per la prima volta dopo diversi anni, sarà possibile seguire la diretta della "magica notte" in chiaro su Cielo :hap e la cosa mi rallegra molto. Io, fino a qualche anno fa, la facevo la "maratona" :ghgh

adesso non c'ho più l'età e la palpebra mi cala già sul red carpet :lol:

comunque c'è molta incertezza sul miglior film, fino ad un mese fa la vittoria di Boyhood era data per certa, adesso pare che stiano risalendo le quotazioni di American Sniper, che, essendo un film molto 'mmerecano, ha avuto un successo di pubblico stratosferico in patria :shock

Il buon vecchio Clint la zampata la piazza sempre, anche con un film normale e al di sotto dei suoi standard migliori. Ne ha fatta di strada da quel sigaro in poi :ghgh :lol:

anche Birdman è lì sul pezzo, dovrebbe essere un gioco a tre, così dicono le fonti hollywoodiane ed i sussurri della rete. Staremo a vedere, ormai ci siamo ...

and the Oscar goes to ... :lol:

Lo Zio T
21-02-15, 19: 12
Intanto vi ringrazio per i consigli sui Dardenne, confidando sempre nell'arrivo di altri utenti nella discussione. :fleurs


una denuncia mai urlata ma lucida e dei personaggi dolenti, a loro modo emblematici, costantemente pedinati dalla macchina da presa quasi a volerne tracciare un documentario intimo in tempo reale. Pure l'ultimo, di cui hai già ampiamente parlato, mi è piaciuto e la Cotillard è di un'intensità toccante, senza ricorrere al facile sentimentalismo. I tanti che oggi sono afflitti dal drammatico problema del precariato, ma anche quelli, più fortunati, che possono godere di una posizione lavorativa privilegiata, dovrebbere vedere questo film e meditare. La riflessione sulla natura umana, il contrasto tra altruismo ed egoismo, entrambi presenti dentro di noi, è di grande finezza psicologica. Come sempre gli autori cercano di non dare giudizi netti ma di lasciare a noi le dovute considerazioni.

Ecco dov'erano le parole che non trovavo ieri sera. :lol:

Comunque, lo stile quasi da documentario utilizzato appositamente nel seguire Sandra e particolarmente emerso durante i vari "porta a porta" è ben calibrato, coniuga racconto e sobrietà, molto discreto e ben riuscito. :sisi:

La Cotillard è un'attrice che mi piace molto, perchè ha sempre un suo stile (dato dai movimenti, dalle azioni) che riesce sempre a non risultare indifferente. Ed anche in questo film non è da meno, nonostante un ruolo "di sofferenza", dove non deve apparire ma, anzi, rappresenta un fantasma che vaga per le strade alla ricerca di una possibilità. In ogni caso credo che parte del merito deve essere anche attribuito ai dialoghi, perfettamente sposati con la quotidianità degli eventi.


Selma non l'ho ancora visto ma lo farò sicuramente. Non mi aspetto meraviglie ma il tema è sempre interessante, doloroso e, ahimè, attuale, nonostante i progressi fatti in merito. Ho anche sentito che, per la prima volta dopo diversi anni, sarà possibile seguire la diretta della "magica notte" in chiaro su Cielo :hap e la cosa mi rallegra molto. Io, fino a qualche anno fa, la facevo la "maratona" :ghgh

Senza voler scendere nei dettagli, forse sarebbe stato meglio avere un film che partisse "dal principio" della lotta di Luther King. O meglio, per come sono fatto io, iniziare un film con un qualcosa già "in atto" lascia sempre un qualcosa di diverso, quasi di incompiutezza (anche se è un po' ingeneroso come termine). Però c'è sempre una questione legata alla durata di una pellicola da tenere in considerazione.

