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Visualizza versione completa : Spot-parodia delle ragazze di Ostia "'n calippo e 'na bira"



vane
27-10-10, 19: 05
Io odio lo stupido stereotipo, o meglio l'equazione parlare dialetto=essere ignorante, perché il dialetto è cultura ed è anche importante continuare a parlarlo in occasioni informali (almeno chi può...noi romani l'abbiamo perso), purché non si sostituisca all'italiano sempre e comunque.

Ciò detto, chi ricorderà, o meglio avrà visto, il video italiano più cliccato su youtube la scorsa estate -le ragazze di Ostia (http://www.youtube.com/watch?v=sJiEbXTQqos)-, si divertirà come me a vedere queste simpatiche parodie dello spot Treccani.


Coatte ad Ostia
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Un menù teribbbile!
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Ragazze ad Ostia, la cartolina d'ammmore
kDaLbk8fQvg

la a de "a bira":lol:

ps: sarebbe bello farli con tutti i dialetti d'Italia, ammesso che siano comprensibili a tutti (cosa di cui dubito).

MarcoStraf
27-10-10, 19: 49
Io odio lo stupido stereotipo, o meglio l'equazione parlare dialetto=essere ignorante, perché il dialetto è cultura ed è anche importante continuare a parlarlo in occasioni informali (almeno chi può...noi romani l'abbiamo perso), purché non si sostituisca all'italiano sempre e comunque ....
Condivido in pieno.
Parlare in dialetto e' sinonimo di ignoranza solo se si parla solo il dialetto. Ma se si parla anche italiano (non parliamo poi di altre lingue), e' segno di educazione.
Rimpiango molto il fatto che quando ero piccolo mia madre, conforme a quello stereotipo, non voleva che io parlassi in dialetto, con la conseguenza che adesso anche se lo capisco, a fatica, non lo so affatto parlare, ma non biasimo mia madre che prese la decisione in buona fede.

Ad ogni modo, un grazie a vane per avermi introdotto a queste "curiosita'" italiane :) che guardero' stasera a casa

vane
27-10-10, 20: 02
Condivido in pieno.
Parlare in dialetto e' sinonimo di ignoranza solo se si parla solo il dialetto. Ma se si parla anche italiano (non parliamo poi di altre lingue), e' segno di educazione.
Rimpiango molto il fatto che quando ero piccolo mia madre, conforme a quello stereotipo, non voleva che io parlassi in dialetto, con la conseguenza che adesso anche se lo capisco, a fatica, non lo so affatto parlare, ma non biasimo mia madre che prese la decisione in buona fede.
Mia madre ha fatto lo stesso quindi io capisco il dialetto abruzzese (lo parlava e lo parla con mio padre e i miei nonni) ma non lo parlo. Però non me ne dispiaccio perché non lo sento parte della mia cultura (io sono romana) e poi a scuola (anche alle medie) metà classe parlava solo romanesco e alcuni avevano difficoltà a coniugare i verbi in italiano, a me non è mai successo anche perché in casa parlavo italiano. Infatti il romanesco l'ho imparato a scuola. Penso che un'ora di scrittura/conversazione in dialetto e cultura locale dovrebbe esserci in ogni scuola al posto dell'ora di religione che, specie nei licei, non serve a nulla.


Ad ogni modo, un grazie a vane per avermi introdotto a queste "curiosita'" italiane :) che guardero' stasera a casa

E di che :lol:

Armandillo
27-10-10, 22: 20
Penso che un'ora di scrittura/conversazione in dialetto e cultura locale dovrebbe esserci in ogni scuola

Concordo senza dubbio :sisi
Ti diro' di piu'....credo che studiare il nostro passato (inteso come territorio) aiuti poi nel presente.
Penso che renda di piu' un'ora di storia delle abitudini, degli usi e delle tradizioni dei romani (nel nostro caso ovviamente) che ore e ore di nozionismi pedanti che non riescono a catturare l'attenzione degli studenti.

