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Visualizza versione completa : Al tramonto della vita



Armandillo
10-02-12, 19: 43
Vita = "nella concezione e nel linguaggio comune, s’intende in generale per vita lo spazio temporale compreso tra la nascita e la morte di un individuo."

Beh, detto e visto così, il significato di "vita" appare asciutto e povero necessariamente come deve essere una spiegazione da vocabolario ma nella realta' il complesso di situazioni e accadimenti e il ruolo che l'essere manifesta ne fanno un termine ricco e variegato.

Ne parlo per alcune riflessioni che m'e' capitato di fare durante e dopo una visita ad un centro anziani.

Fin da subito m'e' tornata in mente la recente vicenda di Lucio Magri (http://www.repubblica.it/politica/2011/11/29/news/magri_suicidio_assistito-25763126/) in tutta la sua "prepotenza".

Prepotenza, si....ho scelto questo aggettivo perche' ben si addice all'atteggiamento tenuto nell'occasione dal politico italiano che ho tentato di capire e che alla fine mi ha visto solidale.

In quella casa di riposo ho visto la "non vita".
Indipendentemente dal come la si pensi dal punto di vista religioso appare chiaro che in quegli occhi spenti e in quegli sguardi persi il barlume di vita assume un significato ignoto, quasi irriconoscibile.
Forse anche di piu'.....penso che ad un certo punto non ci si renda conto di respirare, di mangiare, neppure di soffrire !
La consapevolezza del proprio stato fisico e mentale resta ad appannaggio di chi opera sostegno, di chi rimane accanto per ottemperare a quei bisogni di cui non si ha coscienza.

Ma che vita e' ?
Me lo sono chiesto mille volte e mille volte vedendo quei poveri fantasmi occupare solo uno spazio mi son reso conto che quella vita che osserviamo non e' piu' tale.
Non lo e' poiche' s'e' perduta la ragione e con essa tutto il resto.

Lucio Magri ha fatto una scelta conscia e lucida e se vogliamo coraggiosa.

Vivere, o meglio vegetare, oppure essere consapevoli del proprio declino ?
Forse, mille forse, affrontare l'ultimo passo lasciando fino alla fine una propria impronta impedendo che siano altri a decidere, impedendo che altri soffrano per noi nel ricordo di come si era.

So che questo argomento sconfina facilmente nell'eutanasia e in tutto cio' che essa coinvolge ma quel contatto diretto ha messo in moto dentro di me pensieri ineludibili e che desideravo esporre con parole quasi fosse uno sfogo...ne avevo bisogno.

Se qualcuno di voi vuole commentare, ma non e' necessario, sarei contento di parlarne.

Ciao

almenolinno
11-02-12, 04: 35
Arman, io lavoro in un " centro malessere " se mi passi la battuta e posso dire di conoscere perfettamente la sensazione alla quale ti riferisci, la vedo ogni giorno negli occhi degli uomini e delle donne che sono chiamato a seguire.

Ho capito ed apprezzato l'ultimo insegnamento che ci ha lasciato Lucio Magri che ha preferito morire fichè era un'uomo e non una povera cosa insensibile a tutto e a tutti in un letto d'ospedale.

Ognuno di noi dovrebbe avere la possibilità di scegliere come terminare la propria vita.

Solo a chi è lasciata la libertà di scegliere come morire si può dire un'uomo libero.

Ciao

janet
11-02-12, 14: 50
Come detto già in linea teorica posso essere d'accordo ma credo che con ospedali psichiatrici e servizi sempre più assenti e depressione economica e psicologica ci sarebbero forse sempre più persone che vogliono terminare la loro vita ed invece magari per molti all'orizzonte ci potrebbe essere una cura in arrivo ed una speranza. Difficile discorso, anche perchè sono ottimista e pro-vita anche se oggi la violenta nevicata fa vedere un pò tutto triste.

Armandillo
11-02-12, 15: 05
Come detto già in linea teorica posso essere d'accordo ma credo che con ospedali psichiatrici e servizi sempre più assenti e depressione economica e psicologica ci sarebbero forse sempre più persone che vogliono terminare la loro vita ed invece magari per molti all'orizzonte ci potrebbe essere una cura in arrivo ed una speranza. Difficile discorso, anche perchè sono ottimista e pro-vita anche se oggi la violenta nevicata fa vedere un pò tutto triste.

La speranza, purtroppo, lì non e' di casa.
Quando non riesci a fare nemmeno l'indispensabile e dipendi al 100% dagli altri e quando di tutto questo non hai la piu' pallida idea perche' il tuo cervello non funziona e stai lì seduto su una carrozzina fissando chissa' che cosa e quando ti vengono a trovare solo per dovere visto che non parli, non intendi, esprimi il nulla....quando sei così, come puoi sperare ?

Se poi sei ancora lucido per comprendere che "quello" potrebbe essere il tuo tramonto, non vorresti farla finita con dignita' ?