Un aspetto positivo, invece, è dato dal non cercare delle ruffianerie abbastanza palesi (penso alla scena delle frustrate di "12 anni schiavo" con il primo piano sul volto sofferente della donna), a mio modo di vedere, anche se un minimo di "spettacolarizzazione", c'è, ma niente di insopportabile, imho. :eye:

Poi ci sarebbe da sottolineare una cosuccia sul finale, ma su questo preferisco aspettare. :sisi:


comunque c'è molta incertezza sul miglior film, fino ad un mese fa la vittoria di Boyhood era data per certa, adesso pare che stiano risalendo le quotazioni di American Sniper, che, essendo un film molto 'mmerecano, ha avuto un successo di pubblico stratosferico in patria :shock

Il buon vecchio Clint la zampata la piazza sempre, anche con un film normale e al di sotto dei suoi standard migliori. Ne ha fatta di strada da quel sigaro in poi :ghgh :lol:

anche Birdman è lì sul pezzo, dovrebbe essere un gioco a tre, così dicono le fonti hollywoodiane ed i sussurri della rete. Staremo a vedere, ormai ci siamo ...

and the Oscar goes to ... :lol:

Anche "Boyhood" mi pare che abbia ricevuto tanti commenti positivi in patria, a questo punto dovrebbe essere lui il vincitore (ed infatti ha vinto anche ai Critics' Choice. Magari non ci sarà la doppietta film+regia, però credevo che gli avversari più "scomodi" sarebbero stati "The Imitation game" e "La teoria del tutto", più che il film di Clint (più che altro per il fatto che Eastwood ha già fatto due volte la doppietta film+regia). :m:

Ovviamente il mio tifo andrà tutto per "Birdman" (non credo che "Whiplash" cambierà la mia "classifica"), anche se non mi dispiacerebbe nemmeno "Boyhood" (ma in realtà nemmeno "The imitation game", anche se è chiaro che gli altri due giocano in trasferta sotto questo aspetto :bgg2). :sisi:

Per gli attori più o meno abbiamo già detto tutto: scontato l'oscar alla Moore, dall'altra parte testa a testa tra Keaton e Redmayne (con il secondo favorito). Più difficili da sceglieri gli attori non protagonisti, mentre per le sceneggiature non saprei proprio.

Strider
21-02-15, 22: 29
Anche "Boyhood" mi pare che abbia ricevuto tanti commenti positivi in patria, a questo punto dovrebbe essere lui il vincitore (ed infatti ha vinto anche ai Critics' Choice. Magari non ci sarà la doppietta film+regia, però credevo che gli avversari più "scomodi" sarebbero stati "The Imitation game" e "La teoria del tutto", più che il film di Clint (più che altro per il fatto che Eastwood ha già fatto due volte la doppietta film+regia). :m:

c'è il premio dei produttori che è molto indicativo, guarda qui:

Producers Guild of America Award - Wikipedia, the free encyclopedia (http://en.wikipedia.org/wiki/Producers_Guild_of_America_Award#Theatrical_Motion _Picture)

in pratica dal 2007 il film che vince il Producers Guild of America Award poi vince anche l'Oscar :sisi

e quest'anno ha vinto Birdman :sisi :eye

dopo questo evento la vittoria di Boyhood, che prima era data per certa al 100%, è tornata in discussione

American Sniper non era considerato fino ad un mese fa come candidato papabile, ma nessuno si aspettava che in patria potesse incassare tanto :shock

312 milioni di $ fatti solo in casa sono un risultato enorme per un film di questo tipo, è al 40° posto assoluto appena dietro ad un blockbuster come La compagnia dell'anello ed ha superato l'episodio II di Star Wars, questo per darti un termine di paragone. Nessuno si aspettava un simile boom al botteghino e l'Academy può essere influenzata da queste cose, infatti adesso il film di Eastwood viene messo nella griglia dei pronostici subito dietro i due favoriti. Mentre fino a 30 giorni fa non veniva considerato :hap

secondo me tutti gli altri non hanno nessuna possibilità e, alla fine, vincerà Boyhood perchè i segnali dicono questo, però un po' d'incertezza non guasta

e speriamo sempre che l'uccellaccio di Inarritu faccia lo scherzetto sul filo di lana :lol:

la Moore è data per vincitrice sicura e se lo merita per la carriera (non ho ancora visto questo Still Alice, ma i ruoli di malati di solito fanno breccia nei giurati)

idem per Redmayne che secondo me ha già l'Oscar in tasca al 100% :sisi e mi dispiace molto per Keaton che ha fatto l'interpretazione della vita e chissà quando gli capiterà più una situazione del genere

per i non protagonisti il favorito è J.K. Simmons, dicono che l'Oscar sia già suo :boh

invece per le donne c'è più incertezza, spero che non vinca di nuovo la Streep (alla 29° nomination! :shock:shock)

e basta! non se ne può più! :lol: con tutto il rispetto per lei che è un mostro di bravura :forgive

mi piacerebbe la Arquette, eccellente la sua interpretazione imho, o al limite la Stone, davvero brava in Birdman :shock

vedremo ...