Io sono affascinato dai dialetti e avrei voluto saperne di piu'.
Ho avuto la fortuna di fare il militare e sono rimasto colpito dalla bellezza di parlate così diverse dalla mia accompagnate poi anche dalla mimica facciale e gestuale veramente interessante !

Una buona lettura di testi dialettali, come Trilussa o il Belli per me, altri autori per altri, porterebbe un contributo anche dal punto di vista grammaticale e lessicale :sisi aiutando poi nel parlare correttamente l'italiano.

Una volta in tv, ricordo, trasmettevano puntualmente commedie di diverse regioni (rammento quelle napoletane di Eduardo, quelle genovesi di Govi o venete di Goldoni) ed anche se facevo un po' fatica a comprendere tutto, gestualita' e schemi facciali mi aiutavano a capire il senso di quello che dicevano.
:triste purtroppo si e' perso questo uso ed e' un vero peccato

:bai

MarcoStraf
27-10-10, 23: 30
Su questo argomento, devo dire che non concordo con voi.

La scuola deve seguire un certo "standard" comune all'interno di uno stato, e insegnare il dialetto pone non pochi problemi, partendo dall punto di "quale dialetto" insegnare, poiche' a volte il dialetto non e' proprio di una regione, ma addirittura di una provincia, a volte lo stesso dialetto e' comune a piu' regioni. La scuola "pubblica" deve assicurare la stessa istruzione a tutti, non essere differenziata da regione a regione (e per regione intendo sia politica che geografica). Senza contare che la gente ormai si sposta molto di piu' di quanto lo facesse in passato, e' giusto insegnare il piemontese a un bambino arrivato fresco fresco dalla Sicilia? Non sarebbe piu' giusto che il bambino invece possa usare il "proprio" dialetto?

Secondo me la scuola non dovrebbe "forzare" la gente a usare il dialetto, ma piuttosto dovrebbe semplicemente incoraggiarlo, ossia non proibirlo. Sia insegnanti che studenti dovrebbero continuare a usare la lingua italiana corrente durante le ore "ufficiali" di lezione, ma durante gli intervalli ognuno dovrebbe essere libero di usare la lingua di propria scelta (sempre che si sia capiti)

Tenete anche presente che il dialetto piu' che impararlo a scuola lo si impara a casa o per strada. Certi ragazzi parlano indifferente piu' di una lingua (o un dialetto), nel caso i genitori parlano una lingua (o un dialetto) che non sia la stessa della regione (o stato) in cui si vive. Molto piu' importante, a partire dalla elementari, sarebbe invece insegnare una lingua straniera.

PS a riguardo invece dell'ora di religione, secondo me non solo non serve a nulla, ma e' anche anti- costituzionale: la religione non dovrebbe avere nulla a che fare con l'istruzione pubblica. Ma questo e' un altro discorso.

vane
28-10-10, 00: 11
Marco non sono d'accordo perché se è verissimo che il dialetto cambia di città in città è vero che qualunque maestra può prendere un libro sulla storia di quella zona o al limite della regione e far capire ai bambini che è importante anche conoscere ed apprezzare la storia della propria città/zona. Se ci sono bambini stranieri o bambini provenienti da altre regioni è meglio, imparando il dialetto locale si sentiranno più vicini agli altri bambini e potrà essere un'occasione di scambio culturale.

Ti faccio l'esempio del quartiere romano della Garbatella che un po' conosco. Quando ero piccola alcuni amichetti quasi si vergognavano a dire di provenire da lì perché sono tutte case popolari (anche se in realtà sono gioielli deturpati dal tempo, sono piccoli villini con giardini interni, terrazze...adesso non le fanno più così le case, fanno solo mostri di bruttezza). Quando però alle medie la professoressa ci fece incontrare un'ebrea sopravvissuta ai campi di concentramento che viveva lì e ci fece studiare la storia del quartiere (fu costruito durante il fascismo) ne erano orgogliosi e quasi si vantavano perché sentivano di appartenere a quel quartiere, non gli importava più di non vivere in quartieri di persone non-povere (non dico ricchi...però una via di mezzo). Adesso il quartiere è diventato rione e ci girano anche una nota serie televisiva il che inorgoglisce ancora di più gli abitanti.