Ecco....questo in sintesi il ragionamento che, portato all'estremo, mi fa propendere per la liberta' assoluta di decidere come, quando e dove terminare la propria esistenza senza possibili interferenze, senza leggi ma soprattutto senza che per forza si debba essere in fin di vita...libero arbitrio nella concezione classica.

Ciao

janet
12-02-12, 11: 18
Se il tuo cervello non funziona, la decisione di staccare la spina deve per forza dipendere da altri e questo non è affatto libero arbitrio, quindi chi ci dice che un parente si vuole liberare di un peso inutile ? Come detto è un discorso difficile e bisognerebbe vedere caso per caso.

Armandillo
12-02-12, 11: 35
Se il tuo cervello non funziona, la decisione di staccare la spina deve per forza dipendere da altri e questo non è affatto libero arbitrio

...ma se vi fosse la possibilita' di deciderlo a priori la questione non si porrebbe


...quindi chi ci dice che un parente si vuole liberare di un peso inutile ? Come detto è un discorso difficile e bisognerebbe vedere caso per caso.

Giusto e comunque proprio per non mettere nessuno nelle condizioni di prendere una scelta così delicata credo che ognuno dovrebbe avere la possibilita' di farlo come il caso Magri dimostra.

Ciao

Lo Zio T
21-02-12, 00: 03
Prima di arrivare ad un gesto estremo credo che bisognerebbe provare a curarsi. Molte volte la depressione è frutto di un determinato contesto, di un trauma non superato. E con il sostegno di parenti, amici o di strutture specializzate puoi comprendere a 360° cosa rappresenterebbe un gesto così estremo, che a mio modo di vedere non bisognerebbe mai avere la forza di fare.

Però, ecco, è molto difficile prendere una posizione, perchè non c'è davvero una risposta definitiva in grado di generalizzare il tutto, come diceva giustamente Janet, credo. Ok, lecito aiutare uno che vuole farla finita, però il confine tra depressione ed egoismo è molto sottile. Bisogna tenere in conto anche i sentimenti dei parenti stretti. Di sicuro non sono scelte da prendere in maniera istintiva, per il resto bisogna vedere caso per caso e far comunque di tutto per evitare la morte.

Armandillo
21-02-12, 14: 54
Ok, lecito aiutare uno che vuole farla finita, però il confine tra depressione ed egoismo è molto sottile. Bisogna tenere in conto anche i sentimenti dei parenti stretti. Di sicuro non sono scelte da prendere in maniera istintiva, per il resto bisogna vedere caso per caso e far comunque di tutto per evitare la morte.

Naturalmente rispetto la tua opinione ma qualcosa la vorrei dire.


Ok, lecito aiutare uno che vuole farla finita

lecito non lo e', almeno in Italia, e ne conosciamo i motivi che sono quasi sempre tutt'altro che legati all'etica professionale


però il confine tra depressione ed egoismo è molto sottile

qui credo che non c'entrino perche' si tratta della stessa dignita' di vivere e quando questo sostantivo perde il suo significato piu' profondo al punto che si parla di "non vita" o di vegetare o comunque lo si chiami penso che il diritto di scegliere sia sacrosanto


Bisogna tenere in conto anche i sentimenti dei parenti stretti

in teoria si, in pratica no.
Se quei parenti stretti amano veramente la persona in questione non avranno problemi a rispettarne il volere


....e far comunque di tutto per evitare la morte

qui ci sarebbe da discutere....evitare la morte per vivere come o, peggio, per "non vivere" come ?

Paralizzati ? In coma ? Vegetali ?

Mi chiedo...ma quanto si deve soffrire oltre il lecito e quanto debbano soffrire le persone che ci circondano ?

Se la malattia umilia l'essere con tutta la sua forza non lasciandogli spazi, non concedendogli speranza, non permettendogli progetti....allora a che pro vivere se l'essenza della vita e' tutto quello e molto piu' ?

I casi Englaro, Welby, Magri sono giunti a noi tramite i media ma per ognuno di loro sono centinaia le situazioni simili che affrontano il quotidiano nel silenzio e nella solitudine senza che possano avere un filo di speranza per la soluzione finale.

Ecco, io vorrei che a queste ed altre persone sia data la possibilita' di scegliere e, perche' no, che venga data anche a noi, ora, per il futuro lasciando testimonianza finche' la lucidita' ce lo consente.

Ciao

Eres
05-05-12, 17: 40
Massimo rispetto e ammirazione per Lucio Magri. Noi tutti dovremmo seguire il suo esempio di fronte all'ineluttabile.
L'accanimento terapeutico è qualcosa di abnorme che andrebbe perseguito. Ci sono dei limiti invalicabili, oltre i quali si passa dall'altruismo/affetto al sadismo.
Però da parte della medicina moderna, secondo me dietro l'accanimento terapeutico c'è piuttosto sperimentazione di macchinari e farmaci, quindi tutt'altro scopo.