Lo Zio T
22-02-15, 21: 56
per i non protagonisti il favorito è J.K. Simmons, dicono che l'Oscar sia già suo :boh

Sì, è stato bravo secondo me, lo merita. :sisi

Ed a proposito di "Whiplash", devo ammettere che mi aspettavo un film maggiormente di nicchia. Non che non lo sia sotto il profilo musicale - deve esserlo sotto questo aspetto - ma per il resto è una pellicola scorrevole; magari eccessiva in certi aspetti (ed al contrario, ci sono alcune sfumature interessanti, ad esempio sugli "allenamenti" con lo strumento, la simbiosi con la musica), però perfettamente in grado di trasmettere il punto di vista del protagonista in una sorta di climax "delirante" che si riesce a vivere in prima persona (ad un certo punto mi veniva quasi il tremolio alle mani come Andrew :lol:). Inoltre, la batteria è spesso uno strumento di secondo piano, quasi "snobbato". Beh, qui si prende una bella rivincita. :sisi:

Per il resto, ormai ci siamo. :sisi:

shiny
23-02-15, 00: 15
Cià, a poche ore dalla cerimonia dico anche la mia :bgg2 Mi fa strano che il mio primo messaggio nel 2015 qui su CT arrivi quasi alla fine di febbraio, ma come si dice c'est la vie :cry3

Avete già detto moltissimo ma se posso permettermi aggiungo che a conti fatti l'annata 2014 è molto molto debole.
Negli 8 film nominati non solo non c'è il grande film ma tra quelli che ho visto si fa fatica anche a tirarne fuori uno discreto.

"The Imitation Game" è tronfio e impaludato, poco coraggioso e sempre indeciso su che linea narrativa prendere;
"La Teoria del Tutto" è il film furbo dell'anno, confezione e interpretazioni di pregio, un po' di zucchero, menomazione con riscatto (solite compensazioni della vita, tipiche di Hollywood);
"Grand Budapest Hotel" è Wes Anderson con pregi e difetti, confezione glassata (più che laccata), apoteosi della simmetria, personaggi buffi e stralunati. E' un geniale pastiche ma se dovesse essere premiato ripensando a "I Tenenbaum" un po' mi girerebbero.
"Boyhood" non l'ho visto ma ne ho sentito parlare in tutte le salse. Onore al coraggio di Linklater ma le storie normali di gente normale francamente mi annoiano. Non trovo nulla di eccezionale nel vedere un ragazzo che cresce, ci son passato pure io! Se mi ricordavo di filmarmi una volta all'anno forse ne avrei fatto un film anche migliore, sicuramente con molti più avvenimenti e tanti (ma tanti) problemi in più.
"American Sniper" è il film più rigoroso e ideologicamente difficile da digerire per un non americano (specialmente se sinistrorso... :ghgh). E' quello che ho amato di più perchè è il film più compatto, chiaro, diretto, sincero. Puro Clint. Non credo vincerà ma ha tutto quello che manca a The Imitation Game, il coraggio della tesi.
"Birdman" è metacinema. A me non piace Inarritu ma Birdman è bello :sisi Stilisticamente non inventa nulla (c'è ancora qualcuno che si sorprende per i pianisequenza?) ma prende a piene mani da grandi maestri come Altman (come giustamente ricorda Strider) e mischia le tecniche moderne al cine-teatro, manipolando egregiamente tempo e spazio. Se si aggiungono degli ottimi dialoghi e interpreti in stato di grazia ne vien fuori il film più interessante del lotto. Di certo sputazza un po' dove mangia perchè per vincere deve essere votato da tutta quella gente che ha messo un costume (e son tanti!) ma l'Academy non è nuova a cose del genere (del tipo, se parlo male di una cosa la rendo interessante? probabile, ma è un corto circuito visto che il film sostiene l'opposto). Vedremo quanta auto-ironia avranno i votanti.
"Whiplash" non l'ho visto, non mi sbilancio, "Selma" è la quota Oprah che l'America tutta deve versare alla donna più potente del mondo, sarà meglio di "The Butler" ma da questo punto di vista abbiamo già dato, grazie.