Se la scuola facesse capire l'importanza della storia della propria città e della cultura locale le persone sarebbero più ricche e non si sentirebbero inferiori a parlare dialetto e anzi capirebbero l'importanza di conservarlo. Chiaro che non tutte le regioni d'Italia hanno una letteratura dialettale recente (cioè comprensibile senza la necessità di dover tradurre ogni parola) che può aiutare la diffusione e la comprensione del dialetto locale, però intanto si stimola lo studio della propria cultura...poi magari verrà il resto.

I commenti al video delle due coatte, come quelli agli spot della Treccani, sono ingenerosi. Da un lato ci sono quelli che insultano dicendo che quelle ragazze sono ignoranti e che la Treccani si è abbassata a tanto pur di fare pubblicità, dall'altro ci sono romani che non parlano sempre il dialetto che sentono il bisogno di "difendersi", di dire che "non siamo tutti così". E' sbagliato e se la scuola insegnasse che parlare il dialetto e conoscere la propria storia è importante ci sarebbero meno commenti offensivi. Al massimo ci sarebbe il solito, stupido, campanilismo "il mio dialetto è meglio del tuo, Napoli è la città più bella del mondo, noi siamo i migliori...gnè gnè gnè".

Poi eventualmente l'ora di cultura locale potrebbe servire anche a capire la storia dei vari dialetti d'Italia e gli imbecilli che amano chiamare terroni gli abitanti del centro-sud potrebbero capire che in tv in molte serie si parla romanesco perché a differenza di altri dialetti è comprensibile a tutti e che se sono maggiormente diffuse le canzoni napoletane invece di quelle milanesi un motivo c'è. Senza dover esser razzisti basterebbe riconoscere il valore culturale dei dialetti e delle canzoni locali.

Chiaramente concordo sulla necessità di insegnare la seconda lingua a partire dalle elementari, ma io partirei dall'asilo e la insegnerei seriamente, non come fanno adesso. Io dalla 3a alla 5a elementare ho studiato francese ma ricordo poche parole, è come se non lo avessi studiato. Anche alle medie per l'inglese è stato lo stesso e solo al liceo, grazie ad una professoressa preparata e alla possibilità di guardare la tv/film in inglese, l'ho studiato bene. Non potrei dare l'esame che mi accrediterebbe l'insegnamento della lingua (magari, ho ancora tanto da studiare), però ho un buon vocabolario e una buona comprensione della lingua. Ma qui non fanno altro che togliere i finanziamenti alla scuola (se non ho capito male vorrebbe abbassare la scuola dell'obbligo a 15 anni), non c'è la voglia di formare studenti più preparati al mondo del lavoro.

Sull'ora di religione la mia unica soddisfazione è checché ne dica la Chiesa nessuno se la fila a scuola, è utilizzata per ripassare fumare in bagno, giocare col cellulare e in molti casi chi ha compiuto 18 anni esce prima da scuola. Io a partire dal secondo anno di liceo non ho fatto religione e l'ho sempre passata a chiacchierare con i miei compagni nei bagni o nel giardino scolastico.

Andy86
28-10-10, 14: 24
ammesso che siano comprensibili a tutti (cosa di cui dubito).Quest'chì le al prublema de fa i rup in dialet, i a capisen dumà quei del su sit. Se mi sun d'un alter sit al capisi no al dialet del tu sit.

Dei videu che te miss de sura u capì duma un cicinin, pusè per interpretasiun, in quel del cuulegament u dumà legiù.

Al mè dialet saria al milanes (magari nanca propri de milan-milan), perù gu ancha una nona dela puja, ma quand che lè parla in dialet fit-fit (al su) capìsi nient (una quei parula a la fin lu imparada, ma dumà una quei d'una).

Questo è il problema di fare le cose in dialetto, lo capisce solo chi è delle parti di quel dialetto. Io che sono di altre parti non capisco il dialetto che si parla dalle tue parti.

Dei video che hai messo ho capito soltanto un pochettino per interpretazione, di quello nel link ho solo letto.

Il mio dialetto sarebbe il Milanese (Magari non proprio di milano-milano), però ho una nonna pugliese, e quando parla in dialetto fitto-fitto (il suo) capisco niente (qualche parola alla fine lo imparata, ma solo qualcuna).

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Scherzi a parte :lol:, la mia lingua è l'italiano. Il dialetto milanese lo capisco fluentemente grazie a mia nonna (e nonno :thx R.I.P.) che con me lo hanno sempre parlato. :sisi
E quando dicevo: "cosa?" invece di tradurre, mi spiegavano cos'era.


purtroppo si e' perso questo uso ed e' un vero peccatoSu tv locali lombarde continuano tutt'ora a trasmettere spettacoli dei "legnanesi (http://www.collectiontricks.it/forum/Io%20odio%20lo%20stupido%20stereotipo,%20o%20megli o%20l%27equazione%20parlare%20dialetto=essere%20ig norante,%20perch%C3%83%C2%A9%20il%20dialetto%20%C3 %83%C2%A8%20cultura)".
Però penso che trasmettere cose in dialetto su tv nazionali abbia poco senso, perché poi finirebbe che le guarda solo chi le capisce e cultura ciao. :sisi



Io odio lo stupido stereotipo, o meglio l'equazione parlare dialetto=essere ignorante, perché il dialetto è cultura
:quot
Penso che tale equazione sia attribuile solo a chi parla dialetto al posto dell'italiano, perché magari l'italiano non lo ha studiato.

------------------

Di più non mi dilungo perché avete già detto tutto. :sisi

:bai

Rodolfo Tatana
28-10-10, 16: 59
Penso che un'ora di scrittura/conversazione in dialetto e cultura locale dovrebbe esserci in ogni scuola

è impossibile insegnare il dialetto, perchè molte volte non è codificato ufficialmente, non esistono grammatiche scritte e le poche esistenti non prendono in considerazione le variabili, ora non so come siete messi con il romano, ma se prendo come punto di riferimento il sardo (oltretutto considerata vera e propria lingua) posso assicurarti che sarebbe impossibile insegnare una grammatica, esiste un sardo diverso non solo per ogni provincia ma quasi per ogni paese, semplificando al limite posso dire con certezza che un cagliaritano non capira' una sola parola del sardo che si parla nel nuorese, io stesso inorridisco quando vedo persone che cercano di scrivere in sardo, esistono almeno 30 sardi diversi, con quale criterio queste persone decidono che un accento va su quella lettera, con quale mi eliminano una vocale o aggiungono una consonante? oltretutto è una lingua tanto complessa che forse non bastano le lettere dell'alfabeto italiano. Hanno tentato di scrivere il vocabolario della lingua sarda, ma io non ci trovo il mio dialetto, piuttosto una confusione di dialetti diversi combinati forzatamente in un unico vocabolario che non rispetta alcuna particolarita e in cui non puo' rispecchiarsi nessuno, solo il solito misto di latino catalanizzato

a me piace tantissimo parlare in sardo, sia a casa che con gli amici, sia con i signori di una certa eta', italiano e sardo sono due modi diversi per potersi esprimere, se conoscessi solo l'italiano non saprei esprimermi come vorrei verso certe persone o in talune occasioni, lo stesso concetto espresso in sardo rende molto piu l'idea rispetto allo stesso concetto in italiano, concetti che non sono traducubili alla lettera e quindi necessitano di un certo tono vocale che ti regala soltanto il dialetto

la variabilita' della terra e degli abitanti fa si che oggigiorno sia impossibile insegnare un dialetto che sia valido per tutta una regione, considerando figli di immigrati, stranieri o di altre regioni, variabilita' che riguardano gli stessi paesi, penso che sia davvero una forzatura tentare a scuola l'insegnamento di un dialetto che valga per tutti. Purtroppo mi rendo conto che si sta perdendo l'uso del dialetto, a parte le parolacce che sono le prime che si imparano i ragazzini tra loro non lo parlano, li perdonerei se sapessero almeno parlare in italiano.