Chi manca? Sicuramente Fincher e il suo Gone Girl (mi rifiuto di chiamarlo col titolo italiano), IL film sull'amore sado-masochista, altro che 50 sfumature... e manca Nolan che ahimé ha toppato alla grande, generando un mappazzone pretenzioso e visionario, sprecando una opportunità immensa per la prima statuetta della sua carriera.

Ergo per me dovrebbe vincere "Birdman" o "American Sniper", perciò vincerà "Boyhood" :bgg2. Non credo che l'Academy quest'anno sdoppierà il premio film/regia, ma andrà su una direzione precisa: Inarritu o Linklater.

Veniamo alla distribuzione degli altri premi con pronostici secchi:
Attore Protagonista -> Redmayne
Attrice Protagonista -> Julianne Moore (e sarebbe anche ora)
Attore Non Protagonsta -> J.K Simmons (torniamo a valorizzare i caratteristi)
Attrice Non Protagonista -> bella lotta, io vorrei la Arquette o Laura Dern

Animazione -> nei miei sogni Takahata, ma penso Dragon Trainer 2 o quel gioiellino che è The Boxtrolls
Film Straniero -> non ne ho visto nessuno :tong2 a naso "Ida" ma il film argentino è andato forte

Premi tecnici, my passion :bgg2
L'anno scorso era facile, c'era solo "Gravity", quest'anno è un casino:
Montaggio -> Grand Budapest Hotel
Fotografia -> Grand Budapest Hotel
Trucco -> Grand Budapest Hotel
Scenografia -> Into The Woods
Costumi -> Into The Woods
Effetti Visivi -> Intertsellar
Suono (Mixing) -> Birdman
Suono (Editing) -> Interstellar
Sceneggiatura Originale -> Birdman
Sceneggiatura Non Originale -> Vizio di Forma

Colonna Sonora Originale - > nel mondo ideale Hans Zimmer e la sua "Interstellar", più realisticamente Johann Johannson per "La Teoria del Tutto"
Canzone Originale -> dato che han fatto fuori le migliori resta solo il contentino per "Selma" (ma quella di Lego Movie è trascinante :bgg2)

Quest'anno le sbaglierò tutte ad ogni modo manca poco e io mi farò la nottata su Cielo finalmente dopo tanti anni (non ho SKY).

Ciao cinefili!! :bai

Strider
23-02-15, 00: 49
ciao Shiny, bentornato :bai

sei diventato più prezioso di Malick :ghgh :fleurs ma quando scrivi cose di questo tipo ...



"Boyhood" non l'ho visto ma ne ho sentito parlare in tutte le salse. Onore al coraggio di Linklater ma le storie normali di gente normale francamente mi annoiano. Non trovo nulla di eccezionale nel vedere un ragazzo che cresce, ci son passato pure io! Se mi ricordavo di filmarmi una volta all'anno forse ne avrei fatto un film anche migliore, sicuramente con molti più avvenimenti e tanti (ma tanti) problemi in più.


o di questo ...


"Birdman" è metacinema. A me non piace Inarritu ma Birdman è bello :sisi Stilisticamente non inventa nulla (c'è ancora qualcuno che si sorprende per i pianisequenza?) ma prende a piene mani da grandi maestri come Altman (come giustamente ricorda Strider) e mischia le tecniche moderne al cine-teatro, manipolando egregiamente tempo e spazio. Se si aggiungono degli ottimi dialoghi e interpreti in stato di grazia ne vien fuori il film più interessante del lotto. Di certo sputazza un po' dove mangia perchè per vincere deve essere votato da tutta quella gente che ha messo un costume (e son tanti!) ma l'Academy non è nuova a cose del genere (del tipo, se parlo male di una cosa la rendo interessante? probabile, ma è un corto circuito visto che il film sostiene l'opposto). Vedremo quanta auto-ironia avranno i votanti.


capisco nuovamente perchè mi sei mancato :ghgh e mi rendo conto che, in fin dei conti, va benissimo poterti avere tra noi anche così ... in pillole :ghgh :eye :fleurs



Chi manca? Sicuramente Fincher e il suo Gone Girl (mi rifiuto di chiamarlo col titolo italiano), IL film sull'amore sado-masochista, altro che 50 sfumature... e manca Nolan che ahimé ha toppato alla grande, generando un mappazzone pretenzioso e visionario, sprecando una opportunità immensa per la prima statuetta della sua carriera.