sono commuoventi i tentativi che fanno certe tv regionali per divulgare il dialetto, tg in dialetto, commedie teatrali in dialetto, racconti, io la trovo una forzatura fine a se stessa, lo stesso considererei una lezione di dialetto a scuola, suvvia siamo seri, ormai il dialetto lo parli a casa tua forse, le lingue da far studiare a scuola dovrebbero essere italiano e inglese (e magari anche il cinese)


PS a riguardo invece dell'ora di religione, secondo me non solo non serve a nulla, ma e' anche anti- costituzionale: la religione non dovrebbe avere nulla a che fare con l'istruzione pubblica. Ma questo e' un altro discorso.

dipende da come la si considera, se ora di catechismo oppure ora di cultura religiosa (cristianesimo, islam, buddismo..)

vane
28-10-10, 17: 25
Rodolfo se alcuni dialetti non si possono scrivere si possono comunque parlare e si può sempre studiare la storia locale. L'importante è parlarne facendone capire l'importanza e l'uso. Il dialetto ci sarà sempre e si evolverà sempre, però se si sporca con l'italiano (o peggio con l'inglese...i vari "killato", "uploadato", "downloadato" fioccano...) si impoverisce.

:bai

Andy86
28-10-10, 17: 34
i vari "killato", "uploadato", "downloadato" fioccano...Che c'entrano col dialetto? Termini del genere sporcano prima l'italiano, poi al massimo il dialetto si sporca con l'italiano già sporco. :sisi

In ogni caso la diffusione di certi termini non dipende più solo da come parla (o cerca di parlare) la gente; un classico esempio è il "taggare" dei social-network, dall'inglese "to tag". :triste

:bai

vane
28-10-10, 17: 39
Andy li ho sentiti declinati anche in dialetto (non solo in romanesco, che comunque è uguale all'italiano), per non parlare di chi proprio scrive "aplodato" e poi lo declina nel dialetto. Esiste caricare/scaricare in italiano come in dialetto? Che si usino quei termini.

:bai

Rodolfo Tatana
28-10-10, 17: 41
si possono comunque parlare e si può sempre studiare la storia locale.

assolutamente daccordo con te vanuccia, quanto mi sarebbe piaciuto studiare storia della sardegna, dagli etruschi ai cartaginesi, romani e vandali, spagnoli genovesi e pisani, eleonora d'arborea che ha stilato la prima carta costituente della storia, una donna con due attributi cosi, chi ha costruito i nuraghi, chi le domus de janas (case delle fate)..vivo in un'isola che non so da dove viene, la sardegna a scuola viene citata solo per essere stata parte del regno di sardegna dei savoia, questo discorso mi è molto caro, piu che dialetto insegnerei a scuola storia del proprio territorio, poi si puo' fare anche dialetto pero' deve essere un discorso organico ben organizzato, non una farsa, penso che "storia delle proprie origini" sia la materia piu bella che possa esistere

Andy86
28-10-10, 18: 02
non solo in romanesco, che comunque è uguale all'italiano

:m: Io pensavo che fosse il milanese uguale all'italiano... :lol:

Ovviamente parlo al passato perché ora mi rendo perfettamente conto che non è così; ma forse tu, col tuo dialetto, no... :boh

Ma tu forse puoi essere giustificata dal fatto che molti film italiani, probabilmente perché cinecittà è a roma, sono parlati in romano... (alcune volte non riesco proprio a capire ciò che dicono) :triste

:bai

vane
28-10-10, 18: 08
Andy il romanesco odierno è composto di poche regole: abbreviazioni, contrazioni e uso delle doppie, stop. Non abbiamo più nostri termini per definire gli oggetti di uso comune come le azioni, ce ne sono rimasti pochissimi. Di fatto non esiste un "romanesco stretto", il mio dialetto è l'italiano contaminato dal romanesco. Se si usano troppe abbreviazioni può essere difficile comprendere il senso della frase ma capisci sempre di cosa si sta parlando, lo stesso non avviene con gli altri dialetti. :bai