Gone Girl mi è piaciuto tanto ma è proprio un film anti-Oscar e troppo cattivo per il moralismo americano. Peccato perchè oggi è difficile trovare tanto coraggio in un film made in USA. :boh

su Interstellar che si può a dire ? a mente più fredda le magagne si fanno più evidenti e tutto il pastrocchio finale assume connotati ancora più intollerabili :ohoh

Nolan, facci un altro "prestigio" :ghgh :lol:



Ergo per me dovrebbe vincere "Birdman" o "American Sniper", perciò vincerà "Boyhood" :bgg2. Non credo che l'Academy quest'anno sdoppierà il premio film/regia, ma andrà su una direzione precisa: Inarritu o Linklater.

io la nottata non la posso fare, domani alle 8,30 devo essere in ufficio, non posso prendermi ferie in questo periodo altrimenti un pensierino ce lo facevo. Spero che Cielo ci conceda una replica domani sera :tap :bgg2

comunque sto leggendo tante cose in giro sui siti americani e pare che ormai Birdman e Boyhood siano dati alla pari :ghgh

speriamo che l'uccellaccio di Inarritu ce la faccia sul "ragazzino che cresce" di Linklater :bgg2

a domani, direi domani sera per quanto mi riguarda, per i commenti ...

:bai

Strider
23-02-15, 11: 23
and the Oscar goes to ...


http://i.imgur.com/PM1V1ax.jpg

:gogo:gogo:gogo:gogo :glu:glu:glu

:lol::lol::lol::lol:

Lo Zio T
23-02-15, 13: 40
Bentornato Shiny. :bai


"Boyhood" non l'ho visto ma ne ho sentito parlare in tutte le salse. Onore al coraggio di Linklater ma le storie normali di gente normale francamente mi annoiano. Non trovo nulla di eccezionale nel vedere un ragazzo che cresce, ci son passato pure io! Se mi ricordavo di filmarmi una volta all'anno forse ne avrei fatto un film anche migliore, sicuramente con molti più avvenimenti e tanti (ma tanti) problemi in più.

Il discorso è comprensibile ed anche giusto sotto il tuo punto di vista, alla fine è sempre una questione di come si vuol intendere il cinema. Secondo me ogni concetto, anche il più banale, può essere soggetto e oggetto di cinema. Certo, anche una storia comune, magari simile ad altre. Ma perchè non raccontarla? Perchè la si è già vissuta o la si può ritrovare guardando in giro, con attenzione? Va bene, ma la forza dell'umanità di queste storie rimane impressa. per chi non le ha vissute è un qualcosa di nuovo, che fa riflettere; per chi le ha vissute è un insieme di sensazioni che riafforano da dentro, ma pur sempre comunicazione.
Anche solo per tornare "bambini" e ricordare un po' certe sfumature della nostra infanzia che con il passare degli anni sono rimaste sommerse dalle questioni quotidiane.
Ovviamente se il film è fatto bene, senza ristagnare in se stesso. :sisi:


"Birdman"

[...]

Di certo sputazza un po' dove mangia perchè per vincere deve essere votato da tutta quella gente che ha messo un costume (e son tanti!) ma l'Academy non è nuova a cose del genere (del tipo, se parlo male di una cosa la rendo interessante? probabile, ma è un corto circuito visto che il film sostiene l'opposto). Vedremo quanta auto-ironia avranno i votanti.

Sicuramente, ma mangiare nel piatto che si riceve non significa dover mettere da parte la critica verso chi lo offre. In fondo Inarritu si rende conto dell'assenza di sapori nei piatti (a vantaggio dell'estetica) partendo proprio da ciò che gli è stato offerto: Riggan, senza Birdman, forse non avrebbe mai pensato di dirigere l'altra sua opera, non avrebbe ricercato "l'arte". E' vero, critica Birdman e lo vuole sconfiggere, ma anche quando si "eleva" nel finale, riconosciuto per il suo talento e non per essere Birdman (anche se probabilmente più per il gesto che per altro), lo fa come "Birdman", perchè è iniziato tutto da lì. :hap

---------- Post Unito alle 14: 14 ----------

TUTTI I PREMI
MIGLIOR FILM: Birdman
MIGLIOR REGIA: Alejandro González Iñárritu
MIGLIOR ATTORE: Eddie Redmayne
MIGLIOR ATTRICE: Julianne Moore
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: J.K. Simmons
MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: Patricia Arquette
MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE: Birdman
MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE: The Imitation Game
MIGLIOR FILM STRANIERO: Ida (Polonia)
MIGLIOR FILM ANIMAZIONE: Big Hero 6
MIGLIOR FOTOGRAFIA: Birdman
MIGLIOR SCENOGRAFIA: Grand Budapest Hotel
MIGLIOR MONTAGGIO: Whiplash
MIGLIOR COLONNA SONORA: Grand Budapest Hotel
MIGLIOR CANZONE: "Glory" da "Selma"
MIGLIORI EFFETTI SPECIALI: Interstellar
MIGLIOR SONORO: American Sniper
MIGLIOR MONTAGGIO SONORO: Whiplash
MIGLIOR COSTUMI: Milena Canonero (Grand Budapest Hotel)
MIGLIOR TRUCCO: Grand Budapest Hotel
MIGLIOR DOCUMENTARIO: CitizenFour
MIGLIOR CORTO DOCUMENTARIO: Crisis Hotline: Veterans Press 1
MIGLIOR CORTO: The Phone Call
MIGLIOR CORTO D'ANIMAZIONE: FEAST

Ansa (http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/2015/02/22/oscar-2015-la-notte-del-vincitore_562c8a8c-942a-452b-8692-b58cec815b4e.html)

Strider
23-02-15, 14: 36
ieri notte sentivo e leggevo lamentele dei fans sul fatto che Leo DiCaprio non ha mai vinto un Oscar :ghgh

io ho una soluzione per lui, rapida ed efficace: come prossimo ruolo deve pretendere quello di un qualche malato in maniera invalidante, più grave è ... meglio è :lol:

mi pare che sia stato tutto nella norma, magari per Boyhood ci si aspettava qualche premio in più

felicissimo per il trionfo di Birdman, film coraggioso, sperimentale e di qualità, un prodotto tutt'altro che hollywoodiano

mi dispiace un po' per Keaton ma queste sono le leggi dell'Academy, c'è poco da fare :boh

mi sento ancora uno zombie per la notte in semi-bianco :ghgh

Lo Zio T
23-02-15, 16: 58
Non che me ne intenda, ma sono abbastanza d'accordo sul considerare grottesco l'oscar per la sceneggiatura dato a "The Imitation game". :sisi

Strider
23-02-15, 17: 12
soprattutto se teniamo conto che ha battuto P.T. Anderson :sisi

non ho ancora visto il suo film, però posso già scommettere qualunque cosa che non esiste proprio il paragone :ghgh

shiny
23-02-15, 19: 11
Bene, nuttata passata abbastanza in scioltezza, ora cala un po' la palpebra ma tengo duro :bgg2

Come ampiamente previsto è stata una premiazione spezzatino, molto ecumenica nell'elargire premi a pioggia su quasi tutti i film candidati. Ha vinto il migliore? Credo di sì e questo è bene. Diciamo che è abbastanza difficile contestare le statuette tranne appunto la sceneggiatura di "The Imitation Game"


sono abbastanza d'accordo sul considerare grottesco l'oscar per la sceneggiatura dato a "The Imitation game"

non è grottesco, è scandaloso :cry3. Trattasi del plot più conformista e convenzionale dell'intero lotto, il meno rischioso e quello con meno personalità... Insomma il compitino ben svolto.
Io considero i premi per la scenggiatura tra i più importanti e vederli assegnati a tale lavoro è oltremodo oltraggioso.

Per il resto tutto OK. Gli attori hanno confermato i pronostici e, come avevo previsto, non c'è stato lo sdoppiamento film/regia (quando hai una serie di titoli equivalenti è l'unico modo per far vedere che si è scelta una linea).
Dalle prime battute si è capito che "Gran Budapest Hotel" avrebbe preso solo premi tecnici e la ghettizzazione della Disney ai soli cartoni animati (Oscar per corto e lungometraggio) in luogo del suo nuovo filone live action (snobbato già in partenza Maleficent e ignorato poi il sontuoso Into The Woods) ha ulteriormente favorito il film di Anderson.