Rodolfo Tatana
28-10-10, 18: 12
Ma tu forse puoi essere giustificata dal fatto che molti film italiani, probabilmente perché cinecittà è a roma, sono parlati in romano... (alcune volte non riesco proprio a capire ciò che dicono)


hahahah non è per il fatto di essere prodotti a roma o chissa dove, semplicemente lor signori che gestiscono la televisione immaginano che tutti conoscano dialetto romano, napoletano e toscano, o che tutti siamo amalgamati e standardizzati su quegli accenti e modi di dire, io ad esempio odio i comici che provano a farci ridere in prima serata parlando in toscano o napoletano, cosi' come odio i film girati in questo modo, piccolo esempio, gente come panariello e ceccherini li rimanderei in prima elementare perchè parlano lingue che io non conosco, lo facciano in casa loro, è come se io mi proponessi come grande comico a livello nazionale e sparassi scemenze in dialetto campidanese, mi capirebbero giusto in casa mia, non capisco allora perchè in sardegna debbamno proporci comici che sparano scemenze in toscano, ma ste battute falle a casa tua che io non le capisco, ho provato a vedere gomorra qualche tempo fa, beh sto film lo facciano vedere a chi capisce quella lingua, a me datemi i sottotitoli, ho spento dopo 5 minuti, non capivo una sola parola, fatelo vedere in campania e basta gli altri non vi capiscono

Andy86
28-10-10, 18: 45
lo stesso non avviene con gli altri dialetti.Ma che strano... Avrei dato la stessa descrizione del milanese...

E non dirmi che voi non avete qualche parola diversa, perché come noi abbiamo 'frasca' (foglia), voi avete ciuccio (come i pugliesi). :sisi

deathwish
30-10-10, 09: 34
Esiste caricare/scaricare in italiano come in dialetto? Che si usino quei termini.

... e dire che, negli anni, ci si è sempre lamentati dei francesi e del loro approcio alle lingue straniere... :)

janet
01-11-10, 14: 03
io credo che sia già estremamente difficile riuscire ad insegnare il lessico per ogni materia, ad esempio il pool genetico invece che pool genico, oppure i composti azotati invece di nitriti e nitrati, se ci mettiamo anche l'insegnamento del dialetto, abbiamo chiuso calcolando le classi sempre più numerose e le ore diminuite ad esempio ai tecnici, siamo cittadini del mondo ed usiamo una lingua pochissimo usata nel resto del mondo, vogliamo chiuderci ancora di più ? Oltretutto, chi come me conosce più lingue è portata a parlare male in italiano, perchè è una lingua difficile e mentalmente il cervello ricorre a soluzioni più facili, ci mancherebbe altro che dovessi magare insegnare in dialetto.

oltretutto la riforma ultima delle scuole superiori, prevede, quando si arriverà all'ultimo anno che le materie d'indirizzo vengano svolte per la maggior parte in inglese, si spera quindi nel reclutamento dei futuri insegnanti ci sia come obbligo la conoscenza anche dell'inglese, per non essere tagliati fuori, soprattutto nelle materie tecniche, dai mercati internazionali

Oltretutto da me c'è un insegnante di francese rumena ed uno di matematica africano, che si sono trasferiti, hanno preso la cittadinanza, laureati, vinto il concorso, ecc, me li immagino magari ad insegnare dialetto, però

Armandillo
01-11-10, 18: 12
Trovo corretto il tuo approccio Janet, anzi e' assolutamente realistico, ma inevitabilmente mi domando se il destino delle nostre e altrui tradizioni, dialetto compreso, sia destinato al dimenticatoio o se ne rimarra' traccia esclusivamente nei racconti degli anziani...un po' come gli usi delle tribu' di pellirossa che si tramandano da generazioni tramite i racconti !

Il futuro richiedera' questo sacrificio ?
Si vivra' solo dell'attuale sempre piu' ?

E' ben triste constatare che la china sia questa, senza possibilita' di mantenere un patrimonio di conoscenze da cui estrapolare le esperienze positive ed imparare a capirne le negative.

Ciao