Lo show è stato mediocre, più del solito, con conduttore rigido e malvestito, dalla battuta floscia, bravo a mettersi in mutande più che a cantare. Jack Black sta sul palco 30 secondi e gli ruba la scena, che sia il caso di dargli più spazio in futuro?
All'insegna della più rigida convenzione la cerimonia nelle sue quasi 4 ore ha sciovinato le 5 canzoni nominate più una alla chiusura dell'In Memoriam e il numero di Lady Gaga di cui parlerò poi. Tutto orribile, compresa la canzone vincente, un gospel-rap tanto fasullo quanto pompato dall'Oprah's touch. Vedere mezza platea in lacrime con Chris Pine/Capitano Kirk sciolto nel pianto in primo piano ha raggiunto livelli di trash inenarrabili, secondi solo al pistolotto politico-pari opportunità di John Legend & Co. Imbarazzanti. Dell'In Memoriam va ricordato l'incredibile numero di caduti nell'anno 2014... l'Academy si ricorda della nostra Virna Lisi (che a Hollywood a suo tempo ci andò) ma si dimentica di Francesco Rosi (con sommo sdegno del pubblico italico e dei conduttori di Cielo). Che a Hollywood siano un po' provinciali è assodato ma Rosi in America manco sanno chi è, del resto l'anno scorso si dimenticarono pure di Resnais (rimediando in extremis quest'anno).
Lady Germanotta sfila sul red carpet in guanti da cucina e ce la ritroviamo sul palco 2 ore dopo vestita da meringa, con look ripulito tranne i tatuaggi a proporci un medley per il 50° anniversario di "Tutti Insieme Appassionatamente". Canta che sembra Celine Dion altro che Poker Face e ci si chiede al momento se sia posseduta o in playback... tant'è, il momento è scult ma sublime, ed ecco che entra Miss Julie Andrews in persona. L'usignolo di Hollywood e delle montagne austriache. Chi meglio di lei per premiare "The Sound of Music", ovvero dare la statuetta per la colonna sonora?
Vince Desplat, primo Oscar meritato per la carriera ma, se posso dire, non per lo score, carino e niente più. Tuttavia sarà la sola sorpresa della serata.
Di Desplat vanno dette due cosine: ha sfatato dopo tanto tempo la maledizione di chi è nominato con due titoli (l'altro era meglio ma tant'è); ha purtroppo dovuto subire la presenza ingombrante di Hans Zimmer che con la sua mole prima gli ha offerto un impegnativo abbraccio e poi gli impallava la moglie durante le dediche, rendendo il tutto un po' ridicolo.
E poi chi glielo spiega al compositore francese, primo musicista presidente di giuria a Venezia, che nella rassegna in laguna ha snobbato il film che qualche mese dopo ha sbancato gli Oscar? Un po' di imbarazzo deve averlo avuto, suvvia...

Il resto è la solita solfa: pianti e rossori, tristi bigliettini, ciao mamma, ciao papà, l'America è bella, l'America è grande. Sono la mecca dei sogni ma vanno là tutti e gli fanno il culo a strisce: negli ultimi 5 anni il solo cineasta americano che ha vinto è Ben Affleck. Fa riflettere.
Che non gli venga in mente poi ti tirar su di nuovo il muro col Messico che dopo Cuaron e Inarritu mancano ancora il più bravo (Del Toro) e il più pazzo (Rodriguez). In genere fanno film che mal si sposano con le statuette ma si sa mai che ci prendan gusto. Academy avvisata con Sean Penn che in effetti era perplesso.

Momento top: mezza platea con l'Oscar fatto di LEGO in mano, l'unico che avranno :ghgh
Momento flop: Oprah che ansima in preda all'emozione... de che? con inevitabile bradisismo pettorale
Momento flop parte 2: Jack Nicholson ci aveva abituato a stare in prima fila con gli occhiali da sole e passi, ma il chewing gum di Michael Keaton è un nuovo elemento di bon ton
Momento Piero Angela: ma cosa diamine ha Nicole Kidman alle mani che quando applaude sembra Edward Mani di Forbice? batte i polsi!! :shock

All'anno prossimo! (con gli Oscar, io spero di tornare prima :tong2)


:bai:fleurs